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Affluenza, l’onda anomala della Gen Z che nessuno ha visto arrivare

(ansa)

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Non è solo la vittoria delle opposizioni. La valanga dei no arriva anche dalla mobilitazione delle persone non intercettate dai partiti e dai delusi dal governo appiattito su Trump. Il ruolo dei giovani e la protesta dei fuorisede
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Non era vero niente: il quesito troppo tecnico, la materia ostica, il garantismo da una parte e il giustizialismo dall’altra, il desiderio di modernizzare il Paese e di liberare i magistrati dall’influenza della politica. Non era questa la posta in gioco e a capirlo, più di chiunque altro, sono stati gli elettori. Che si sono messi in fila la domenica o il lunedì mattina pazienti, con in mano documento e tessera elettorale, e hanno detto sì o no in misura molto maggiore di quanto gli stessi partiti avessero immaginato. C’è stata un’onda anomala — in questo voto — che altro non è che il respiro della democrazia. Il momento in cui i cittadini comprendono che qualcosa di significativo può succedere al complesso di regole che il Paese si è dato per uscire dall’incubo del fascismo, e che sta a loro decidere quale direzione vada presa. Per questo, il No ha corso più forte e infine ha vinto senza che nessuno lo vedesse arrivare. Perché un voto che cambia la Costituzione non può essere vendut…

Non era vero niente: il quesito troppo tecnico, la materia ostica, il garantismo da una parte e il giustizialismo dall’altra, il desiderio di modernizzare il Paese e di liberare i magistrati dall’influenza della politica. Non era questa la posta in gioco e a capirlo, più di chiunque altro, sono stati gli elettori. Che si sono messi in fila la domenica o il lunedì mattina pazienti, con in mano documento e tessera elettorale, e hanno detto sì o no in misura molto maggiore di quanto gli stessi partiti avessero immaginato. C’è stata un’onda anomala — in questo voto — che altro non è che il respiro della democrazia. Il momento in cui i cittadini comprendono che qualcosa di significativo può succedere al complesso di regole che il Paese si è dato per uscire dall’incubo del fascismo, e che sta a loro decidere quale direzione vada presa. Per questo, il No ha corso più forte e infine ha vinto senza che nessuno lo vedesse arrivare. Perché un voto che cambia la Costituzione non può essere venduto come un voto apolitico. E chi tenta di farlo, appare un bugiardo.

C’è stato, in questo fine settimana sorprendente, un atto di fiducia nel potere trasformativo della politica cui non eravamo più abituati. Con elezioni amministrative che si aggirano ormai intorno al 50%, Regionali che restano anche sotto quella soglia, referendum eternamente in cerca di quorum. L’ultimo, quello sul lavoro e la cittadinanza, non aveva coinvolto neanche il 30% degli elettori. Ed è vero che in quel caso la destra aveva invitato tutti ad andare al mare, ma non è il punto.

C’è un’urgenza, dietro questo voto, che bisogna essere capaci di vedere. Dovrebbe farlo Giorgia Meloni, invece di dire che nulla è successo e tutto può continuare come prima. E devono farlo Schlein, Conte, Fratoianni, Bonelli, che hanno scoperto finalmente quanto l’unione possa renderli forti. Ma non devono illudersi che basti, alle politiche. C’è una proposta su cui lavorare duramente, perché non sono tutti loro quei no arrivati a valanga. Ci sono persone non intercettate dai partiti che si sono attivate grazie a una mobilitazione straordinaria della società civile. Così come ci sono elettori delusi e spaventati da una destra che negli ultimi mesi non ha fatto nulla per dimostrare di non voler somigliare all’Ungheria di Orbán o all’America di Trump. O di voler difendere un principio sacrosanto: l’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge.

L’ultimo referendum costituzionale, quello del 2020 sul taglio dei parlamentari, aveva avuto un’affluenza del 51%. Quello sulla devolution del 2006 era arrivato al 52. Nel caso della riforma costituzionale di Renzi si era arrivati al 69%, con i no sopra di venti punti, ma anche in quel caso si era trattato di un voto eminentemente politico.

Meloni — pur conoscendo il precedente — non ha resistito alla tentazione di intestarsi la battaglia, nel tentativo di non perderla. Ma soprattutto, nella speranza di vincere assicurandosi così le prossime tappe: una nuova legge elettorale che consenta alla destra di superare lo scoglio dei collegi uninominali; una via sicura per il premierato e per un presidente della Repubblica eletto dalla maggioranza di governo; un rafforzamento della sua leadership, salda nei numeri parlamentari, ma difficile da tenere in equilibrio tra due alleati diversissimi, Lega e Forza Italia. In una congiuntura internazionale che le rende sempre più complicato stare dentro le istituzioni europee flirtando con i nemici dell’Europa. Basti pensare alla follia di tifare per la rielezione di quel Viktor Orbán che blocca gli aiuti europei all’Ucraina e lavora per riammettere Mosca a tutti i tavoli, a partire da quelli economici.

Eccola qui, l’urgenza. Molti degli italiani arrivati inattesi alle urne stanno dicendo al governo di lasciar perdere le avventure orbaniane di “riequilibrio” dei poteri dello Stato, tutto a favore dell’esecutivo. Non hanno creduto al nesso tra i casi di cronaca e la materia referendaria; non si aspettano "pedofili e stupratori per strada e giudici che strappano i figli alle madri”. Piuttosto, hanno paura delle avventure trumpiane, dei raid dell’Ice, dei dazi, della guerra in Iran, del prezzo dei carburanti calmierato a tempo e solo due giorni prima del voto. La cosiddetta sinistra per il Sì — di fatto un ossimoro — non ha capito che era anche su questo che si votava. I cittadini sono stati più attenti a collegare i puntini.

E poi, ci sono i ragazzi. Li abbiamo visti su Tik Tok o nelle nostre case interessarsi, chiedere, mobilitarsi per il No. Li abbiamo descritti come apatici e indifferenti e invece da oltre un anno li troviamo accesi per la giustizia sociale e per la fine dei massacri. La destra li tratta come criminali incendiari, emana leggi ad hoc, parla di anni di piombo. Loro — appena possibile — hanno risposto con le matite: il 61% tra i 18 e i 34 anni ha votato no. Moltissimi, avevano chiesto di farlo da fuorisede cominciando una battaglia cui bisognerà trovare risposte. Ignorarli o offenderli — come il governo fa da quando si è insediato — non è stata una buona idea.

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