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Giustizia, il duello tra Meloni e Schlein. “Riforma giusta”, “indebolisce i pm”

Il ministro della Giustizia Carlo Nordio

 (ansa)

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La premier al Tg5 contro il no: “Hanno bisogno di mentire”. Schlein: “La giustizia non migliorerà”. Cgil, 7 marzo mobilitazione
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ROMA – «È una riforma giusta, rafforza lo stato di diritto». Giorgia Meloni ora punta il dito contro i no che preoccupano. Quelli del fronte opposto, accusa parlando al Tg5, «hanno bisogno di mentire. È falso che vogliamo sottomettere la giustizia al potere politico». Invece, insiste Elly Schlein, da Torino, «la riforma non serve ai cittadini, ma ha un unico scopo: indebolire i magistrati rispetto alla politica».

Duello a distanza. La premier, intervistata da Mediaset, carica gli italiani al referendum del 22 e 23 marzo. «Quel voto deve riguardare tutti. I giudici decidono su immigrazione, sicurezza, salute, lavoro». Meloni difende la separazione tra pm e giudici, «funziona così in tutta Europa, è l’Italia che è rimasta indietro». Celebra il sorteggio, «che libera i magistrati dai condizion…

ROMA – «È una riforma giusta, rafforza lo stato di diritto». Giorgia Meloni ora punta il dito contro i no che preoccupano. Quelli del fronte opposto, accusa parlando al Tg5, «hanno bisogno di mentire. È falso che vogliamo sottomettere la giustizia al potere politico». Invece, insiste Elly Schlein, da Torino, «la riforma non serve ai cittadini, ma ha un unico scopo: indebolire i magistrati rispetto alla politica».

Duello a distanza. La premier, intervistata da Mediaset, carica gli italiani al referendum del 22 e 23 marzo. «Quel voto deve riguardare tutti. I giudici decidono su immigrazione, sicurezza, salute, lavoro». Meloni difende la separazione tra pm e giudici, «funziona così in tutta Europa, è l’Italia che è rimasta indietro». Celebra il sorteggio, «che libera i magistrati dai condizionamenti», senza tuttavia aggiungere che la stessa lotteria secca non funzionerà per i “laici” preselezionati dai politici. E rivendica il meccanismo della Corte disciplinare: «Chi sbaglia viene giudicato da un organismo terzo». Insomma, «una riforma più che giusta». Tesi che viene letteralmente rovesciata dalla segretaria dem. «Norme che non velocizzano i processi, non assumono il personale che manca. I cittadini che non si fanno prendere in giro sanno che la legge punta a colpire l’autonomia dei magistrati», ribatte Schlein. Sulla stessa linea il segretario Cgil, Landini, che rivendica la coerenza «nel fermare chi vuole cambiare la Costituzione: nel 2006 Berlusconi, nel 2016 Renzi». E lancia per il 7 «la mobilitazione per il referendum e per i diritti dei rider: i magistrati liberi non hanno timore di opporsi alle multinazionali».

La settimana si apre tra altre scintille. Da ieri, via alla maratona del sì in piazza Cavour, di fronte alla Cassazione. C’è molta Forza Italia, ma più politici, che cittadini. Francesca Scopelliti legge una lettera a Gratteri («Spero lei si ravveda»), parlando a nome di Enzo Tortora. E Paolo Barelli, capogruppo FI alla Camera, attacca: «Noi siamo in strada, fuori, a confrontarci. Loro invece dentro», allude al comitato del no dell’Anm. Il cui presidente, l’avvocato Enrico Grosso, manda a dire al Ministero: «Noi non daremo i nomi dei nostri finanziatori, sono tutelati dalla privacy e hanno fatto donazioni solo tra 20 e 100 euro». Dallo stesso schieramento, l’osservatorio del comitato Bachelet denuncia gravi violazioni.

Ad Aversa, il fronte del sì «ha addirittura conferito i crediti formativi a chi partecipava al dibattito». E intanto continua la «gravissima mancanza dell’Agcom: a 20 giorni non arrivano dati sulle presenze radio e tv». Tira brutta aria, dice anche Pierluigi Bersani. «Dire sì alla riforma significa avallare la rottura di equilibrio tra i poteri. A cui farà seguito una legge elettorale di quella natura, poi premierato, autonomia differenziata». Ergo: «col 20 per cento dei consensi reali, si prenderebbero tutto, compreso Quirinale e Consulta».

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