ROMA – Professor Roberto D’Alimonte, politologo alla Luiss, la convince il metodo adottato per la nuova legge elettorale?
«No, è scandaloso. Bisogna dire basta alle riforme istituzionali fatte a colpi di maggioranza. Però va ricordato che nel 2001 ha cominciato per primo il centrosinistra».
Con il titolo V della Costituzione?
«Lo fecero per sganciare la Lega da Berlusconi: tentativo miseramente fallito».
Poi Berlusconi l’ha fatto con il Porcellum.
«Sì, la legge elettorale confezionata da Calderoli, pure quella a maggioranza. Così come l’Italicum, voluto da Renzi».
Ora il governo è intervenuto, a un anno dal voto, perché teme il pareggio al Senato con l’attuale legge. È uno scenario realistico?
«È possibile sì che con l’attuale legge nessuno vinca le prossime elezioni visto che Pd e M5S non credo faranno l’errore del 2022 di presentarsi divisi».
Ma non è grave cambiare le regole del gioco solo perché si ha paura di non vincere?
«Lo è. Del resto siamo l’unico Paese al mondo che negli ul…
ROMA – Professor Roberto D’Alimonte, politologo alla Luiss, la convince il metodo adottato per la nuova legge elettorale?
«No, è scandaloso. Bisogna dire basta alle riforme istituzionali fatte a colpi di maggioranza. Però va ricordato che nel 2001 ha cominciato per primo il centrosinistra».
Con il titolo V della Costituzione?
«Lo fecero per sganciare la Lega da Berlusconi: tentativo miseramente fallito».
Poi Berlusconi l’ha fatto con il Porcellum.
«Sì, la legge elettorale confezionata da Calderoli, pure quella a maggioranza. Così come l’Italicum, voluto da Renzi».
Ora il governo è intervenuto, a un anno dal voto, perché teme il pareggio al Senato con l’attuale legge. È uno scenario realistico?
«È possibile sì che con l’attuale legge nessuno vinca le prossime elezioni visto che Pd e M5S non credo faranno l’errore del 2022 di presentarsi divisi».
Ma non è grave cambiare le regole del gioco solo perché si ha paura di non vincere?
«Lo è. Del resto siamo l’unico Paese al mondo che negli ultimi trent’anni ha già cambiato quattro leggi elettorali: il Mattarellum, nel 1993, non a maggioranza; il Porcellum nel 2005; l’Italicum nel 2015; il Rosatellum nel 2017».
Cosa pensa nel merito dello Stabilicum meloniano?
«La mia critica non va al premio di maggioranza in sé, ma al fatto che non sia in percentuale fissa, bensì in cifra fissa: ciò può generare distorsioni eccessive».
Cos’è la cifra fissa?
«Con questa legge chi arriva primo ottiene un premio di 70 seggi alla Camera e 35 al Senato. Il Porcellum fissava invece una soglia massima del 54 per cento di seggi. Qui questa soglia può essere superata».
Ma non c’è il limite invalicabile dei 230 deputati e dei 114 senatori?
«Sì, ma questo limite non tiene conto degli eletti all’estero, in Valle d’Aosta e Trentino Alto Adige. Il vincente così potrebbe arrivare vicino al 60 per cento. Ragion per cui alcuni giuristi definiscono questo premio incostituzionale».
Con questo premio se il centrodestra vincesse le elezioni si prenderebbe governo e Quirinale?
«Certo, cosa che non è mai riuscita nemmeno a Berlusconi».
Non è un premio distorsivo?
«Ma tutti i sistemi misti, maggioritario e proporzionale, lo sono. E questo non fa distinzione. Pensi che la Meloni col 43 per cento ha conquistato il 60 per cento dei seggi».
Perché hanno previsto il ballottaggio? Non è irrealistico pensare che nessuna delle coalizioni stia sotto il 40 per cento?
«Lo è. Ballottaggio farlocco. Ma suppongo che la Meloni lo abbia chiesto dopo aver ceduto sull’indicazione del nome del candidato premier sulla scheda. Un contentino per evitare la conta proporzionale, rischio che comunque resta».
Che effetti potrebbe avere?
«Magari non subito, ma alla lunga il ballottaggio potrebbe incentivare la creazione di terze forze che mirano a far fallire l’assegnazione del premio e quindi a far scattare l’assegnazione di tutti i seggi con il proporzionale».
Alla destra conviene inglobare Vannacci?
«Da un lato sì, dall’altro potrebbe spaventare gli elettori moderati. Bel dilemma».
E avremo un Parlamento di nominati, con nessun legame con i territori.
«Io sono sempre stato freddino sulle preferenze, ho sempre preferito i collegi uninominali».
Ma non ci sono nemmeno i collegi.
«La soluzione che si potrebbe adottare è quella delle liste flessibili, in cui si dà la possibilità all’elettore di modificare l’ordine di apparizione fissato dalle segreterie».