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Congedo paritario, stop al ddl Schlein: Meloni non aiuta le donne

(ansa)

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La maggioranza affossa la proposta del centrosinistra nel giorno in cui l’Inps dice che le donne guadagnano il 25% in meno degli uomini
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ROMA – «A che serve una premier donna se non aiuta le altre donne?». La voce della segretaria Pd Elly Schlein risuona nell’emiciclo di Montecitorio. Di lì a poco, il dibattito si chiude in un finale già scritto. Il centrodestra affossa la proposta di legge delle opposizioni per introdurre in Italia il congedo parentale paritario: avrebbe permesso ai neo-papà di assentarsi dal lavoro per 5 mesi, di cui 4 obbligatori –non più solo i 10 giorni attuali – dopo la nascita di un figlio. Così non sarà: la maggioranza sopprime il provvedimento con 137 voti a favore, 117 contrari e 2 astenuti. Un esito previsto dalla mattina, quando la relazione della Ragioneria, stimando il costo della misura in oltre 3 miliardi l’anno, ha offerto l’assist alla maggioranza: «Coperture inidonee». Parere negativo della commissione Bilancio. Una pietra tombale sulla divisione del carico di cura. Lo stesso giorno in cui il Rendiconto di genere dell’Inps, sul 2024, certifica che le donne guadagnano ancora il 25,73%…

ROMA – «A che serve una premier donna se non aiuta le altre donne?». La voce della segretaria Pd Elly Schlein risuona nell’emiciclo di Montecitorio. Di lì a poco, il dibattito si chiude in un finale già scritto. Il centrodestra affossa la proposta di legge delle opposizioni per introdurre in Italia il congedo parentale paritario: avrebbe permesso ai neo-papà di assentarsi dal lavoro per 5 mesi, di cui 4 obbligatori –non più solo i 10 giorni attuali – dopo la nascita di un figlio. Così non sarà: la maggioranza sopprime il provvedimento con 137 voti a favore, 117 contrari e 2 astenuti. Un esito previsto dalla mattina, quando la relazione della Ragioneria, stimando il costo della misura in oltre 3 miliardi l’anno, ha offerto l’assist alla maggioranza: «Coperture inidonee». Parere negativo della commissione Bilancio. Una pietra tombale sulla divisione del carico di cura. Lo stesso giorno in cui il Rendiconto di genere dell’Inps, sul 2024, certifica che le donne guadagnano ancora il 25,73% in meno rispetto agli uomini.

Nel pomeriggio i leader dell’opposizione, in una conferenza stampa congiunta, tentano invano un ultimo appello: «La presidente del Consiglio si fermi e ci ripensi», dice Schlein, prima firmataria della pdl sottoscritta anche da M5S, Avs, Iv, +Europa, ed eccezionalmente Azione. Al tavolo della Sala Berlinguer siedono infatti con lei Angelo Bonelli, Maria Elena Boschi, Riccardo Magi ed Elena Bonetti. In collegamento dalla Sicilia – entrambi in visita a Niscemi – ci sono Giuseppe Conte e Nicola Fratoianni. Il leader del M5S fa una promessa: «Continueremo a insistere». E del resto, aggiunge, «non è la prima volta che ci chiudono la porta in faccia come hanno fatto sul salario minimo e la settimana corta». Fratoianni rimarca, questa volta, un surplus di contraddizione: bocciano «un tema che è al centro della propaganda di questo governo». Per il segretario di SI, «se c’è la priorità i soldi saltano fuori». Concorda Maria Elena Boschi, capogruppo di Iv: «Ci siamo detti disponibili a lavorare sulle coperture o a intervenire sul testo». Senza trovare terreno fertile. Anche Bonelli, leader di Europa Verde, chiama in causa la premier, dacché, «nulla si muove in maggioranza senza che sia lei a dirlo». False le proposte di collaborazione, dice il segretario di +Europa Riccardo Magi: «Un film già visto». Come nel 2023, con il salario minimo. Eppure, dice, il congedo paritario non è «ideologico». Un punto su cui insiste anche Elena Bonetti di Azione: «Non si fa politica sulla pelle delle donne, parliamo di merito».

In aula, prima del sipario, il presidente della commissione Lavoro Walter Rizzetto accusa le opposizioni della «solita demagogia»: il confronto ci sia «ma su proposte sostenibili». Tra gli ultimi, parla il deputato Pd Marco Furfaro: «Da padre», dice. «Dipendente in una società privata con soli 10 giorni di congedo per il primo figlio, parlamentare privilegiato con più tempo per il secondo». Poi l’affondo: «Ma voi non volete che i cittadini abbiano il privilegio di vivere la genitorialità come noi».

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