Le parole di Mattarella? «Segnalano una grande preoccupazione, dopo le parole inaccettabili del ministro della Giustizia». Da costituzionalista di rango, e già presidente della Consulta, Ugo De Siervo legge il “blitz” del capo dello Stato al Consiglio superiore della magistratura alla luce dell’escalation sferrata dal governo contro le toghe. Attacchi che rivelano, secondo lui, «la tensione di chi teme una maggiore consapevolezza dei cittadini, sulle argomentazioni contrarie a questa legge». Da mesi, il professore emerito non lesina critiche alla riforma Nordio-Meloni, anche in incontri pubblici. All’Istituto Sturzo, qualche settimana fa, con i professori Agostino Giovagnoli, Giovanni Bachelet, Giovanni Tarli Barbieri e Renato Balduzzi, nel ricostruire il contributo dei cattolici «nella felice invenzione costituzionale del Csm», De Siervo ha posto l’accento su rischi e lacerazioni: dal nodo del sorteggio secco, per la rappresentanza dei pm e dei giudici, come vulnus alla «democraticit…
Le parole di Mattarella? «Segnalano una grande preoccupazione, dopo le parole inaccettabili del ministro della Giustizia». Da costituzionalista di rango, e già presidente della Consulta, Ugo De Siervo legge il “blitz” del capo dello Stato al Consiglio superiore della magistratura alla luce dell’escalation sferrata dal governo contro le toghe. Attacchi che rivelano, secondo lui, «la tensione di chi teme una maggiore consapevolezza dei cittadini, sulle argomentazioni contrarie a questa legge». Da mesi, il professore emerito non lesina critiche alla riforma Nordio-Meloni, anche in incontri pubblici. All’Istituto Sturzo, qualche settimana fa, con i professori Agostino Giovagnoli, Giovanni Bachelet, Giovanni Tarli Barbieri e Renato Balduzzi, nel ricostruire il contributo dei cattolici «nella felice invenzione costituzionale del Csm», De Siervo ha posto l’accento su rischi e lacerazioni: dal nodo del sorteggio secco, per la rappresentanza dei pm e dei giudici, come vulnus alla «democraticità del sistema» fino alla «volontà», insita nella riforma, «di indebolire la magistratura nel suo complesso».
Presidente De Siervo, che cosa racconta quell’intervento del presidente Mattarella al Csm di mercoledì scorso, in un plenum ordinario? Il Paese è in un passaggio difficile?
«L’intervento del presidente della Repubblica lo si deve considerare assolutamente eccezionale. Dobbiamo immaginare che rappresenti la risposta assai preoccupata alle eccessive polemiche del ministro della Giustizia, in particolare contro l’attività e il ruolo del Consiglio superiore della magistratura».
Se passasse il sì al referendum, quel Csm non esisterebbe più, ma sarebbe diviso in due Consigli: uno per i pm e uno per i giudici, i cui membri togati sarebbero letteralmente estratti a sorte. È uno dei nodi?
«Ecco. In un periodo in cui ci si prepara ad un referendum confermativo di tale rilevanza, il ministro Nordio forse avrebbe dovuto cercare di chiarire il contenuto delle tanto discutibili modifiche alla nostra Costituzione, che devono essere giudicate».
Stiamo dicendo che Mattarella non poteva non inviare un messaggio forte di fronte a un ministro che equipara un organo come il Csm a un “sistema para- mafioso”?
«Un ministro non può proprio usare parole del genere...».
Anche se il Guardasigilli ricorda che sono state dette da un pm, in passato?
«Tantomeno può estrarre espressioni, appellarsi a vecchie polemiche per sparlare di un organo di rilevanza costituzionale, che funziona da decenni. E che peraltro ha conseguito notevoli risultati secondo il giudizio di molti osservatori».
Lei partecipa ad incontri e seminari. Pensa che il fuoco vivo delle ultime offensive sia dovuto alla scivolata di alcuni o che attesti una precisa strategia di fronte ai segnali di rimonta del no?
«Credo che il nervosismo che si sta manifestando in varie forme, si pensi anche alle continue polemiche da parte della presidente Meloni contro i più diversi magistrati, sia proprio una risposta alla presa di consapevolezza delle tante e diffuse reazioni contro la riforma costituzionale».
Un modo per distrarre dai fatti?
«Penso che con questa continua e pericolosa denigrazione dei giudici, si vorrebbe arrestare la reazione critica del corpo elettorale, anche sullo svuotamento del Consiglio superiore».
Lei ha scritto vari testi sui padri costituenti, indagando anche il travaglio politico e culturale del mondo cattolico che diede vita alla Carta. Come giudica gli strali arrivati da una parte della destra contro parrocchie o vescovi impegnati per il no?
«Bisognerebbe tornare a rivedersi gli atti della Costituente. Per il mondo cattolico è fondamentale garantire davvero l’autonomia dei magistrati, che deve essere conseguita anche tramite una rappresentanza adeguata delle toghe. Non a caso, la composizione del Csm, con la prevalenza dei magistrati, che da un terzo arrivarono ai due terzi, è proprio il frutto dell’accettazione, da parte della Costituente, di una proposta di Oscar Luigi Scalfaro - che all’epoca, pensi, aveva appena 28 anni - e di altri democristiani».
In uno dei suoi interventi pubblici, lei ha avanzato dubbi di costituzionalità, come altri eminenti giuristi. Perché? E cosa accadrebbe, se una volta passata la riforma, dovessero venire alla luce queste criticità?
«Mi limito a osservare questo. L’adozione della riforma costituzionale eliminerebbe la rappresentanza democratica dei magistrati nell’organo di autogoverno, a favore del mero sorteggio, riducendo quindi in modo notevole la stessa democraticità del sistema complessivo della nostra Repubblica. Ne deriverebbe una lesione dei principi fondamentali del nostro ordinamento».