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“Tradite dalla premier”. La piazza delle donne contro il ddl Bongiorno

(ansa)

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A Roma la manifestazione nazionale organizzata dai centri antiviolenza al grido di “senza consenso è sempre stupro”
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ROMA – Le donne contro la premier donna sul tema più sensibile di tutti: la violenza contro le donne stesse. «Meloni ci hai tradite, senza consenso è sempre stupro». Oltre al fucsia, oltre agli slogan, oltre al corteo gremito e arrabbiato in un pomeriggio già di primavera, è stato questo – ieri – il filo rosso della manifestazione nazionale organizzata a Roma da quasi cinquecento centri antiviolenza. Ossia quella rete capillare e preziosissima che salva la vita a donne e ragazze vittime di abusi, stupri, violenza domestica, aiutandole a reinserirsi, autonome e forti, nella società. Al grido «senza consenso è sempre stupro, meglio nessuna legge che una cattiva legge», in migliaia hanno stracciato il testo firmato dalla senatrice-avvocata Giulia Bongiorno che ha riscritto, ribaltandone il senso, la legge sul tema del consenso nei casi di stupro: legge che alla Camera era stata invece approvata all’unanimità. E “suggellata” da una stretta di mano tra Elly Schlein e Giorgia Meloni. Cardin…

ROMA – Le donne contro la premier donna sul tema più sensibile di tutti: la violenza contro le donne stesse. «Meloni ci hai tradite, senza consenso è sempre stupro». Oltre al fucsia, oltre agli slogan, oltre al corteo gremito e arrabbiato in un pomeriggio già di primavera, è stato questo – ieri – il filo rosso della manifestazione nazionale organizzata a Roma da quasi cinquecento centri antiviolenza. Ossia quella rete capillare e preziosissima che salva la vita a donne e ragazze vittime di abusi, stupri, violenza domestica, aiutandole a reinserirsi, autonome e forti, nella società. Al grido «senza consenso è sempre stupro, meglio nessuna legge che una cattiva legge», in migliaia hanno stracciato il testo firmato dalla senatrice-avvocata Giulia Bongiorno che ha riscritto, ribaltandone il senso, la legge sul tema del consenso nei casi di stupro: legge che alla Camera era stata invece approvata all’unanimità. E “suggellata” da una stretta di mano tra Elly Schlein e Giorgia Meloni. Cardine della norma - a 30 anni dalla data storica del 1996 quando davvero con una intesa bipartisan fu riscritta la legge che definì lo stupro reato contro la persona e non più contro la morale - la definizione di cosa deve essere il consenso in un rapporto sessuale. Ossia un “sì” libero e attuale. Senza quelle condizioni si tratta di violenza. Poi al Senato, su spinta della Lega ma appoggiato da tutta la Destra, il “tradimento” denunciato dalla piazza: il nuovo testo afferma che per definire uno stupro dovrà essere la donna a provare il suo dissenso all’aggressione. Dunque di nuovo la vittima al centro dell’indagine e non il violentatore.

Ma ciò che sta accadendo sul ddl Bongiorno racconta una lacerazione grave: perché sui temi della violenza, di fronte alla strage delle donne, in fondo, l’accordo aveva retto, ad esempio sul reato di femminicidio. Oggi la consonanza è andata in pezzi e le donne bocciano, senza appello, Meloni e Bongiorno. Scorrono nel cuore di Roma un’infinità di associazioni, centri, case delle donne, ci sono gli striscioni transfemministi di Non Una di Meno, «insieme siam venute, insieme torneremo, non una di meno», foltissimo il gruppo delle studentesse e degli studenti medi, sempre di più i maschi (giovani) ai cortei femministi. Sul camioncino che apre la manifestazione un gruppo di bambine e uno striscione viola con la scritta «Rabbia proteggici». E poi: «Il ddl Bongiorno, per l’uomo che non deve chiedere mai». C’è Laura Boldrini, c’è la Cgil con Maurizio Landini, ci sono le bandiere dei Cinquestelle. «Adesso sembra quasi che con l’inversione dell’onere della prova - dice Landini - se c’è uno stupro chi deve essere processata è la donna. Deve cambiare la cultura degli uomini». C’è la Uil, ci sono anche i partiti, ma in fondo al corteo, come avevano chiesto le organizzatrici. C’è Differenza Donna, con la presidente Elisa Ercoli e le avvocate Teresa Manente e Ilaria Boiano. Ercoli: «Questa è una legge per tutelare gli stupratori». C’è la grande rete “Dire” dei centri antiviolenza, c’è Elly Schlein che cammina reggendo lo striscione insieme a Valeria Valente, Livia Turco, Cecilia D’Elia, Roberta Mori e Maddalena Vianello. Schlein è netta: «Il disegno di legge Bongiorno va ritirato. Senza consenso è stupro. Senza consenso è reato. Siamo al fianco delle reti e dei centri antiviolenza, per chiedere di non fare un passo indietro sulla violenza di genere. Solo sì è sì». Aggiunge Cecilia D’Elia, senatrice Pd: «Meglio nessuna legge che una cattiva legge. Purtroppo siamo di fronte alla fine di quella trasversalità tra donne inaugurata proprio 30 anni fa contro la violenza di genere».

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