ROMA – Una riunione dai toni agitati, al limite dello scontro politico, tra la premier Giorgia Meloni, il sindaco di Roma Roberto Gualtieri e il governatore del Lazio Francesco Rocca a palazzo Chigi. I primi due sono stati i veri protagonisti del confronto, mentre l’oggetto del contendere è un emendamento alla riforma costituzionale sui poteri per Roma, caldeggiato dalla Lega e su cui il sindaco della Capitale ha mosso diversi «rilievi critici».
Talmente critici che alla fine di una giornata complicata, il deputato Pd Claudio Mancini non usa giri di parole: «Se FdI torna alla formulazione iniziale della riforma per Roma, con le risorse necessarie, siamo disponibili all’intesa. Se si fa confusione appresso alla Lega non ci saremo».
La versione originale della proposta di riforma modifica l’articolo 114 e riguarda solo la Capitale, dotata di poteri legislativi. Poi, in una legge ordinaria, è previsto che vengano declinate le undici materie (dal commercio al trasporto pubblico) su cui…
ROMA – Una riunione dai toni agitati, al limite dello scontro politico, tra la premier Giorgia Meloni, il sindaco di Roma Roberto Gualtieri e il governatore del Lazio Francesco Rocca a palazzo Chigi. I primi due sono stati i veri protagonisti del confronto, mentre l’oggetto del contendere è un emendamento alla riforma costituzionale sui poteri per Roma, caldeggiato dalla Lega e su cui il sindaco della Capitale ha mosso diversi «rilievi critici».
Talmente critici che alla fine di una giornata complicata, il deputato Pd Claudio Mancini non usa giri di parole: «Se FdI torna alla formulazione iniziale della riforma per Roma, con le risorse necessarie, siamo disponibili all’intesa. Se si fa confusione appresso alla Lega non ci saremo».
La versione originale della proposta di riforma modifica l’articolo 114 e riguarda solo la Capitale, dotata di poteri legislativi. Poi, in una legge ordinaria, è previsto che vengano declinate le undici materie (dal commercio al trasporto pubblico) su cui poter legiferare e fondi per un miliardo circa di euro all’anno. Da luglio scorso e fino a pochi giorni fa non c’erano stati intoppi. Poi è arrivato l’emendamento del leghista milanese Igor Iezzi che dava poteri legislativi anche agli altri capoluoghi delle città metropolitane. Da Bologna a Venezia, da Napoli a Bari: tutti e quattordici. Un testo che mirava a bloccare tutto e che è stato rivisto dal ministro leghista per gli Affari regionali Roberto Calderoli e la ministra forzista per le Riforme istituzionali Elisabetta Casellati.
Il testo finale dell’emendamento prevede che «la legge dello Stato può attribuire funzioni più ampie ai Comuni capoluogo delle Città metropolitane». Un atto non condiviso con l’opposizione. Così, il percorso fino a questo momento condiviso tra centrodestra al governo e il sindaco del Pd è stato interrotto.
L’obiettivo della riunione durata circa un’ora e mezza era, infatti, parlare della legge ordinaria che deve declinare le materie su cui Roma potrà legiferare e presentare a Gualtieri la versione finale dell’emendamento che però non ha convinto in nessun modo il primo cittadino.
Di fronte ai già citati rilievi critici espressi dal sindaco, hanno spiegato dal Campidoglio, si è dato mandato a un tavolo tecnico di elaborare una riformulazione che consenta al parlamento di proseguire l’iter su basi condivise. Al momento, visto che la reazione di Mancini è successiva alla riunione tecnica, sembra che neanche il secondo incontro sia andato bene. Anzi.
Una soluzione, se si troverà, andrà trovata a stretto giro. Perché il testo della riforma è atteso alla Camera il 9 marzo, quando inizierà la discussione vera e propria. Quella politica, mai così accesa, è iniziata ieri.