Più che i voli pindarici, o le esternazioni choc, stavolta è l’atterraggio a creargli imbarazzi. L’elicottero della Guardia di Finanza che martedì scorso ha portato Carlo Nordio da Bari a Potenza mette letteralmente fuori uso il campo di calcio “Federale” del capoluogo lucano dove il ministro della Giustizia ha in agenda l’ennesima tappa della sua campagna referendaria. Quel tipo di impianto non regge, evidentemente, al peso del mezzo, e al vento sollevato dalle pale: il manto verde sintetico si solleva del tutto, la distesa erbosa diventa un enorme panno ripiegato su se stesso. Il campo di Potenza resta chiuso da 48 ore, disagi per le società sportive che ne parlano sui social, attività e settori giovanili costretti a trasferirsi altrove: mentre dal centrosinistra scattano proteste e interrogazioni parlamentari. Perché si usa un elicottero per coprire un’ora e 40 di strada. Perché entra in gioco la Finanza, se il ministro era in veste di testimonial autorevole del sì. Quando e chi ri…
Più che i voli pindarici, o le esternazioni choc, stavolta è l’atterraggio a creargli imbarazzi. L’elicottero della Guardia di Finanza che martedì scorso ha portato Carlo Nordio da Bari a Potenza mette letteralmente fuori uso il campo di calcio “Federale” del capoluogo lucano dove il ministro della Giustizia ha in agenda l’ennesima tappa della sua campagna referendaria. Quel tipo di impianto non regge, evidentemente, al peso del mezzo, e al vento sollevato dalle pale: il manto verde sintetico si solleva del tutto, la distesa erbosa diventa un enorme panno ripiegato su se stesso. Il campo di Potenza resta chiuso da 48 ore, disagi per le società sportive che ne parlano sui social, attività e settori giovanili costretti a trasferirsi altrove: mentre dal centrosinistra scattano proteste e interrogazioni parlamentari. Perché si usa un elicottero per coprire un’ora e 40 di strada. Perché entra in gioco la Finanza, se il ministro era in veste di testimonial autorevole del sì. Quando e chi risarcirà il danno.
Enzo Amendola, deputato del Pd, chiede ai ministri Matteo Salvini, per i Trasporti, e Andrea Abodi, per lo Sport, oltre che a Nordio, «perché sia stato autorizzato l’atterraggio e se siano state rispettate le prescrizioni», visti i rigidi protocolli Enac «sull’utilizzo di superfici in sintetico». Per Nicola Fratoianni di Avs, «prosegue la strepitosa campagna di Nordio, solo che i danni li pagano i cittadini». E la dem Debora Serracchiani, in un’altra interrogazione rivolta anche al Mef di Giorgetti, chiede tra l’altro, «motivazioni, modalità di autorizzazione, costi dell’operazione». Fonti delle Fiamme Gialle si limitano a precisare con Repubblica che il velivolo era stato richiesto «per motivi istituzionali». Mentre da via Arenula precisano che il ministro, nella due giorni tra Bari e Potenza, «ha incontrato anche vertici degli uffici giudiziari».
Uno scontro che aggrava il carico di polemiche sulle ragioni del sì e del no. Il Guardasigilli infatti torna a promettere: «La giustizia migliorerà, con la riforma avremo processi più veloci». E spiega: «Questo potrà avvenire perché avremo uffici più efficienti e l’attività disciplinare più rigorosa, nell’Alta Corte, quindi giudici più responsabili». Bugie, gli contesta Benedetta Tobagi, dal comitato del no di Giovanni Bachelet. «Nordio non nomina l’elefante nella stanza, la cronica carenza di personale e risorse – dice la storica – abbiamo solo 30mila amministrativi a fronte dei 46mila che servono, in alcuni uffici manca il 50 per cento del personale». È battaglia anche in Parlamento: il M5s attacca la «scorrettezza di FdI che approfitta di uno spazio in diretta tv del question time per mettersi le spillette per il sì», quindi sollevano a Montecitorio sei cartelli per il “no”, subito rimossi. Intanto, continua il pressing in procura a Roma contro i manifesti dell’Anm, per cui è stato denunciato anche il presidente Parodi. Nicolò Zanon lancia con solennità «il comitato di sanitari per il sì» per gli ospedalieri. Dal fronte del no parte il meme (poi rimosso), «che raffigura water e bidet», lamenta l’ex vicepresidente della Consulta. Che poi non resiste: «Bachelet, è il caso di dire: l’hai fatta fuori dal vaso».