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Crosetto, Fratoianni: “Superficialità andare senza scorta, ha messo a rischio sè e gli altri”

Nicola Fratoianni, Avs

 (ansa)

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Il co-leader di Avs: “Il fatto che fosse in un teatro di guerra senza saperlo ci dice molto del nostro rapporto con gli Stati Uniti. Subalterni e assolutamente irrilevanti”
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ROMA – La domanda è: il ministro della Difesa può andare, senza scorta, in vacanza, senza un’organizzazione di sicurezza, in un luogo che si immaginava potesse diventare uno scenario di guerra? La sicurezza, le scorte, servono a proteggere i singoli, certo. Ma anche le persone con cui entrano in contatto. E sono un presidio per il ruolo che quelle persone ricoprono, dunque per tutti i cittadini. Colpire un ministro significa colpire la democrazia di un Paese. Ecco perché non si può essere superficiali su queste questioni. Il punto politico di questa storia sta qui». Nicola Fratoianni, co-leader di Avs, non ha voglia di entrare in polemiche personali con il ministro Guido Crosetto – «non mi interessa cosa è successo a Dubai» – ma è convinto che la vicenda ponga un problema politico non di poco conto. «Dobbiamo sapere con chiarezza se le procedure di sicurezza sono state rispettate. Che misure sono state prese, se sono state prese. Chi ha valutato i rischi di quel viaggio. Ci sono tropp…

ROMA – La domanda è: il ministro della Difesa può andare, senza scorta, in vacanza, senza un’organizzazione di sicurezza, in un luogo che si immaginava potesse diventare uno scenario di guerra? La sicurezza, le scorte, servono a proteggere i singoli, certo. Ma anche le persone con cui entrano in contatto. E sono un presidio per il ruolo che quelle persone ricoprono, dunque per tutti i cittadini. Colpire un ministro significa colpire la democrazia di un Paese. Ecco perché non si può essere superficiali su queste questioni. Il punto politico di questa storia sta qui». Nicola Fratoianni, co-leader di Avs, non ha voglia di entrare in polemiche personali con il ministro Guido Crosetto – «non mi interessa cosa è successo a Dubai» – ma è convinto che la vicenda ponga un problema politico non di poco conto. «Dobbiamo sapere con chiarezza se le procedure di sicurezza sono state rispettate. Che misure sono state prese, se sono state prese. Chi ha valutato i rischi di quel viaggio. Ci sono troppe cose che non tornano, anche nei tempi».

Per esempio?

«È stato organizzato un bilaterale con il ministro della Difesa. Da quanto si sapeva? Chi lo sapeva? Qualcuno sapeva dunque di questo? Non lo ha trovato rischioso? Un bilaterale non è un caffè tra amici. Accanto a tutto questo c’è poi un gigantesco problema sul posizionamento politico dell’Italia».

A cosa fa riferimento?

«Il fatto che il ministro della Difesa fosse in un teatro di guerra senza saperlo ci dice molto del nostro rapporto con gli Stati Uniti. Subalterni ma assolutamente irrilevanti. E anche afoni».

Perché afoni?

«Perché non rispondono a una domanda semplice: condannate o no l’attacco unilaterale americano e israeliano? Il governo Meloni dà un giudizio politico su questa ennesima violazione del diritto internazionale? Come opposizioni abbiamo chiesto questo. Non un’analisi, non un commento tecnico. Una parola chiara. E invece nessuna risposta. Sembra che i ministri si comportino da commentatori o da analisti, non da membri di un governo. Ma qui non siamo in un talk show: siamo di fronte a una gigantesca questione politica».

Non teme che questa posizione venga letta come una difesa del regime iraniano?

«Siamo di fronte a una violazione inaccettabile del diritto internazionale, punto. Questo non c’entra nulla con il giudizio che tutti abbiamo, e che spero sia unanime, sul regime degli ayatollah: un regime odioso, illiberale, violento. Si può essere radicalmente contrari a quel regime e allo stesso tempo criticare con durezza un atto unilaterale. Se qualcuno si arroga il diritto di fare il gendarme del mondo c’è un problema enorme. La storia recente ci insegna che la democrazia non si esporta con le bombe: dopo le bombe arrivano più fondamentalismo e più destabilizzazione. Afghanistan e Iraq dovrebbero averci insegnato qualcosa».

C’è anche il tema di un possibile coinvolgimento italiano?

«È esattamente questo il punto. Se il ministro Crosetto dice che, qualora arrivasse una richiesta, si valuterebbero azioni congiunte, allora lo si dica chiaramente al Paese. Ci vogliono portare in guerra? Oggi l’Italia è esposta a una brutta figura: si parla di Meloni come “pontiera” con Trump, ma poi non veniamo nemmeno degnati di una parola chiara. Questa assenza di posizione è già una posizione. Ed è un problema politico enorme».

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