Il leader del M5s Giuseppe Conte lo chiama il «sovvertimento dell’ordinamento democratico». Non solo il Colle più alto: la legge elettorale che si sta apparecchiando la destra consegna a chi arriva primo alle prossime elezioni la possibilità di scegliersi in splendida solitudine anche i giudici della Consulta e i consiglieri del Csm (se la riforma Nordio fosse bocciata). Le figure che la Costituzione tutela con un quorum di garanzia: almeno i 3/5 del Parlamento. Soglia che il Melonellum renderebbe facile da raggiungere, grazie a un bottino secco di 70 seggi alla Camera e 35 al Senato: il «premio di onnipotenza», lo definisce il senatore dem Dario Parrini. Eccessivo anche per ragioni storiche: «La Carta è modellata sul proporzionale, tale era la legge elettorale messa a punto dalla Costituente», spiega Federico Fornaro, deputato Pd e autore di saggi sui sistemi di voto: «Con un premio di maggioranza così consistente si banalizza il quorum di garanzia». Numeri da rivedere, allora, insis…
Il leader del M5s Giuseppe Conte lo chiama il «sovvertimento dell’ordinamento democratico». Non solo il Colle più alto: la legge elettorale che si sta apparecchiando la destra consegna a chi arriva primo alle prossime elezioni la possibilità di scegliersi in splendida solitudine anche i giudici della Consulta e i consiglieri del Csm (se la riforma Nordio fosse bocciata). Le figure che la Costituzione tutela con un quorum di garanzia: almeno i 3/5 del Parlamento. Soglia che il Melonellum renderebbe facile da raggiungere, grazie a un bottino secco di 70 seggi alla Camera e 35 al Senato: il «premio di onnipotenza», lo definisce il senatore dem Dario Parrini. Eccessivo anche per ragioni storiche: «La Carta è modellata sul proporzionale, tale era la legge elettorale messa a punto dalla Costituente», spiega Federico Fornaro, deputato Pd e autore di saggi sui sistemi di voto: «Con un premio di maggioranza così consistente si banalizza il quorum di garanzia». Numeri da rivedere, allora, insistono le opposizioni. E Fratelli d’Italia, a sorpresa, apre alle modifiche: «Preferenze e consistenza del premio sono sul tavolo, se ne può discutere», dice il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli. E se due indizi fanno una prova: ecco la disponibilità rilanciata da Alberto Balboni, presidente meloniano della commissione Affari costituzionali del Senato: «Si può certamente ragionare sull’entità del premio, il disegno di legge non è immodificabile».
Seppure, va detto, il centrodestra nel complesso consideri l’allarme «maxi-premio» ingiustificato. Vedi il sottosegretario leghista Claudio Durigon: «A me pare che i numeri siano equi, l’obiettivo è la stabilità». E così pure FI: «Non vedo la necessità di rivedere un premio già risicato», commenta Stefano Benigni, tra gli “ingegneri” del testo depositato alla Camera e al Senato: «Se preferiscono lo stallo o i governi di larghe intese, ce lo dicano». Il partito di Antonio Tajani, al più, valuta emendamenti sul ballottaggio, tutto da oliare: la bozza, per dirne una, non chiarisce cosa succede se una coalizione vince al Senato e non alla Camera, o viceversa. Problema serio, quello sì. «Altro che il premio», aggiunge il portavoce di Fi Raffaele Nevi: «Non si capisce il problema, se vince il centrosinistra avranno loro i numeri per eleggere il Capo dello Stato». Ipotesi che Conte rigetta: «Non è corretto che chi vince prenda tutto e nomini gli organi di garanzia», dice. Siano pure le «forze progressiste».
Le forze progressiste. Entità ancora astratta. Che però proprio la legge elettorale potrebbe mettere con le spalle al muro. Soprattutto se il testo dovesse confermare l’obbligo di depositare il candidato presidente del Consiglio con le liste della coalizione. Come si sceglierà? «Le modalità le decideremo insieme agli alleati», dice la segretaria Pd Elly Schlein, disponibile, ribadisce, a pensare a «primarie di coalizione», paroline magiche. Su cui si tengono le mani libere i Cinquestelle: «Al momento opportuno troveremo la quadra con l’unico obiettivo – assicura la neo vicepresidente Vittoria Baldino – di portare il nostro Paese fuori da questa deriva servile con i forti e prepotente con i deboli». Scalpitano decisamente di più gli junior partner costretti ad assistere al poker tra Conte-Schlein. E così uno spazientito Angelo Bonelli, co-leader di Avs, manda un messaggio in bottiglia agli alleati: «Gradirei almeno che i leader del centrosinistra si potessero vedere ogni tanto per discutere di tutto, dalla legge elettorale a quello che sta accadendo nel mondo: il Paese sta andando contro un muro, francamente non mi pare possibile che ci si parli con le agenzie». E dunque: sveglia. Cominciare subito, prima possibile. Anche perché tutto da costruire, o almeno consolidare, è ancora il «tavolo sui punti programmatici», aggiunge la senatrice di Iv Raffaella Paita. «Anche perché», concorda e chiosa il segretario di +Europa Riccardo Magi: «Le primarie non è che si fanno a freddo». E il tempo scorre, veloce verso le prossime politiche.