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Sea-Watch, Piantedosi fa muro: “Ci opporremo al risarcimento”

(lapresse)

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Il ministro annuncia ricorso contro la sentenza che obbliga il Viminale a pagare i danni per il fermo della nave
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ROMA – Oltre lo scontro mediatico, la battaglia delle carte bollate. Il governo impugnerà la sentenza del tribunale di Palermo che impone allo Stato un risarcimento di 76mila euro a favore della ong Sea-Watch. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi lo annuncia senza troppo clamore mentre inaugura un nuovo ufficio territoriale della Polmetro alla stazione Termini di Roma. E tenta una lettura non conflittuale: «Abbiamo praticato il confronto con questo tipo di sentenze impugnandole, quindi valorizzando il sistema giudiziario». Una valorizzazione del sistema giudiziario. E poi del resto, «quello che voi chiamate blocco navale – aggiunge – è un’ipotesi normativa che adesso farà il suo giro nelle aule parlamentari». Il riferimento è a una delle norme in materia di immigrazione contenute nell’ultimo pacchetto Sicurezza: su decisione del Consiglio dei ministri potrà essere interdetto l’accesso alle acque territoriali alle navi che costituiscano una minaccia per la sicurezza nazionale. Il…

ROMA – Oltre lo scontro mediatico, la battaglia delle carte bollate. Il governo impugnerà la sentenza del tribunale di Palermo che impone allo Stato un risarcimento di 76mila euro a favore della ong Sea-Watch. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi lo annuncia senza troppo clamore mentre inaugura un nuovo ufficio territoriale della Polmetro alla stazione Termini di Roma. E tenta una lettura non conflittuale: «Abbiamo praticato il confronto con questo tipo di sentenze impugnandole, quindi valorizzando il sistema giudiziario». Una valorizzazione del sistema giudiziario. E poi del resto, «quello che voi chiamate blocco navale – aggiunge – è un’ipotesi normativa che adesso farà il suo giro nelle aule parlamentari». Il riferimento è a una delle norme in materia di immigrazione contenute nell’ultimo pacchetto Sicurezza: su decisione del Consiglio dei ministri potrà essere interdetto l’accesso alle acque territoriali alle navi che costituiscano una minaccia per la sicurezza nazionale. Il ritorno della politica dei porti chiusi. Mentre i giudici palermitani sanzionano i cinque mesi di sequestro imposti alla Sea Watch sei anni fa.

Sui social si moltiplicano le card della destra che citano il caso (e la premier: «Decisioni assurde») per arruolare gli elettori nel fronte del sì. Eppure il ministro degli Esteri Antonio Tajani, dal congresso della Cdu a Stoccarda, nega che l’antica vicenda su Carola Rackete sia diventata funzionale al muro contro muro del referendum: «Il diritto è il diritto, quando è possibile impugnare una decisione, si può fare, non significa alzare i toni». Per il leader della Lega Matteo Salvini, poi, la sentenza relativa ai fatti del 2019 è l’occasione per esercitare la periodica nostalgia verso il Viminale: «Se tornerò ministro dell’Interno, con me Rackete non avrebbe vita facile» (ma Piantedosi è «in gambissima», precisa). L’ossessione per l’attivista tedesca, bersaglio prediletto della Lega da anni. E infatti rincara il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon: «Questa persona in qualche modo è arrivata, ha speronato persone, ha messo a rischio chi fa il proprio lavoro quotidiano, pensare che prenda anche un rimborso mi fa pensare a una sentenza politica».

Solo l’ultima in ordine di tempo a dare ragione all’allora comandante della Sea watch. Rackete forzò il blocco previsto dal decreto Sicurezza bis per portare a terra 40 richiedenti asilo. L’indagine che ne seguì fu presto archiviata. Ora il risarcimento per i cinque mesi di sequestro della nave. Subito assunto ad argomento a favore del sì il 22 e 23 marzo dal centrodestra. «Una strategia chiara in vista del referendum», chiosa il co-leader di Avs Angelo Bonelli: «Delegittimare i magistrati e criminalizzare l’opposizione».

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