«Dietro ogni investimento online in criptovalute, effettuato attraverso siti o intermediari illegali, si possono annidare dei rischi, quale quello di essere coinvolti, nostro malgrado, in accuse di riciclaggio». Il generale Antonio Mancazzo, comandante del Nucleo speciale tutela privacy e frodi tecnologiche della Guardia di finanza, è uno dei principali esperti nel settore.
Comandante, perché anche un piccolo investitore può essere accusato di riciclaggio?
«Dunque, innanzitutto quando parliamo di criptovalute come premessa dobbiamo dire che chiaramente di per sé sono lecite, è poi l’utilizzo che se ne fa che può renderle illegali. Nel caso si realizzino guadagni con l’investimento finanziario, deve essere versata a esempio al fisco un’imposta sostitutiva che, a partire dal primo gennaio 2026, è pari al 33%. L’evasione in criptovalute, che noi cerchiamo di contrastare, è diffusa anche perché gli investitori credono di non poter essere scovati grazie alle caratteristiche intrinseche di …
«Dietro ogni investimento online in criptovalute, effettuato attraverso siti o intermediari illegali, si possono annidare dei rischi, quale quello di essere coinvolti, nostro malgrado, in accuse di riciclaggio». Il generale Antonio Mancazzo, comandante del Nucleo speciale tutela privacy e frodi tecnologiche della Guardia di finanza, è uno dei principali esperti nel settore.
Comandante, perché anche un piccolo investitore può essere accusato di riciclaggio?
«Dunque, innanzitutto quando parliamo di criptovalute come premessa dobbiamo dire che chiaramente di per sé sono lecite, è poi l’utilizzo che se ne fa che può renderle illegali. Nel caso si realizzino guadagni con l’investimento finanziario, deve essere versata a esempio al fisco un’imposta sostitutiva che, a partire dal primo gennaio 2026, è pari al 33%. L’evasione in criptovalute, che noi cerchiamo di contrastare, è diffusa anche perché gli investitori credono di non poter essere scovati grazie alle caratteristiche intrinseche di anonimato della blockchain».
Resta il tema che a dover riciclare sono soprattutto le grandi organizzazioni criminali che hanno ingenti guadagni da traffici illeciti, come la droga. Avete registrato investimenti in monete digitali criptovaluta da parte delle mafie?
«Le criptovalute sono pseudoanonime e, per questo, vengono utilizzate come strumento di regolamento finanziario soprattutto nel dark web, dove si può comprare di tutto: armi, droga, farmaci illegali, banconote contraffatte, documenti falsi. La stessa criminalità organizzata utilizza la blockchain come mezzo per riciclare il denaro contante frutto delle attività illecite. Oggi chi vuole occultare ingenti proventi e riciclare denaro spesso ricorre a questi sistemi digitali».
E in queste reti criminali può finire impigliato anche il singolo ignaro investitore?
«Sì, con il rischio di perdere i risparmi di una vita intera. Occorre stare molto attenti ai falsi investimenti online in criptovalute, dato che oggi, a causa delle tecniche di deepfake, circolano in rete video che riproducono in toto le fattezze e la voce di politici e personaggi famosi, che invitano a investire. Gli ignari utenti vengono convinti gradualmente ad investire cifre sempre maggiori, che non verranno mai più restituite, così perdendo tutto il capitale. Dietro queste truffe si nascondono organizzazioni criminali anche estere».