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Sviluppi della crisi in Iran, Meloni informa Mattarella. Contatti con i leader del Golfo

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La premier sente von der Leyen. Timori per la sicurezza. Tajani: reazione provocata da Teheran. Ministri oggi alle Camere. Il titolare della Difesa torna da solo con un volo di Stato: “Pagato il triplo”
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Gli italiani bloccati a Dubai. I rischi per le navi militari italiane nell’area di crisi, quelli dei soldati presenti nel Golfo. L’escalation commerciale che potrebbe innescarsi con il blocco dello Stretto di Hormuz. Giorgia Meloni discute con Sergio Mattarella sugli effetti dell’offensiva di Stati Uniti e Israele contro l’Iran. E sul potenziale salto di qualità del conflitto che potrebbe derivare dalla reazione di Teheran. La premier lo fa anche sulla base delle informazioni raccolte nei colloqui con i leader dei paesi del Golfo (ha sentito il re di Giordania e il sultano dell’Oman) e con Bruxelles. Il quadro che emerge, nelle parole di Antonio Tajani, è di una Europa che, pur invocando de-escalation, considera il raid contro l’ayatollah Ali Khamenei un passaggio destinato a cambiare gli equilibri interni di Teheran. Ma il punto, a palazzo Chigi, è cosa accadrà adesso.

Il primo snodo è Hormuz. Le minacce iraniane al traffico marittimo vengono definite «sconsiderate» dalle cancel…

Gli italiani bloccati a Dubai. I rischi per le navi militari italiane nell’area di crisi, quelli dei soldati presenti nel Golfo. L’escalation commerciale che potrebbe innescarsi con il blocco dello Stretto di Hormuz. Giorgia Meloni discute con Sergio Mattarella sugli effetti dell’offensiva di Stati Uniti e Israele contro l’Iran. E sul potenziale salto di qualità del conflitto che potrebbe derivare dalla reazione di Teheran. La premier lo fa anche sulla base delle informazioni raccolte nei colloqui con i leader dei paesi del Golfo (ha sentito il re di Giordania e il sultano dell’Oman) e con Bruxelles. Il quadro che emerge, nelle parole di Antonio Tajani, è di una Europa che, pur invocando de-escalation, considera il raid contro l’ayatollah Ali Khamenei un passaggio destinato a cambiare gli equilibri interni di Teheran. Ma il punto, a palazzo Chigi, è cosa accadrà adesso.

Il primo snodo è Hormuz. Le minacce iraniane al traffico marittimo vengono definite «sconsiderate» dalle cancellerie europee. Da lì passa una quota decisiva del petrolio mondiale: un blocco, anche solo parziale o temporaneo, significherebbe impennata dei prezzi, tensione sulle forniture, nuove pressioni su inflazione e crescita. Per un Paese importatore come l’Italia, l’effetto sarebbe immediato. Non è un caso che oggi Tajani e Crosetto — che ha già ieri ha avuto una serie di contatti con i leader delle opposizioni per fare il punto sulla situazione — riferiranno in Parlamento davanti alle commissioni Esteri e Difesa del Senato e a quella Esteri della Camera. Un’informativa che inevitabilmente avrà al centro la sicurezza, la tutela degli interessi economici, protezione delle rotte commerciali. Mentre Matteo Salvini esulta comunque: «Chi ha attacco l’Iran ha fatto bene».

Sul piano interno, l’attenzione è altissima. Le parole arrivate dal Bundestag — «non si possono escludere cellule dormienti» — vengono prese sul serio anche a Roma. L’allerta è massima su obiettivi sensibili e luoghi simbolo. Il timore è quello dei lupi solitari o di reti riattivate. Ambasciate, sedi diplomatiche, basi militari ma anche stabilimenti industriali e aziende coinvolte nella filiera della difesa sono sotto monitoraggio. L’ipotesi che la guerra possa avere un’eco sul territorio europeo non viene esclusa da nessuno seppur — fanno notare a Repubblica qualificate fonti dell’Antiterrorismo — non si sia registrato in queste ore alcun elemento concreto di preoccupazione.

Sul fronte politico interno, però, l’emergenza si intreccia con la polemica. Rientra in Italia il ministro della Difesa Guido Crosetto, rimasto a Dubai allo scoppio della crisi. Dopo un trasferimento via terra fino a Mascate, è tornato con un volo di Stato partito da Pratica di Mare lasciando la famiglia a Dubai. «Ho bonificato un importo triplo rispetto alla tariffa prevista», rivendica, per evitare contestazioni sull’uso del Gulfstream G550 del 31° Stormo.

Le opposizioni attaccano, parlano di inadeguatezza e chiedono chiarimenti. «Una situazione grottesca che merita di essere chiarita», dice dal Copasir il senatore di Italia Viva, Enrico Borghi. Crosetto replica di aver pagato «tre volte» il costo previsto per i passeggeri ospiti. Ma il punto politico resta: al di là del biglietto versato, il volo ad hoc — mobilitato in piena emergenza — ha un costo complessivo ben più elevato per l’amministrazione.

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