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Dossieraggio Striano, scontro in Antimafia. Passa il testo anti-pm

(ansa)

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Via libera alla relazione della maggioranza che sullo spionaggio attacca: “Scenario inquietante”. Il centrosinistra unito
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ROMA – Parole pesanti, accuse incrociate, relazioni conclusive diametralmente opposte: sul cosiddetto “caso Striano” passa il testo della destra ed è scontro frontale in commissione parlamentare Antimafia. A valle di quasi due anni di lavori, sugli accessi abusivi alle banche dati della Dna per cui sono indagati l’ex finanziere Pasquale Striano e l’ex pm Laudati, la commissione licenzia tre testi e un nuovo fronte di polemica.

«Scenario inquietante», «gestione tossica della procura nazionale antimafia», «opacità istituzionale». Nel suo testo, il centrodestra disegna un quadro grave: in Italia ci sarebbe stato un sistema clandestino di dossieraggio usato per colpire l’attuale maggioranza di governo, con la complicità anche di giornalisti ed editori. Il dito è puntato anche contro Federico Cafiero de Raho, oggi parlamentare 5 stelle e vicepresidente della commissione, capo della Direzione nazionale antimafia all’epoca del “caso Striano”. Un periodo in cui - si legge - ci sarebbe stata u…

ROMA – Parole pesanti, accuse incrociate, relazioni conclusive diametralmente opposte: sul cosiddetto “caso Striano” passa il testo della destra ed è scontro frontale in commissione parlamentare Antimafia. A valle di quasi due anni di lavori, sugli accessi abusivi alle banche dati della Dna per cui sono indagati l’ex finanziere Pasquale Striano e l’ex pm Laudati, la commissione licenzia tre testi e un nuovo fronte di polemica.

«Scenario inquietante», «gestione tossica della procura nazionale antimafia», «opacità istituzionale». Nel suo testo, il centrodestra disegna un quadro grave: in Italia ci sarebbe stato un sistema clandestino di dossieraggio usato per colpire l’attuale maggioranza di governo, con la complicità anche di giornalisti ed editori. Il dito è puntato anche contro Federico Cafiero de Raho, oggi parlamentare 5 stelle e vicepresidente della commissione, capo della Direzione nazionale antimafia all’epoca del “caso Striano”. Un periodo in cui - si legge - ci sarebbe stata una «gestione tossica, e complice» di quell’ufficio e su cui ci sarebbe stato «un deficit istruttorio». L’accusa neanche troppo velata è per i magistrati romani che non avrebbero volutamente approfondito.

Tesi inaccettabile per l’opposizione, che risponde con due relazioni: una, a sola firma M5s, che riguarda aspetti tecnici, e una di 24 pagine delle opposizioni tutte che contesta il testo di maggioranza nel metodo e nel merito.

Piuttosto che individuare le vulnerabilità del sistema e della gestione delle banche dati, i lavori - accusa il senatore dem Walter Verini - sono stati utilizzati dal centrodestra per una «sovrapposizione indebita con le indagini in corso» che chiama in causa «principi fondamentali quali quello della separazione dei poteri» e «della indipendenza del potere giudiziario». Obiettivo? «La strumentalizzazione politica». Una forzatura - denunciano le opposizioni - «sempre più ricorrente». Contro Cafiero de Raho poi, le argomentazioni - sottolineano - non solo sono infondate, ma anche smentite da circostanze emerse e documentate in commissione. «Siamo insomma di fronte a un tentativo di colpire prerogative e credibilità di un parlamentare».

E occhio a parlare di complotti, avverte il centrosinistra. Sono i fatti a smentirli, dicono, mettendo in fila rapporti e relazioni dei principali protagonisti della vicenda, a partire da Laudati «difeso anche pubblicamente da Mantovano», in passato collaboratore dell’allora ministro Alfano e a cui di certo «non possono essere attribuiti lontananze o ostilità verso ambienti di centrodestra». Identica la posizione di Russo, come lui all’epoca responsabile delle segnalazioni di operazioni sospette, lì collocato dal ministro Nordio.

Bocciata come «pericolosa» e «figlia di una cultura illiberale» la tesi della maggioranza sul presunto corretto operato dei giornalisti. «Irricevibile - affermano - è il tentativo di stabilire il “perimetro” del giornalismo etico, che sarebbe quello che non milita, che non combatte per cambiare la storia, compito questo che sarebbe riservato alla politica». L’introduzione di un nuovo reato di “traffico di dati informatici”, lancia infine l’allarme l’opposizione, per come congegnato rischia di essere una nuova mannaia sulla libertà di stampa.

Per il centrodestra, quella delle opposizioni è «una relazione inverosimile», ma il leader 5S Giuseppe Conte attacca: «Siamo al killeraggio della verità».

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