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Scontro per il controllo della Scuola superiore della magistratura: nel mirino il bis di Sciarra

(ansa)

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Al Csm pratica contro il procuratore di Viterbo Palazzi
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Otto consiglieri che puntano il dito contro un procuratore della Repubblica e una ex presidente della Corte costituzionale. Il Csm in subbuglio, di nuovo, spaccato in due fronti. Ma il braccio di ferro tra destra e sinistra in corso a Palazzo Bachelet, intriso delle tensioni legate al referendum sulla giustizia, rimanda stavolta a un’altra sotterranea partita che coinvolge potere politico e giudiziario.

Si tratta del futuro e del “controllo” – anche culturale - della Scuola superiore della magistratura, nel gergo giuridico è la Ssm, il presidio dell’antica Villa Castel Pulci a Scandicci, che appare più defilato ma non meno strategico, in prospettiva di una magistratura da dividere – se passasse il sì - in due distinte carriere e categorie.

Alla Scuola, esattamente tra due settimane, il 12 marzo, il comitato direttivo (dodici membri in tutto) dovrà esprimersi per la riconferma o meno dell’attuale guida, Silvana Sciarra, presidente emerita della Consulta. Un bis che appare ancora più vi…

Otto consiglieri che puntano il dito contro un procuratore della Repubblica e una ex presidente della Corte costituzionale. Il Csm in subbuglio, di nuovo, spaccato in due fronti. Ma il braccio di ferro tra destra e sinistra in corso a Palazzo Bachelet, intriso delle tensioni legate al referendum sulla giustizia, rimanda stavolta a un’altra sotterranea partita che coinvolge potere politico e giudiziario.

Si tratta del futuro e del “controllo” – anche culturale - della Scuola superiore della magistratura, nel gergo giuridico è la Ssm, il presidio dell’antica Villa Castel Pulci a Scandicci, che appare più defilato ma non meno strategico, in prospettiva di una magistratura da dividere – se passasse il sì - in due distinte carriere e categorie.

Alla Scuola, esattamente tra due settimane, il 12 marzo, il comitato direttivo (dodici membri in tutto) dovrà esprimersi per la riconferma o meno dell’attuale guida, Silvana Sciarra, presidente emerita della Consulta. Un bis che appare ancora più vicino da quando, martedì scorso, nel direttivo della Ssm sono cambiati gli equilibri e “in silenzio, contro ogni consuetudine e norma” – è l’accusa - si è insediato l’ultimo prescelto, il magistrato Mario Palazzi, oggi procuratore capo a Viterbo, area centrosinistra, nominato dal plenum del Csm lo scorso 18 febbraio. (Per inciso: lo stesso Palazzi aveva vinto sia al Tar, sia in Consiglio di Stato, contro Roberto Peroni Ranchet, collega avversario che poi ha dovuto lasciargli il posto).

La presenza del pm a quel tavolo adesso rafforza le chance di riconferma per Sciarra, mentre la destra vede sfumare le possibilità di imporre Mauro Paladini, il professore della Cattolica, già vicepresidente. I colleghi avrebbero scoperto dell’insediamento di Palazzi a cose fatte, senza che fosse convocato il comitato, una presa di possesso legittimata solo dalla presidente Sciarra, “atto di vera scortesia istituzionale”, denuncia la minoranza del direttivo. E la protesta esplode subito anche in Consiglio superiore. Che avrebbe dovuto avere il tempo di esercitare un “filtro” considerato “ineludibile”. Cioè: esprimersi prima, in Terza commissione, sull’opzione richiesta dal magistrato Palazzi, il quale intende continuare il suo lavoro di procuratore a Viterbo, ma essere “esonerato” solo in minima quota per poter dare il suo apporto alla Scuola.

La mossa, rubricata come “blitz”, ha così dato fuoco alle polveri. Al Csm otto consiglieri, capitanati dal professore Felice Giuffré, area FdI, con i togati Maria Luisa Mazzola, Edoardo Cilenti ed Eligio Paolini di Mi, l’indipendente Antonio Mirenda, e gli altri due laici Daniela Bianchini, Enrico Aimi, e Daniele Porena, hanno formalmente investito il comitato di presidenza, ipotizzando “l'apertura di una pratica in Terza e Sesta commissione”. Per attivare, è l’avvertimento, “la procedura per il collocamento fuori ruolo del dottor Palazzi, in conformità alla prassi consolidata del Consiglio, che considera l'esonero misura di carattere eccezionale”. Il braccio di ferro sarà tesissimo. Ma Palazzi fa sapere di aver seguito solo le norme: di fronte all’avvenuta notifica della nomina, non vi erano ostacoli. Analoga interpretazione quella della presidente Sciarra. In più, esiste un precedente – datato 2015 – in cui i consiglieri nominati si insediarono a novembre nel direttivo della Scuola, e solo a gennaio il Csm adottò le delibere per la loro collocazione fuori ruolo. La presidente è passata, in poche ore, dalla mattinata di solenne discorso e inaugurazione a Castel Capuano, con il presidente Mattarella al suo fianco, allo scontro con i consiglieri di minoranza che, a sera, abbandonano i lavori facendo mancare il numero legale. E di fatto bloccando le attività della scuola.

Si tratta di un’altra prova di forza? Interviene anche Maurizio Gasparri (FI): “Chiarimento immediato e rigoroso sull’anticipata presa di possesso del procuratore di Viterbo. Ogni iniziativa che anticipi o prescinda dalle formali deliberazioni delle competenti commissioni e dell'assemblea plenaria del Csm rappresenta uno strappo istituzionale che non può essere sottovalutato”. Denunciano i componenti legati alla maggioranza: “Il rispetto delle istituzioni funziona a corrente alternata?”. Polemiche che risentono del forte richiamo, indigesto per alcuni, arrivato dal presidente Mattarella dopo le frasi choc del ministro Nordio sul sistema “para-mafioso del Csm”.

Ora, nel mirino, c’è la Scuola superiore. Diretta da due anni da Sciarra, l’ente si occupa dal 2013 in via esclusiva della formazione dei nuovi magistrati, di aggiornamento professionali e focus per le toghe italiane . Una fabbrica del sapere giuridico-istituzionale con tre sedi, Scandicci (Firenze), Castel Capuano a Napoli e Roma, dove passano migliaia di giovani magistrati. Presidio e funzione troppo ghiotti per chi si appresta a modificare l’equilibrio tra i poteri dello Stato.

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