«La guerra è tornata a spargere sangue nel mondo, anche non lontano dall’Italia. Si confrontano due modi contrapposti di pensare: quello di preoccuparsi soltanto dei propri interessi, imponendosi sugli altri, e quello di condividere invece difficoltà e opportunità, per cercare di conseguire successi insieme».
Bisogna non rassegnarsi alla prima logica, ammonisce Sergio Mattarella. Al Quirinale il presidente della Repubblica consegna le onorificenze al merito della Repubblica a 31 cittadini che si sono distinti per atti di eroismo e impegno civile. Tra loro c’è anche il vincitore del Festival di Sanremo 2020, Antonio Diodato. Mattarella elogia questi italiani campioni di «umanità, solidarietà, condivisione», perché trasmettono «fiducia e speranza in un tempo in cui abbiamo grande bisogno di fiducia e di speranza». Poi, inevitabilmente, accenna alla guerra. «Particolarmente in questo nostro tempo è necessario rifuggire, abbattere i muri della paura, dell’indifferenza, della rassegnazione…
«La guerra è tornata a spargere sangue nel mondo, anche non lontano dall’Italia. Si confrontano due modi contrapposti di pensare: quello di preoccuparsi soltanto dei propri interessi, imponendosi sugli altri, e quello di condividere invece difficoltà e opportunità, per cercare di conseguire successi insieme».
Bisogna non rassegnarsi alla prima logica, ammonisce Sergio Mattarella. Al Quirinale il presidente della Repubblica consegna le onorificenze al merito della Repubblica a 31 cittadini che si sono distinti per atti di eroismo e impegno civile. Tra loro c’è anche il vincitore del Festival di Sanremo 2020, Antonio Diodato. Mattarella elogia questi italiani campioni di «umanità, solidarietà, condivisione», perché trasmettono «fiducia e speranza in un tempo in cui abbiamo grande bisogno di fiducia e di speranza». Poi, inevitabilmente, accenna alla guerra. «Particolarmente in questo nostro tempo è necessario rifuggire, abbattere i muri della paura, dell’indifferenza, della rassegnazione». Poi ecco l’affondo contro chi pensa solo al proprio particulare; «interessi» è la parola chiave dell’intervento. Non cita Trump o Netanyahu. Ma l’identikit è quello. Solo loro che mandano in frantumi il multilateralismo. Una constatazione che rivela la profonda preoccupazione con cui al Quirinale si guarda all’attacco Usa-Israele in Iran.
Mattarella parla a braccio: «È necessario vincere la tentazione dell’isolamento. Si vive in una comunità non in un insieme anonimo di individui che si ignorano a vicenda, indifferenti gli uni agli altri. Non dobbiamo rassegnarci, né pensare che siano derive inevitabili. Al contrario, occorre aver fiducia. Perché il senso di comunità, la capacità di affrontare difficoltà, che a taluni appaiono insormontabili, sono più forti delle circostanze e degli eventi negativi. E l’Italia di queste doti ne ha grande abbondanza». Queste storie possono essere d’ispirazione agli altri. Il bene è virtuoso. Perché «la scelta di non ignorare le esigenze degli altri fanno crescere la vita della società. Rendono anche più forti le istituzioni».
Poi il presidente posa con i premiati per la foto di gruppo di rito. Trentuno storie di nobiltà civile. Come quella di Mauro Glorioso 26 anni, che da ieri cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica italiana «per non essersi arreso alle avversità della vita. Camminando con alcuni amici lungo i Murazzi di Torino è stato colpito da una bicicletta lanciata da alcune persone; Mauro, pur riportando gravi menomazioni, ha ripreso il suo percorso di studi fino a conseguire la laurea in Medicina e Chirurgia, dimostrando grande determinazione e tenacia». O come quella di Tiziana Roggio, 38 anni, siciliana di Augusta, premiata «per aver portato le proprie professionalità mediche al di là dei confini nazionali, divenendo fonte di speranza per i pazienti delle aree più povere e svantaggiate del mondo. Roggio, chirurgo plastico, l’anno scorso tra maggio e giugno è stato il primo medico volontario italiano a recarsi nella Striscia di Gaza, nell’ospedale Nasser, operando anche bambini che avevano riportato ferite gravemente invalidanti, e dando loro una speranza.