ROMA – «Mai come sul Medio Oriente Giorgia Meloni deve scegliere tra la fedeltà a Trump o il perseguimento dei nostri interessi strategici». Giuseppe Provenzano, responsabile esteri del Pd, invita il governo a cambiare rotta nei rapporti politici con l’amministrazione Usa anche alla luce dell’attacco di ieri all’Iran.
Lei come giudica l’attacco americano?
«Nessuno rimpiangerà un dittatore sanguinario. Ma qui è in gioco quale regola del mondo vogliamo darci. Noi abbiamo sempre condannato il regime putrido di Teheran che uccide i suoi figli. Siamo al fianco del popolo iraniano che lotta per la democrazia, abbiamo chiesto all’Ue di inasprire le sanzioni per isolare gli Ayatollah. Ma la strada non sono gli attacchi unilaterali, in violazione del diritto internazionale. E attenzione, proprio la storia di quella regione ci insegna che cambiare i regimi con le bombe produce drammatici fallimenti, dall’Iraq alla Libia».
Il governo non era stato avvisato dell’attacco. Crosetto addirit…
ROMA – «Mai come sul Medio Oriente Giorgia Meloni deve scegliere tra la fedeltà a Trump o il perseguimento dei nostri interessi strategici». Giuseppe Provenzano, responsabile esteri del Pd, invita il governo a cambiare rotta nei rapporti politici con l’amministrazione Usa anche alla luce dell’attacco di ieri all’Iran.
Lei come giudica l’attacco americano?
«Nessuno rimpiangerà un dittatore sanguinario. Ma qui è in gioco quale regola del mondo vogliamo darci. Noi abbiamo sempre condannato il regime putrido di Teheran che uccide i suoi figli. Siamo al fianco del popolo iraniano che lotta per la democrazia, abbiamo chiesto all’Ue di inasprire le sanzioni per isolare gli Ayatollah. Ma la strada non sono gli attacchi unilaterali, in violazione del diritto internazionale. E attenzione, proprio la storia di quella regione ci insegna che cambiare i regimi con le bombe produce drammatici fallimenti, dall’Iraq alla Libia».
Il governo non era stato avvisato dell’attacco. Crosetto addirittura è rimasto bloccato a Dubai. Pensa sia un segno di debolezza nei rapporti con gli Usa?
«Ma noi con Trump siamo diventati al massimo osservatori. La verità è che un attacco a negoziato in corso conferma l’imprevedibilità del presidente Usa. E peraltro dimostra che in Medio Oriente non è lui a decidere ma insegue le strategie di Netanyahu, che fin dall’inizio voleva far saltare ogni ipotesi negoziale e trascinare la regione in una guerra dalle conseguenze incalcolabili. È questo il mondo del Board of peace? Al governo ricordiamo che ha giurato fedeltà alla Costituzione, che all’articolo 11 ripudia la guerra per risolvere le controversie internazionali».
L’obiettivo dichiarato dell’attacco era fermare la produzione di armi nucleari, non è un motivo importante?
«Se l’obiettivo era fermare il programma nucleare, cosa su cui tutti siamo d’accordo, la via non è la guerra, ma il negoziato. E l’Europa dovrebbe avere più coraggio e orgoglio nel rivendicarlo, visto che era stata protagonista di un accordo che poi è saltato con la prima presidenza Trump».
La posizione del governo può comunque aiutare l’Italia ad avere un ruolo in Medio Oriente?
«Meloni appiattendosi su Trump rischia di tradire la tradizione storica di dialogo e diplomazia che l’Italia ha sempre avuto nel Mediterraneo. Un ruolo fondamentale anche per la nostra funzione in Europa: non parlo solo dell’autonomia mostrata nella Prima Repubblica, penso alla costruzione della pace in Libano. Oggi tutto questo appare lontanissimo, siamo l’unico grande Paese che non ha riconosciuto la Palestina e che partecipa al Board of peace, una speculazione sulle macerie di Gaza».
Ma che rischi corre il nostro Paese dal legame con Trump e dalla perdita di questo ruolo diplomatico in Medio Oriente?
«I rischi collegati a un mondo in cui non vale più alcuna regola, se non la legge del più forte. E in cui cresce l’instabilità e si rischia un’escalation pericolosissima. Non solo, come stiamo già vedendo, per le ritorsioni a cui sono esposti i nostri militari nelle tante missioni di pace alle quali abbiamo dato un contributo straordinario riconosciuto da tutti. Non solo per i contraccolpi commerciali connessi alla chiusura di Hormuz, ma soprattutto sul piano politico e nella collocazione dell’Italia nel Mediterraneo. L’instabilità e le guerre creano insicurezza e odio, che nell’area rischiamo di pagare per generazioni».
Cosa dovrebbe fare in sintesi per lei il governo?
«Lavorare per l’immediato cessate il fuoco, il ripristino del diritto internazionale e offrire sostegno a una transizione pacifica e democratica per l’Iran. Stanotte ci sarà una riunione del Consiglio di sicurezza dell’Onu. L’Italia deve tener fede al suo impegno multilaterale. Meloni la smetta di appiattirsi su Trump che è uno dei maggiori fattori di caos globale. La politica estera di un Paese come l’Italia non deve piegarsi alla brutale legge del più forte, proprio nel Mediterraneo deve essere capace di esercitare autonomia, pace e dialogo. Ne va dei nostri interessi strategici».