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Meloni all’evento sul voto alle donne boccia le quote rosa

La premier Giorgia Meloni all’evento 'Voto alle donne. La democrazia italiana compie 80 anni' 

 

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La leader al convegno per ricordare gli 80 anni dal primo voto femminile organizzato dalla destra. Giuli: “Lei è speciale”
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Ma che bello il voto alle donne, di cui si celebra l’ottantesimo anniversario. Le file ai seggi, il film C’è ancora domani della Cortellesi, evviva. Anche il governo sovranista si ricorda dell’anniversario, ma al convegno organizzato dai ministri Abodi e Roccella alla Casa delle armi del Foro Italico (già Foro Mussolini), nessuno si prende la briga di ricordare per quale strana ragione — ci sarà forse stata una dittatura? — le italiane abbiano dovuto aspettare il 1946 per esprimere il loro diritto. Eppure a parlare sono in tanti, da Giorgia Meloni in giù c’è praticamente tutto il governo, unica foglia di fico non di destra è la sindaca di Perugia, Vittoria Ferdinandi, per il resto persino le giornaliste sul palco sono tutte sovraniste, aderenti all’associazione d’area Giornaliste italiane.

Il succo di tutto questo celebrare viene subito spremuto in apertura dalla cerimoniera Eugenia Roccella, senza girarci intorno: «Il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, rappresenta oggi qui p…

Ma che bello il voto alle donne, di cui si celebra l’ottantesimo anniversario. Le file ai seggi, il film C’è ancora domani della Cortellesi, evviva. Anche il governo sovranista si ricorda dell’anniversario, ma al convegno organizzato dai ministri Abodi e Roccella alla Casa delle armi del Foro Italico (già Foro Mussolini), nessuno si prende la briga di ricordare per quale strana ragione — ci sarà forse stata una dittatura? — le italiane abbiano dovuto aspettare il 1946 per esprimere il loro diritto. Eppure a parlare sono in tanti, da Giorgia Meloni in giù c’è praticamente tutto il governo, unica foglia di fico non di destra è la sindaca di Perugia, Vittoria Ferdinandi, per il resto persino le giornaliste sul palco sono tutte sovraniste, aderenti all’associazione d’area Giornaliste italiane.

Il succo di tutto questo celebrare viene subito spremuto in apertura dalla cerimoniera Eugenia Roccella, senza girarci intorno: «Il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, rappresenta oggi qui plasticamente dove le donne possono arrivare e cosa possono fare. Questo è quello che oggi festeggiamo, perché possono avere tutto».

Il refrain dei vari interventi è suonato sullo stesso spartito, come se il voto alle donne fosse stato il necessario primo capitolo del grande romanzo italiano di Giorgia Meloni. Anche il ministro della Cultura Alessandro Giuli non si sottrae al rituale dell’incenso, seppure asperso con i consueti toni alati che lo distinguono dalla massa dei colleghi: «In Italia abbiamo avuto bisogno di una donna speciale per riaffermare e riabilitare la sovranità popolare, raggiungere il consenso e riunire il consenso al potere: questa donna è a palazzo Chigi». Poi si lancia in un lungo ritratto della pioniera dell’archeologia, Ersilia Caetani Locatelli, che con il voto alle donne sembra un po’ fuori tema (morì nel 1925 e al suffragio femminile preferiva le tombe etrusche) ma tanto le scolaresche presenti non lo stanno nemmeno a sentire.

Dopo le campionesse Deborah Compagnoni e Francesca Lollobrigida, che esalta il suo essere mamma e atleta e già annuncia di cercare la prossima gravidanza, dopo che il ministro Luca Ciriani ci ha spiegato l’importanza di «ricucire le pagine della nostra storia, perché non esistono morti di serie A e di serie B», che non si capisce che cosa c’entrino i repubblichini morti con il voto alle donne, dopo un’ora di elogi alle Meloni, finalmente è il turno della protagonista, il presidente del Consiglio (rigorosamente al maschile in tutti gli interventi), proprio lei, la 22esima costituente Giorgia Meloni. Che approfitta della cerimonia per una filippica contro le quote rosa, lo strumento che ha permesso a Comuni e Regioni di non essere al 99 per cento maschili e alle aziende della Nazione — come la chiama lei — di avere qualche donna nei cda. Ma no, a Meloni non piacciono: «Garantire le pari opportunità e una società autenticamente meritocratica è una battaglia che dobbiamo ancora vincere, non potremo farlo davvero fin quando saremo costretti a credere che le donne abbiano bisogno di quote o di meccanismi di favore, perché io penso che la vera libertà rimanga potersi guadagnare sul campo la propria posizione e non aspettare che venga concessa».

Con Arisa chiamata a cantare a cappella l’inno d’Italia, tutti in piedi con la mano sul cuore, il convegno sovranista può chiudere in bellezza. Non prima che Roccella ricordi che andare a votare «per le politiche ma anche per il referendum» è il modo «per onorare le donne che hanno aperto la strada». Purché si voti sì, è chiaro.

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