ROMA – Non è con la propaganda che si risolvono i problemi della sicurezza. E la vicenda di Rogoredo, strumentalizzata a sproposito da mezzo governo prima che fosse accertata la dinamica dei fatti, lo dimostra». Vito Leccese è quello che si potrebbe definire un sindaco in prima linea: «Usare un tema così delicato per calcolo politico non è solo un boomerang, fa male al Paese», dice il primo cittadino pd di Bari, responsabile Sicurezza dell’Anci.
Eppure Meloni e Salvini hanno subito preso le difese del poliziotto poi arrestato, senza spendere una parola per la vittima.
«Intanto voglio sgombrare subito il campo: per me quello che fanno le forze dell’ordine è un lavoro straordinario, la stragrande maggioranza sono servitori dello Stato che operano con la massima dedizione e lealtà. Guai a fare di tutta l’erba un fascio. Dopodiché dinnanzi a un episodio tanto tragico, chi ha ruoli di responsabilità avrebbe dovuto essere più cauto, evitare speculazioni infondate».
Se c’è una lezione da…
ROMA – Non è con la propaganda che si risolvono i problemi della sicurezza. E la vicenda di Rogoredo, strumentalizzata a sproposito da mezzo governo prima che fosse accertata la dinamica dei fatti, lo dimostra». Vito Leccese è quello che si potrebbe definire un sindaco in prima linea: «Usare un tema così delicato per calcolo politico non è solo un boomerang, fa male al Paese», dice il primo cittadino pd di Bari, responsabile Sicurezza dell’Anci.
Eppure Meloni e Salvini hanno subito preso le difese del poliziotto poi arrestato, senza spendere una parola per la vittima.
«Intanto voglio sgombrare subito il campo: per me quello che fanno le forze dell’ordine è un lavoro straordinario, la stragrande maggioranza sono servitori dello Stato che operano con la massima dedizione e lealtà. Guai a fare di tutta l’erba un fascio. Dopodiché dinnanzi a un episodio tanto tragico, chi ha ruoli di responsabilità avrebbe dovuto essere più cauto, evitare speculazioni infondate».
Se c’è una lezione da trarne, quale potrebbe essere?
«La percezione di insicurezza dei cittadini, alimentata spesso da fattori di marginalità sociale, è un problema reale: sfruttarla per altri fini — per moltiplicare reati e decreti, o attaccare i giudici — è un errore grave. Impossibile da affrontare a colpi di tweet: occorre un approccio di sistema».
Il governo non ha fatto abbastanza?
«Il governo sulla sicurezza negli ultimi anni non ha fatto nulla. L’ha utilizzata come arma di propaganda e l’ha scaricata su noi sindaci, in gran parte — guarda caso — di centrosinistra. Non ha messo risorse, non ha incrementato gli organici, non ha dato attuazione al decreto Minniti, che è del 2017 e avrebbe per esempio consentito l’interoperabilità delle banche dati delle forze dell’ordine con quelle delle polizie locali».
In concreto che significa?
«Oggi i nostri vigili urbani, se fermano un sospetto per strada, sono al buio: non sanno se ha precedenti, se è stato segnalato e per qualche motivo, se è pericoloso. Basterebbe poco. Invece si preferisce alzare polveroni, a volte sbagliando pure bersaglio».
Cosa si dovrebbe fare?
«Intanto istituire un fondo unico per la sicurezza urbana. Servono 500 milioni per mettere in campo un piano straordinario di assunzioni sia nella polizia statale sia in quella locale. Lo ha detto il comandante generale dei Carabinieri, Salvatore Luongo, che solo loro sono sotto organico di ben 10.800 unità. Nel 2009 le polizie locali avevano 60mila agenti, oggi dopo il blocco del turnover siamo a 48mila. Come si fa a garantire la sicurezza in queste condizioni? Per non parlare del fallimento sulla gestione dei migranti».
Cioè?
«L’incapacità del governo di gestire i flussi migratori alimenta paura e insicurezza. Anziché attrezzarsi per la prima accoglienza, che è di competenza dello Stato, e stanziare risorse per la seconda accoglienza che spetta ai sindaci ed è finalizzata all’inclusione, il governo continua a sfornare misure per lo più inutili, buone solo per la campagna elettorale».
Il risultato qual è?
«Ci ritroviamo le piazze piene di migranti spesso irregolari, che loro non riescono a rimpatriare e diventano un problema poiché finiscono nelle aree grigie, utilizzati dalla criminalità organizzata come manovalanza per lo spaccio. Nelle nostre città è un fenomeno dilagante, cui non si riesce a far fronte perché il governo preferisce parlare e fare altro».