“Giustizia, Putin voterebbe no”. Bufera sul braccio destro di Meloni
di Lorenzo De CiccoIl sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari
(ansa)ROMA – «Putin? Al referendum voterebbe no sicuramente». La battuta che sfugge a Giovanbattista Fazzolari in un angolo del Senato davanti a un gruppo di giornali, tra cui Repubblica, anima l’ennesima giornata di bizze e contrasti sempre più aspri attorno al referendum sulla giustizia. Il Pd s’indigna, la leader dem Elly Schlein attacca il braccio destro di Giorgia Meloni a Palazzo Chigi, reo di non avere «ascoltato l’appello del presidente Sergio Mattarella», che invitava ad abbassare i toni. Il capogruppo dei democratici a Palazzo Madama, Francesco Boccia, ironizza: «Immagino che i colleghi della Lega dopo le parole di Fazzolari andranno in crisi».
Alle quattro di pomeriggio, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio si presenta nella sala Zuccari del Senato, per un convegno organizzato dall’ufficio studi di FdI in occasione del quarto anniversario di guerra in Ucraina. A domanda dei cronisti, l’uomo-macchina di Meloni risponde così: «Putin voterebbe no al referendum? In Russi…
ROMA – «Putin? Al referendum voterebbe no sicuramente». La battuta che sfugge a Giovanbattista Fazzolari in un angolo del Senato davanti a un gruppo di giornali, tra cui Repubblica, anima l’ennesima giornata di bizze e contrasti sempre più aspri attorno al referendum sulla giustizia. Il Pd s’indigna, la leader dem Elly Schlein attacca il braccio destro di Giorgia Meloni a Palazzo Chigi, reo di non avere «ascoltato l’appello del presidente Sergio Mattarella», che invitava ad abbassare i toni. Il capogruppo dei democratici a Palazzo Madama, Francesco Boccia, ironizza: «Immagino che i colleghi della Lega dopo le parole di Fazzolari andranno in crisi».
Alle quattro di pomeriggio, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio si presenta nella sala Zuccari del Senato, per un convegno organizzato dall’ufficio studi di FdI in occasione del quarto anniversario di guerra in Ucraina. A domanda dei cronisti, l’uomo-macchina di Meloni risponde così: «Putin voterebbe no al referendum? In Russia non c’è la separazione delle carriere, voterebbe no sicuramente».
La carta “Mosca” circola da settimane dentro Fratelli d’Italia. Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, tra i più strenui sostenitori della riforma della giustizia, nel weekend ha rilanciato sul suo profilo X un elenco di paesi in cui non c’è la separazione tra pm e giudici. Al primo posto della lista figura la Russia. È la variante estera di una campagna che da settimane tramuta casi giudiziari magari controversi in attacchi alle toghe. Con il rischio “buccia di banana” dietro l’angolo, vedi i fatti di Rogoredo.
Ieri pomeriggio, dopo i primi attacchi dell’opposizione, Fazzolari sulle prime nega: «Io ho detto semplicemente che “in Russia non c’è la separazione delle carriere”. Ho risposto a una battuta con una battuta, non ho detto che Putin voterebbe “no”». Dopo l’iniziale smentita, a sera arriva però una precisazione, direttamente dall’ufficio di Fazzolari a Palazzo Chigi: «A una domanda evidentemente bizzarra, il sottosegretario ha risposto con una battuta: “In Russia non c’è separazione delle carriere, quindi probabilmente voterebbe no”». Altro intervento, stavolta di Ignazio La Russa, altro caso: il presidente del Senato invita a evitare «falli di reazione». E l’opposizione replica: «L’attacco ai magistrati arriva dalla destra. Forse fa autocritica», punge Avs.
Ma è la sortita del sottosegretario più vicino a Meloni a scatenare un vespaio di polemiche. Per Schlein è «molto grave la continua delegittimazione della magistratura». La leader dem, per cui il voto del 22 e 23 marzo «non è sul governo, ma sulla nostra democrazia», cita la pagina social di FdI, che da settimane «produce attacchi che minano la fiducia nelle istituzioni». Esempi, le card con Carola Rackete e i «giudici pro Ong scatenati». Fino al Putin pro-no di ieri: «Alla faccia della non politicizzazione del referendum». Schlein cita anche il caso di Rogoredo: «Meloni e Salvini si sono buttati a strumentalizzare, per fortuna sono partite le indagini». Ancora più duro il capogruppo dei senatori, Boccia: «Fazzolari ha detto che Putin avrebbe votato No e che tutti quelli che votano No hanno una visione della politica e delle istituzioni simile».
Il sottosegretario ribatte ancora: «Non ho mai paragonato a Putin tutti coloro che votano no». È la chiusura di un’altra giornata di attriti che agita la destra: il No è in rimonta, il Sì, partito con 20 punti di vantaggio, si ritrova con un distacco via via più sottile. Per Fazzolari però l’esecutivo non è «preoccupato». «Abbiamo fatto una riforma, la sottoponiamo agli italiani, se la vogliono voteranno sì, altrimenti no. Spero che questa scelta non influisca sul governo».