Al telefono con il negoziatore europeo Maros Sefcovic, Antonio Tajani sparge prudenza sulle contromosse ai nuovi dazi di Donald Trump. Il ragionamento che il ministro degli Esteri riversa al commissario per il commercio suona più o meno così: è inutile e controproducente alzare i toni con il presidente degli Stati Uniti finché non sarà chiara la portata legale e politica della sentenza con cui la Corte Suprema statunitense ha dichiarato illegali le tariffe annunciate il 2 aprile.
Nel «lungo colloquio» per «concordare un’azione comune dell’Italia con la Commissione europea e i Paesi alleati» - come scrive su X - il titolare della Farnesina tira in ballo un’altra questione per sostanziare l’invito alla cautela. Riguarda la natura delle contromisure. Quindi una riflessione su quale sia quella giusta. I dubbi – eufemismo – riguardano lo strumento anti-coercizione invocato, tra gli altri, dal presidente francese Emmanuel Macron. È il cosiddetto bazooka, che dalle restrizioni mirate sugli i…
Al telefono con il negoziatore europeo Maros Sefcovic, Antonio Tajani sparge prudenza sulle contromosse ai nuovi dazi di Donald Trump. Il ragionamento che il ministro degli Esteri riversa al commissario per il commercio suona più o meno così: è inutile e controproducente alzare i toni con il presidente degli Stati Uniti finché non sarà chiara la portata legale e politica della sentenza con cui la Corte Suprema statunitense ha dichiarato illegali le tariffe annunciate il 2 aprile.
Nel «lungo colloquio» per «concordare un’azione comune dell’Italia con la Commissione europea e i Paesi alleati» - come scrive su X - il titolare della Farnesina tira in ballo un’altra questione per sostanziare l’invito alla cautela. Riguarda la natura delle contromisure. Quindi una riflessione su quale sia quella giusta. I dubbi – eufemismo – riguardano lo strumento anti-coercizione invocato, tra gli altri, dal presidente francese Emmanuel Macron. È il cosiddetto bazooka, che dalle restrizioni mirate sugli investimenti può arrivare a escludere le aziende americane dalle gare d’appalto pubbliche in Europa. Non è un’arma che piace al governo italiano. Al contrario – è il ragionamento di Tajani – la discussione a livello europeo deve focalizzarsi su iniziative mirate e che non producano reazioni da parte dell’amministrazione statunitense.
Guardando al metodo, il ministro italiano e il commissario Ue concordano sulla necessità di un’azione europea il più compatta possibile. Non a caso, al termine della telefonata, lo stesso Tajani scrive sui social che «l’unità fra europei è fondamentale». Lo ribadirà, insieme agli altri elementi della linea italiana anticipata a Sefcovic, ai colleghi del Consiglio Affari esteri in programma oggi a Bruxelles. Così come ai partner del G7 commercio, con cui si collegherà subito dopo in videoconferenza. Nel primo pomeriggio, sempre da remoto, il ministro presiederà la riunione della task force italiana sui dazi.
Al tavolo siederanno i rappresentanti di 40 aziende e 80 associazioni di categoria che nelle ultime ore stanno facendo i conti con l’incertezza determinata dallo stop della Corte ai “vecchi” dazi e dalle nuove barriere attivate da Trump. Il vicepremier informerà i partecipanti sugli sviluppi della vicenda, ma la convocazione nasce anche dalla volontà di sondare gli umori delle imprese. Anche per capire come il governo potrà muoversi, con maggiore incisività, sui mercati dei Paesi terzi.
Una convinzione è già maturata dentro l’esecutivo: il lavoro che stanno portando avanti Sace, Simest e Cassa depositi e prestiti a supporto delle imprese esportatrici sta iniziando a dare i primi risultati. La spinta potrebbe essere intensificata con nuove azioni nelle prossime settimane. Intanto viene evocata per dire che il governo italiano non sta con le braccia conserte. Anche un modo per esorcizzare i timori di un’ulteriore escalation della guerra commerciale.