Via libera definitivo al decreto Ucraina blindato dal voto di fiducia. Il Senato approva con 106 voti favorevoli, 57 contrari e 2 astenuti la «proroga dell’autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti» in favore di Kiev. Armi comprese, seppure il termine sia stato, per la prima volta in quattro anni di guerra, epurato dal titolo.
Un esito previsto, senza colpi di scena. Nessun vannacciano a palazzo Madama a far preoccupare la maggioranza com’è accaduto alla Camera, dove i tre deputati passati alla neonata formazione Futuro nazionale hanno votato contro il provvedimento. L’effetto però c’è: la maggioranza serra i ranghi. Persino nei toni. E così si mostra più netto del solito sugli aiuti a Kiev anche il capogruppo leghista in Senato Massimiliano Romeo: «Un mancato sostegno diminuirebbe il potere contrattuale del popolo ucraino, sedersi a un tavolo senza il sostegno dei Paesi europei sarebbe un suicidio», argomenta. Preparando la stoccata all’ex vicesegretario del…
Via libera definitivo al decreto Ucraina blindato dal voto di fiducia. Il Senato approva con 106 voti favorevoli, 57 contrari e 2 astenuti la «proroga dell’autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti» in favore di Kiev. Armi comprese, seppure il termine sia stato, per la prima volta in quattro anni di guerra, epurato dal titolo.
Un esito previsto, senza colpi di scena. Nessun vannacciano a palazzo Madama a far preoccupare la maggioranza com’è accaduto alla Camera, dove i tre deputati passati alla neonata formazione Futuro nazionale hanno votato contro il provvedimento. L’effetto però c’è: la maggioranza serra i ranghi. Persino nei toni. E così si mostra più netto del solito sugli aiuti a Kiev anche il capogruppo leghista in Senato Massimiliano Romeo: «Un mancato sostegno diminuirebbe il potere contrattuale del popolo ucraino, sedersi a un tavolo senza il sostegno dei Paesi europei sarebbe un suicidio», argomenta. Preparando la stoccata all’ex vicesegretario del partito Roberto Vannacci: «Dovrebbero saperlo tutti, generali compresi». In maggioranza si astiene, esplicitamente contrario, il senatore del Carroccio Claudio Borghi: «Testo migliorato grazie alla Lega ma, come promesso, non potevo dare il mio sì». I futuristi tentano il canto delle sirene: «Claudio è in imbarazzo, difficile stare in un partito che dice una cosa e ne fa un’altra», dice l’ex leghista Sasso, ora in Fn. E se il sottosegretario Giovanbattista Fazzolari ieri ha ribadito che «chi è contro il sostegno a Kiev si autoesclude dalla coalizione», di centrodestra, i vannacciani aspettano e sperano: «Le Politiche sono nel ’27, no? Ci si augura che la guerra sia finita», commenta sempre Sasso.
Dall’altra parte dell’emiciclo votano compattamente no tutte le opposizioni, ma per ragioni diverse. Alla Camera Pd, Iv e Azione si sono espressi a favore del decreto ma contro la fiducia al governo perché il regolamento permette di separarli. Al Senato la votazione è unica. Per questo attaccano: «Abbiamo garantito fin dall’inizio il nostro supporto al popolo ucraino», dice il capogruppo Pd in Commissione Esteri Alessandro Alfieri: «Anche oggi lo avremmo fatto se non fosse stata ancora una volta usata la fiducia per coprire le profonde divisioni della maggioranza». Sulla stessa linea il senatore di Azione Marco Lombardo (il leader Carlo Calenda è in Ucraina): «La mancanza di coraggio è della maggioranza, ci mettete nelle condizioni di non poter votare perché avete paura di non essere coerenti al vostro interno». Contraddizione contro cui punta il dito anche Enrico Borghi di Iv: «Meloni l’equilibrista sta con il cervello e il portafogli in Ue ma con il cuore nell’agenda Maga». Contrari nel merito del decreto, invece, M5S e Avs. A difendere le ragioni del partito di Conte è il senatore Bruno Marton: «Ci dite che si sta sempre con l’aggredito e mai con l’invasore. E allora — chiede — perché su altri scenari internazionali sostenete governi, come Israele, che occupano territori e violano il diritto internazionale?». Allarga il quadro il capogruppo di Avs al Senato Peppe Di Cristoforo: «Continuare così significa accettare la guerra come orizzonte permanente».