Presidente Silvana Sciarra, lei è stata la prima donna, tra i giudici eletti dal Parlamento, a guidare la Consulta. Oggi, oltre ad essere socia dell’Accademia dei Lincei, lei è al vertice della Scuola superiore della magistratura. Che cosa arriva, in quelle “aule” di Villa Castel Pulci, del clima tesissimo sulla riforma della giustizia?
«Scusi se metto l’accento su quel dato che ricordava. Essere stata eletta dal Parlamento giudice costituzionale, con il quorum alto previsto dalla Costituzione, è una garanzia di indipendenza. La presidenza della Corte è insieme un privilegio e una grande responsabilità. Quella storia fa parte della mia vita professionale e personale, mi ha guidata nel nuovo ruolo. E la Scuola, posso ben dirlo, è estranea a qualunque vicenda politica, impermeabile a ogni pressione, ed è bene ovviamente che lo resti».
Lei ha detto, 48 ore fa a Castel Capuano, dinanzi a Mattarella, che “indipendenza e imparzialità” fanno funzionare la macchina della giustizia, preserva…
Presidente Silvana Sciarra, lei è stata la prima donna, tra i giudici eletti dal Parlamento, a guidare la Consulta. Oggi, oltre ad essere socia dell’Accademia dei Lincei, lei è al vertice della Scuola superiore della magistratura. Che cosa arriva, in quelle “aule” di Villa Castel Pulci, del clima tesissimo sulla riforma della giustizia?
«Scusi se metto l’accento su quel dato che ricordava. Essere stata eletta dal Parlamento giudice costituzionale, con il quorum alto previsto dalla Costituzione, è una garanzia di indipendenza. La presidenza della Corte è insieme un privilegio e una grande responsabilità. Quella storia fa parte della mia vita professionale e personale, mi ha guidata nel nuovo ruolo. E la Scuola, posso ben dirlo, è estranea a qualunque vicenda politica, impermeabile a ogni pressione, ed è bene ovviamente che lo resti».
Lei ha detto, 48 ore fa a Castel Capuano, dinanzi a Mattarella, che “indipendenza e imparzialità” fanno funzionare la macchina della giustizia, preservandone il valore sociale”. Pensa siano a rischio, con la legge Nordio-Meloni?
«Non mi esprimo, come si sa, sul merito della riforma. Trovo molto giusto tuttavia che i cittadini si informino e riflettano prima del voto. E in quel passaggio ho voluto sottolineare che quei principi sono cruciali anche per la società, noi magistrati: sono ingranaggi dello stato di diritto».
Se passasse il sì, la formazione di pm e giudici dovrebbe rimanere unitaria? Sarebbe il modo di restare fedeli alla Costituzione?
«Ricordo che nel caso di vittoria del sì, abbiamo appreso dalle parole del ministro, che la fase successiva sarà affidata a leggi ordinarie e aperta alla consultazione degli interessati. Posso solo dire che in questi due anni ho conosciuto nella Scuola una realtà unitaria, dinamica e ben organizzata, in cui si provvede a elargire formazione a un numero elevato di magistrati, non solo all’inizio ma lungo l’intero arco della loro vita professionale. Le strategie formative sono organiche, di valore, differenziate secondo le funzioni, aperte al confronto con l’Europa e con il mondo. Ecco, credo davvero sia un valore da non disperdere».
Intanto, proprio in seno alla Scuola è scoppiato un putiferio. I membri di minoranza del direttivo abbandonano i lavori, alcuni consiglieri del Csm protestano contro di lei e il procuratore Palazzi, appena entrato. È vero che il suo insediamento è stato un blitz, da lei avallato, come denunciano da destra, in vista della sua rielezione?
«Faccio davvero molta fatica a entrare in queste logiche. Chi guida un organo esercita alcune doverose prerogative: ed io posso dire di aver interpretato le regole in scienza e coscienza. Il procuratore Palazzi era stato nominato ed aveva ricevuto la notifica della decisione assunta in plenum. In altri casi si è proceduto in questo modo, in attesa che giunga la delibera sul possibile esonero dalle attività giurisdizionali. Non capisco dove sarebbe l’atto scorretto».
Per la prima volta si notano diversi giovani che rinunciano a indossare la toga. Come lo spiega: mestiere poco attrattivo o effetto della delegittimazione?
«Ci sono stati dei ripensamenti, è vero. Ma la Scuola ha conosciuto un’alta affluenza di magistrati in tirocinio negli ultimi due anni, ben 1281; e 440 sono attesi a giugno. Un dato che può ridimensionare l’aspetto di quelle defezioni. Ciò che è importante è che la Scuola non smetta di favorire il pluralismo delle opinioni e l’autonomia nel giudizio nei giudici di domani. Propensione che ho colto anche per il ciclo di conversazioni avviate con Accademici dei Lincei».
Sulla formazione c’è una speciale sintonia col presidente Mattarella. Che effetto le ha fatto ascoltare le sue parole sull’esigenza del “rispetto”, pronunciate al Csm?
«Ho colto, anche in questo caso, l’alto tono istituzionale del nostro Presidente della Repubblica. Che ha a cuore la leale collaborazione fra istituzioni preposte all’amministrazione della giustizia».
Da presidente della Consulta lei citò Dante e quel lume portato “dietro” che “a sé non giova, ma dopo sé fa le persone dotte”. E’ lecito chiedersi se la classe dirigente rifletta su quello che le riforme, non solo giustizia ma anche autonomia e premierato, lascerebbero per chi verrà dopo?
«Ho sempre amato quel passo, Dante che elogia Virgilio, sua guida, e gli riconosce il merito di illuminare chi è dietro di sé, indicando la strada per il Paradiso, senza pensare a sé stesso. Lascio a lei valutare se quella citazione può essere trasferita ad altro contesto, per riflettere su progetti di riforma in discussione. Forse, c’è un paradiso delle riforme ben fatte e un purgatorio in cui si aspira a divenire migliori come riformatori? Non so, vedremo».
Già in passato lei aveva detto: “Essenziale mantenere l’equilibrio tra i poteri dello Stato”. Un rischio che vede, oggi, ridotto o aggravato?
«Ribadisco quella affermazione e rispetto quel principio, che in realtà non abbandona mai la vita di un giurista. E come presidente della Scuola mi sono impegnata perché quel principio sia illustrato nelle sue pratiche declinazioni, senza sconfinamenti nel confronto politico. Ma anche senza mai sottovalutarne l’attualità».