Salone Garibaldi del Senato, primo pomeriggio. La senatrice leghista Giulia Bongiorno ha appena lasciato la commissione Giustizia, dove è iniziato un nuovo ciclo di audizioni sul disegno di legge contro la violenza sessuale. L’ultima versione proposta dall’avvocata leghista – con la «volontà contraria all’atto sessuale» al posto del «consenso libero e attuale» – ha messo sul piede di guerra le femministe che sabato scorso sono scese in piazza, accompagnate dalle opposizioni. E parlando con Repubblica, Bongiorno si difende, anzi contrattacca: «Purtroppo molte delle persone che partecipano alle manifestazioni temo non siano informate sul testo perché continuano a dire che prevede un dissenso manifesto, sfiderei chiunque a trovare quest’espressione» nell’articolato. A chi accusa il provvedimento di far gravare sulla donna l’onore della prova, la senatrice del Carroccio replica netta: «Non c’è niente del genere. Il giudice deve accertare la volontà. Consenso o dissenso si squagliano dentr…
Salone Garibaldi del Senato, primo pomeriggio. La senatrice leghista Giulia Bongiorno ha appena lasciato la commissione Giustizia, dove è iniziato un nuovo ciclo di audizioni sul disegno di legge contro la violenza sessuale. L’ultima versione proposta dall’avvocata leghista – con la «volontà contraria all’atto sessuale» al posto del «consenso libero e attuale» – ha messo sul piede di guerra le femministe che sabato scorso sono scese in piazza, accompagnate dalle opposizioni. E parlando con Repubblica, Bongiorno si difende, anzi contrattacca: «Purtroppo molte delle persone che partecipano alle manifestazioni temo non siano informate sul testo perché continuano a dire che prevede un dissenso manifesto, sfiderei chiunque a trovare quest’espressione» nell’articolato. A chi accusa il provvedimento di far gravare sulla donna l’onore della prova, la senatrice del Carroccio replica netta: «Non c’è niente del genere. Il giudice deve accertare la volontà. Consenso o dissenso si squagliano dentro la parola volontà».
E tuttavia Bongiorno ammette dei dubbi. Concede che «questo testo unificato» non sarebbe stato la sua «prima scelta»: «La mia prima opzione – spiega – sarebbe stata il consenso riconoscibile, poi ci siamo però trovati di fronte l'opposizione del Pd». Perché considerava la formulazione un passo indietro nella tutela della donne. La riscrittura attuale, però, ha portato il centrosinistra su barricate ancora più alte. Sempre più distanti le posizioni. A parole, la presidente della commissione Giustizia apre uno spiraglio: «È un testo che può essere migliorato, non è cristallizzato, io stessa ho in mente alcune correzioni». Con un avviso ai naviganti (che però rende arduo l’accordo con le opposizioni): «Indietro alla versione della Camera non si torna». Perentoria.
Le critiche? Rimbalzano. «Reputo insensato che si parli senza leggere i documenti». «Insensato», dice, pure il letame lasciato da alcune attiviste davanti al suo ufficio milanese per protestare contro la sua riscrittura del ddl. Episodio su cui però si concede una battuta: «Io esprimo il mio dissenso verso chi ha messo il letame, ma potrei anche non avere dato il consenso: come vede mettermi il letame davanti al palazzo sempre contro la mia volontà sarebbe».