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Post per il sì con Meloni contro i giudici “pro-stupratori”. FdI pubblica poi cancella

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Di Biase (Pd) attacca: “Indecente, usa violenza donne per fare campagna elettorale”
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Appello al voto, il governo chiama elettoralmente alle armi. La destra è preoccupata dai sondaggi che continuano a tracciare il costante inseguimento dei no o il testa a testa con i sì. Il vicepremier Tajani dà il suo allarme: «Non possiamo permetterci di stare fermi. Ogni deputato, senatore, consigliere comunale, sindaco dia il massimo. Casa per casa, non si vince con i sondaggi». E la stessa premier avverte che è bene trovarli «quei cinque minuti» per andare a votare. Perché, spiega Giorgia Meloni, ospite in radio, Rtl 102.5: se un cittadino crede nella giustizia da riformare e nella «separazione delle carriere» e poi il 22 e il 23 marzo non si recasse alle urne, «non potrebbe più lamentarsi».

Meloni spiega che la sinistra «non ha argomenti» per respingere la riforma, «non sa cosa dire» e politicizza lo scontro. La consegna è: pressing ad alto volume. Così diventa un caso anche il post pubblicato - e poi scomparso - sul profilo Facebook di Fratelli d’Italia in cui la presidente in p…

Appello al voto, il governo chiama elettoralmente alle armi. La destra è preoccupata dai sondaggi che continuano a tracciare il costante inseguimento dei no o il testa a testa con i sì. Il vicepremier Tajani dà il suo allarme: «Non possiamo permetterci di stare fermi. Ogni deputato, senatore, consigliere comunale, sindaco dia il massimo. Casa per casa, non si vince con i sondaggi». E la stessa premier avverte che è bene trovarli «quei cinque minuti» per andare a votare. Perché, spiega Giorgia Meloni, ospite in radio, Rtl 102.5: se un cittadino crede nella giustizia da riformare e nella «separazione delle carriere» e poi il 22 e il 23 marzo non si recasse alle urne, «non potrebbe più lamentarsi».

Meloni spiega che la sinistra «non ha argomenti» per respingere la riforma, «non sa cosa dire» e politicizza lo scontro. La consegna è: pressing ad alto volume. Così diventa un caso anche il post pubblicato - e poi scomparso - sul profilo Facebook di Fratelli d’Italia in cui la presidente in primo piano, effetto vento nei capelli, spinge a caratteri cubitali: «Vota sì. Non ci sarà un’altra occasione». Lo slogan ripete gli input della premier sui recenti casi che l’hanno spinta a polemizzare con i magistrati, “colpevoli” di sabotare la missione Albania. «I giudici bloccano i rimpatri degli stupratori. Dove sono le femministe?». E i Fratelli chiosano a margine, dallo stesso post: «Per questo il 22 e 23 marzo non possiamo farci sfuggire l’occasione storica di mettere fine a sentenze ideologiche che svuotano le decisioni e intralciano il contrasto all’immigrazione clandestina». Iniziativa che scatena le opposizioni.

La deputata Pd Michela Di Biase è severa: «Dove sono le femministe? Qui. A ricordare anche a lei, presidente, che la violenza contro le donne non è propaganda. Usarla per fare campagna elettorale contro i migranti e per spingere un referendum è indecente». Angelo Bonelli da Avs: «Stanno perdendo la testa, utilizzando tutti gli strumenti, quelli brutti, per condizionare e raggirare gli italiani: basta respingerli con un no». Protesta Roberta Mori, Conferenza delle donne democratiche: «Vergognoso utilizzare biecamente stupri e migranti. Continuando peraltro ad alimentare il conflitto tra poteri dello Stato». Stavolta è il ministro Carlo Nordio a voler abbassare i toni da Napoli, dove gli chiedono del “massimo disprezzo” con cui aveva liquidato un mese fa le parole del Pg del capoluogo campano, Aldo Policastro (sulla riforma che “ricalca quella di Licio Gelli”). «Ma sì, sarei pronto a stringergli la mano».

Segnali temporanei di distensione: «Credo anche di aver dimenticato l’evento. Il buono perdona, il saggio dimentica. Noi comunque abbiamo già cercato di attenuare le tensioni – rimarca il Guardasigilli – riporteremo il confronto nell’ambito dei contenuti secondo le sagge indicazioni del presidente Mattarella». Ma la tensione degli ultimi decisivi 15 giorni è legata anche agli spazi tv: su cui le opposizioni e il fronte del no incassano lo stop al governo dell’Autorità per le comunicazioni. «Apprendiamo con soddisfazione che Agcom delibera all’unanimità la raccomandazione urgente a tutte le emittenti» affinché «la presenza del governo sia limitata al tempo necessario all’attualità» riservandosi misure in caso di violazioni, sottolineano gli esponenti dem della Vigilanza Rai. E il fronte del no galvanizza oggi i suoi con la maratona da 100 voci. Si comincia alle 10, diretta streaming dalla Casa internazionale delle donne di Roma, si finisce alle ore piccole: con Giovanni Bachelet, Rosy Bindi, Benedetta Tobagi, anche costituzionalisti, intellettuali, musicisti, e i sindaci Roberto Gualtieri e Matteo Lepore.

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