Referendum, Lattanzi: “L’obiettivo di Nordio è indebolire il potere giudiziario”
di Conchita SanninoCome un cavallo di Troia. La riforma sulla giustizia Nordio-Meloni è intitolata alla separazione delle carriere, ma in pancia "nasconde una furbata” per determinare “un generale indebolimento del potere giudiziario” e una “maggiore influenza della politica”.
Giorgio Lattanzi, magistrato di Cassazione e fino al 2019 presidente della Corte Costituzionale, è stato anche, a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta in via Arenula, il coordinatore dei lavori per la messa a punto del nuovo codice di procedura penale. Competenza che oggi gli permette di contestare le tesi più volte rilanciate da Nordio, Meloni e Mantovano, in un clima, rileva, di “forsennata delegittimazione dei giudici e della giustizia”.
Presidente Giorgio Lattanzi, la separazione definitiva delle carriere tra pubblici ministeri e giudici non era obbligata? Non è la prosecuzione naturale dell’adozione del codice accusatorio?
“Tesi assolutamente infondata. Che il nuovo codice abbia introdotto un processo accusatorio con la con…
Come un cavallo di Troia. La riforma sulla giustizia Nordio-Meloni è intitolata alla separazione delle carriere, ma in pancia "nasconde una furbata” per determinare “un generale indebolimento del potere giudiziario” e una “maggiore influenza della politica”.
Giorgio Lattanzi, magistrato di Cassazione e fino al 2019 presidente della Corte Costituzionale, è stato anche, a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta in via Arenula, il coordinatore dei lavori per la messa a punto del nuovo codice di procedura penale. Competenza che oggi gli permette di contestare le tesi più volte rilanciate da Nordio, Meloni e Mantovano, in un clima, rileva, di “forsennata delegittimazione dei giudici e della giustizia”.
Presidente Giorgio Lattanzi, la separazione definitiva delle carriere tra pubblici ministeri e giudici non era obbligata? Non è la prosecuzione naturale dell’adozione del codice accusatorio?
“Tesi assolutamente infondata. Che il nuovo codice abbia introdotto un processo accusatorio con la conseguente necessità di separare le carriere del pm e del giudice, è una favola. Ma dopo essere stata raccontata molte volte, la favola è divenuta, per chi l’ha ascoltata, una verità inconfutabile”.
Eppure il ministro Nordio continua a citare Giuliano Vassalli, a sostegno della propria tesi: questo passaggio era scontato. Lo stesso sottosegretario Mantovano venerdì, da Milano, lo definiva il pezzo di strada che manca da tempo. È un falso storico?
“Semplicemente non è così. Giuliano Vassalli, nella sua relazione al Senato sul disegno di legge-delega per il nuovo processo penale, aveva anzi avuto la cura di spiegare che non si trattava di un processo effettivamente accusatorio. Perché “tutto il nostro ordinamento - diceva - si esprime in senso profondamente diverso”, perciò Vassalli non poteva aver sostenuto che, essendo accusatorio, il nuovo processo andava completato con la separazione delle carriere. E mi sembra che sia contestata la stessa esistenza di quell’intervista in cui avrebbe affermato ciò”.
Perché lei dice che – se passasse il sì – ci sarebbe il rischio di un “accanimento accusatorio”?
"Perché il pm nel nostro ordinamento partecipa della cosiddetta cultura della giurisdizione, che poi è la stessa cultura del giudice. Questo significa che il suo compito non è accusare sempre e comunque: ma promuovere una giusta e corretta applicazione della legge. Il modello al quale pensa il ministro Nordio, come egli stesso dice, è invece quello di un pm trasformato in avvocato della polizia, che naturalmente avrebbe una cultura e un orientamento assai diversi”.
Il tema più spinoso: la legge prevede un'estrazione a sorte, secca, per i magistrati che andranno nei due Csm e nell’Alta Corte, e invece il sorteggio temperato per i membri di estrazione politica. È il modo per spezzare il giogo delle correnti, sostiene la destra. Perché le toghe lo guardano con estremo sospetto?
"Proprio perché in realtà sono due sorteggi diversi. Il primo avviene tra tutti i membri togati, l’altro tra le persone comprese in un elenco di professori in materie giuridiche e avvocati, che è già pre-compilato dal Parlamento”.
Che si assicurerebbe così la longa manus sui Csm e la Corte disciplinare?
“L’aver assimilato i due sorteggi mi sembra proprio una furbata immaginata per esercitare una maggiore influenza politica sugli organi in questione perché i membri di provenienza parlamentare sono comunque – come lei dice – di “estrazione politica”. La parità avrebbe richiesto per i membri non togati un sorteggio tra tutti i professori in materie giuridiche e tutti gli avvocati, non solo tra quelli selezionati dal Parlamento”.
Presidente, lei andrà a votare: cosa l’ha colpita di più di questa accesa, se non violenta, campagna referendaria?
“La forsennata delegittimazione dei giudici e in sostanza della giustizia; il criticare accanitamente ogni provvedimento che non piaceva senza neanche chiedersi se fosse conforme o meno alla legge; il voler far credere che i mali della giustizia, che pure ci sono, sarebbero curati da questo stravolgimento della Costituzione, che invece nessun effetto avrebbe sul funzionamento della giustizia”
La riforma che lei definisce “stravolgimento della Costituzione”, in sintesi, a chi serve e a cosa serve davvero?
“Certo non serve alla separazione delle carriere, che ben avrebbe potuto essere realizzata senza modificare la Costituzione. Comporta però un forte indebolimento del potere giudiziario, con una modificazione della posizione ordinamentale del pm. E, come mi pare dicesse Andreotti, a pensar male si fa peccato ma molto spesso si indovina”.