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Albanese, Lega rinvia risoluzione per le dimissioni della relatrice Onu. Pd: “Fondata su fake news”

Francesca Albanese (afp)

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Lo scontro ieri in commissione Esteri
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ROMA – Commissione Esteri della Camera, martedì pomeriggio. All’ordine del giorno una risoluzione della Lega: “Iniziative per richiedere le dimissioni di Francesca Albanese dalla carica di relatrice speciale delle Nazioni Unite sui Territori Palestinesi”. Il finale: mozione da riscrivere, e dunque rinviata. Cos’è successo?

“La risoluzione era fondata su falsità”, dice la deputata Pd Laura Boldrini. In commissione, lo racconta il resoconto, interviene per prima. Sostiene che il testo sia fondato “su una fake news, diffusa ad arte da Un Watch, un’organizzazione descritta anche da esponenti politici israeliani come gruppo di pressione filo-israeliano, che si è assunta il compito di censurare chiunque, all’interno del sistema delle Nazi…

ROMA – Commissione Esteri della Camera, martedì pomeriggio. All’ordine del giorno una risoluzione della Lega: “Iniziative per richiedere le dimissioni di Francesca Albanese dalla carica di relatrice speciale delle Nazioni Unite sui Territori Palestinesi”. Il finale: mozione da riscrivere, e dunque rinviata. Cos’è successo?

“La risoluzione era fondata su falsità”, dice la deputata Pd Laura Boldrini. In commissione, lo racconta il resoconto, interviene per prima. Sostiene che il testo sia fondato “su una fake news, diffusa ad arte da Un Watch, un’organizzazione descritta anche da esponenti politici israeliani come gruppo di pressione filo-israeliano, che si è assunta il compito di censurare chiunque, all’interno del sistema delle Nazioni unite, abbia posizioni sgradite alla linea del primo ministro Netanyahu”. La mozione leghista accusa infatti Albanese di aver aveva definito Israele “nemico comune dell'umanità”. Una frase smentita dalla relatrice che nel suo ragionamento integrale riferiva in realtà l’espressione “nemico comune dell'umanità” al “sistema che ha reso possibile il genocidio in Palestina”.

Boldrini ricorda infatti che anche “lo stesso governo francese ha per il momento accantonato la richiesta di dimissioni della relatrice speciale, prendendo atto della impossibilità che tale richiesta sia accolta dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite”. Paolo Formentini, capogruppo leghista in commissione e primo firmatario della risoluzione, annuncia allora l’intenzione di riscrivere la “risoluzione in esame”, lasciando tuttavia “inalterata la sostanza della parte dispositiva”. A quel punto interviene il deputato Pd Enzo Amendola, ex ministro degli Affari europei, per “evidenziare che un atto di indirizzo fondato su premesse palesemente infondate” è “proceduralmente irricevibile”.

Il botta e risposta si accende. Il deputato meloniano italo-americano Andrea Di Giuseppe porta sul tavolo un altro elemento: “La pericolosità dei giudizi espressi da Francesca Albanese è stata sancita dall’Office of Foreign Assets Control (OFAC), agenzia del Dipartimento del Tesoro USA incaricata di applicare sanzioni in caso di minacce per la sicurezza”. E quindi supera a destra la Lega: la risoluzione dovrebbe anzi chiedere “una censura ancora più pesante dell’operato” di Albanese. Tocca ancora ad Amendola mettere in evidenza il punto debole dell’argomentazione: “L’Ofac ha sanzionato anche alcuni giudici della Corte penale internazionale (CPI)”, colpevoli di raccogliere prove sui crimini di Israele. E poi fa notare: sarebbe ben strano che un atto della Camera si basasse su “decisioni assunte da un organo giurisdizionale straniero come l’OFAC”.

Il dibattito però ha un effetto. La Lega promette di riscrivere il testo. Ma senza dietrofront: Formentini conferma “l’intenzione di presentare una nuova proposta riformulata della risoluzione e fa presente che le dichiarazioni della relatrice speciale sono state autorevolmente stigmatizzate anche da un osservatore qualificato come Bernard-Henri Lévy”.

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