ROMA – Procuratore Cesare Parodi, lei guida l’Anm in un passaggio cruciale della magistratura. E mancano 30 giorni esatti al referendum. Cosa accadrà in questo mese, ha timori?
«Purtroppo non ho timori, ho un’assoluta certezza. Verranno individuati i casi di vera o presunta mala giustizia, saranno utilizzati strumentalmente per denigrare l’immagine della magistratura e convincere le persone a votare sì».
A destra riconoscono ormai che le nuove norme non servono a risolvere i problemi, ma poi usano i singoli casi per alimentare la sfiducia nel sistema?
«È più che evidente che la riforma non ha nulla a che fare con questi casi, in nulla può incidere su processi farraginosi o eventuali errori. Lo ripeterò fino alla noia: questa legge non offre una soluzione che sia una ai mali della giustizia. Che meritavano altre risposte. E mi auguro che per il prossimo, intensissimo, mese non vi siano altri attacchi strumentali e personali, perché questo sarebbe veramente intollerabile».
ROMA – Procuratore Cesare Parodi, lei guida l’Anm in un passaggio cruciale della magistratura. E mancano 30 giorni esatti al referendum. Cosa accadrà in questo mese, ha timori?
«Purtroppo non ho timori, ho un’assoluta certezza. Verranno individuati i casi di vera o presunta mala giustizia, saranno utilizzati strumentalmente per denigrare l’immagine della magistratura e convincere le persone a votare sì».
A destra riconoscono ormai che le nuove norme non servono a risolvere i problemi, ma poi usano i singoli casi per alimentare la sfiducia nel sistema?
«È più che evidente che la riforma non ha nulla a che fare con questi casi, in nulla può incidere su processi farraginosi o eventuali errori. Lo ripeterò fino alla noia: questa legge non offre una soluzione che sia una ai mali della giustizia. Che meritavano altre risposte. E mi auguro che per il prossimo, intensissimo, mese non vi siano altri attacchi strumentali e personali, perché questo sarebbe veramente intollerabile».
Dopo l’escalation di Nordio sul Csm para-mafioso e lo stop di Mattarella, il sottosegretario Mantovano continua a dire che i toni più estremi vengono dall’Anm. Perché, secondo lei?
«Prendo atto dell’opinione del dottor Mantovano. Rilevo tuttavia che una serie di messaggi pubblici, da parte di maggioranza e governo, sono tenacemente diretti a gettare altro e profondo discreto sulla magistratura, anche a seguito dell’intervento del presidente Mattarella. Ma, soprattutto, ciò che colpisce è che questi strali sono totalmente svincolati dai temi della riforma. Mi domando, al di là della percezione del sottosegretario, come si pretende di informare i cittadini correttamente con tali modalità».
La senatrice leghista Matone prima tira le orecchie a Nordio, rivelando forti tensioni in maggioranza, sui timori del sorpasso del no. Poi gli concede: “Lui dice cose che pensiamo, ma non si possono dire”. Che effetto fa?
«Affermazioni che non stupiscono. Per paradosso dovremmo dire grazie al ministro: a suo modo è stato onesto nel dichiarare che vi è un obiettivo di controllare i magistrati, facendosi interprete di un sentimento comune. che qualcuno trova inopportuno che venga pubblicamente manifestato»
Lo stesso Nordio, riconoscendo d’aver alzato anche lui i toni, ora contesta: “Alcuni magistrati non hanno umiltà e buonsenso, leggano più Shakespeare e meno manuali”.
«Umiltà e buonsenso sono doti preziose, auspicabili in ogni settore della vita pubblica: ma per farne uso, occorre esservi formati, fin da piccoli. Dopodiché: chiedo sommessamente cosa c’entri questo con la riforma. Credo che più che una disquisizione sul livello di sobrietà, i cittadini meriterebbe un confronto sugli argomenti della riforma e sul rapporto costi/benefici per la comunità nazionale. Noi, invece, altro che slogan, continueremo su questa strada: spiegare, ragionare con i cittadini, rispondere a tutti i loro dubbi».
L’ultimo intervento video della premier prende di mira la sentenza di un giudice civile, a causa di una nave sequestrata, abbandonata e non restituita. Come si lega questo pressing della premier con la riforma della giustizia?
«Non è mia intenzione entrare in una polemica, ma proprio lì c’è il timore, e la dimostrazione del clima singolare in cui siamo immersi. La sentenza che è stata commentata in toni duri dalla premier, lanciando accuse su una “magistratura politicizzata”, non ha alcuna valenza politica, neppure in senso lato. Lì c’è solo l’affermazione di un principio generale sul risarcimento del danno, applicato cento volte al giorno, e totalmente svincolato anche dalla vicenda pregressa della nave, che invece è citata nel video, in riferimento alla signora Rackete. Mi chiedo: per i prossimi trenta giorni qualunque pronuncia sgradita al governo sarà usata nella propaganda del sì, per confondere le acque?».
Presidente Parodi, lei potrebbe essere indagato in seguito alla denuncia depositata in Procura a Roma dai radicali, contro i vostri manifesti della campagna per il no. Se a giudicarla fosse un magistrato del sì: si sentirebbe meno tutelato?
«Intanto le confesso: penso di essere già indagato, ma sono assolutamente sereno. Rispetto all’accusa di aver diffuso notizie false e tendenziose con quei manifesti, credo di poter portare degli ottimi argomenti: in particolare le dichiarazioni del ministro Nordio e di altri politici a sostegno del fatto che la nostra prospettazione sul controllo dei magistrati non è una menzogna costruita ad arte. E se fosse un collega sostenitore del sì a giudicarmi, non sarei per niente inquieto. A differenza di altri, io ho piena fiducia nei colleghi, a prescindere dalla posizione che possono aver assunto nei confronti della riforma».