ROMA – L’insalatina è di Pier Ferdinando Casini, la zuppa vegetale di Dario Franceschini (poi ci ripensa e si butta sulla zuppa inglese). Il cronista, per caso, accanto. Di cosa possono discutere due diccì pasteggiando al ristorante del Senato? Della diccì. È il passato glorioso dei due, il primo moroteo con l’eskimo e l’altro giovane e bello al seguito di Antonio Bisaglia, ma è anche misura del futuro. Democristiani è per sempre. E infatti: «Sapete la clamorosa novità?», domanda l’ex presidente della Camera. «Il mio amico Dario ha organizzato una celebrazione per il prossimo 29 marzo, e io l’aiuto. Indovinate di quale evento storico parliamo…». Un indizio? In un palazzetto dell’Eur verranno tantissimi diccì: Rosy Bindi, Leoluca Orlando, Calogero Mannino, Gianfranco Rotondi, Paolo Cirino Pomicino. E probabilmente anche Clemente Mastella, Bruno Tabacci, Pierluigi Castagnetti. Un altro “aiutino”? L’anniversario cade in realtà tra il 18 e il 24 marzo.
Ci siamo: correva l’anno 1976 e a …
ROMA – L’insalatina è di Pier Ferdinando Casini, la zuppa vegetale di Dario Franceschini (poi ci ripensa e si butta sulla zuppa inglese). Il cronista, per caso, accanto. Di cosa possono discutere due diccì pasteggiando al ristorante del Senato? Della diccì. È il passato glorioso dei due, il primo moroteo con l’eskimo e l’altro giovane e bello al seguito di Antonio Bisaglia, ma è anche misura del futuro. Democristiani è per sempre. E infatti: «Sapete la clamorosa novità?», domanda l’ex presidente della Camera. «Il mio amico Dario ha organizzato una celebrazione per il prossimo 29 marzo, e io l’aiuto. Indovinate di quale evento storico parliamo…». Un indizio? In un palazzetto dell’Eur verranno tantissimi diccì: Rosy Bindi, Leoluca Orlando, Calogero Mannino, Gianfranco Rotondi, Paolo Cirino Pomicino. E probabilmente anche Clemente Mastella, Bruno Tabacci, Pierluigi Castagnetti. Un altro “aiutino”? L’anniversario cade in realtà tra il 18 e il 24 marzo.
Ci siamo: correva l’anno 1976 e a Roma si apriva un glorioso congresso, quello che consacrò Benigno Zaccagnini alla guida della Dc, con il sostegno di Aldo Moro. Gli sconfitti furono Amintore Fanfani, Giulio Andreotti e Arnaldo Forlani. Fu il preludio di elezioni politiche combattutissime, in nome del “turiamoci il naso e votiamo Dc” e delle barricate contro il rischio sorpasso dei comunisti. Ma diventa poi anche la premessa per l’esperienza della solidarietà nazionale, con un monocolore diccì accompagnato dalla “non sfiducia del Pci”. L’era della solidarietà nazionale, il compromesso tra i due grandi partiti popolari.
Ma non è che i due ex ragazzi – che di solito ci sanno fare con ago e filo – ci stanno dicendo qualcosa? Magari già si ragiona del 2027, oppure di un pareggio elettorale che apre scenari impensabili. «Non c’è nessun significato politico!», legge nel pensiero Franceschini. «Solo un raduno di noi giovani di allora – conferma Casini – dei nostri vent’anni…». E però alla Camera, un’ora dopo, ecco che spunta Gianfranco Rotondi. Va anche lei, onorevole? «Certo. Prima, venerdì e sabato ad Avellino, ci riuniamo con Castagnetti, Tabacci, Antoniozzi e tanti altri per ragionare su questo: “Cattolici in politica, abbiamo ancora qualcosa da dire?” Poi domenica ci spostiamo da Dario e Pierferdinando…». Ah, tutti assieme per Zaccagnini e il compromesso con il Pci? «E sì, certo. Anche se ovviamente non crediamo a Franceschini quando dice che non è un’operazione politica. Dario lavora sempre su almeno tre opzioni politiche…». Cinquant’anni, e continuano a mancarci.