Ancelotti, Capello, Sacchi: quando si parla di calcio, la Spagna ha spesso guardato all’Italia per cercare i suoi mister. In politica no, avviene sempre il contrario, tanto che “la sinistra riparta da…”, seguito dal nome del leader spagnolo di turno, è diventato un tormentone da social. Adesso che le ha finalmente cantate a Trump, con il suo no alla guerra, è arrivata l’ora del primo ministro Pedro Sanchez. E dunque, la sinistra riparta da Sanchez! Lo dice persino Beppe Grillo, che è tornato a farsi vivo con un post di elogio al «buon senso epico» di Sanchez e un fotomontaggio in cui il suo volto e quello dello spagnolo si sovrappongono. Ma Grillo ha la moglie iraniana, potrebbe trattarsi di un fatto personale. Anche Elly Schlein solidarizza con Sanchez contro la Casa Bianca, i due si parlano al telefono.
«Le minacce di embargo di Trump contro la Spagna confermano che Sanchez ha scelto di stare dalla parte giusta della storia», dichiara la pacifista Annalisa Corrado, della segret…
Ancelotti, Capello, Sacchi: quando si parla di calcio, la Spagna ha spesso guardato all’Italia per cercare i suoi mister. In politica no, avviene sempre il contrario, tanto che “la sinistra riparta da…”, seguito dal nome del leader spagnolo di turno, è diventato un tormentone da social. Adesso che le ha finalmente cantate a Trump, con il suo no alla guerra, è arrivata l’ora del primo ministro Pedro Sanchez. E dunque, la sinistra riparta da Sanchez! Lo dice persino Beppe Grillo, che è tornato a farsi vivo con un post di elogio al «buon senso epico» di Sanchez e un fotomontaggio in cui il suo volto e quello dello spagnolo si sovrappongono. Ma Grillo ha la moglie iraniana, potrebbe trattarsi di un fatto personale. Anche Elly Schlein solidarizza con Sanchez contro la Casa Bianca, i due si parlano al telefono.
«Le minacce di embargo di Trump contro la Spagna confermano che Sanchez ha scelto di stare dalla parte giusta della storia», dichiara la pacifista Annalisa Corrado, della segreteria del Pd, mentre Sandro Ruotolo rispolvera l’intramontabile «siamo tutti Pedro Sanchez». E Avs? Dov’è Avs? Primo firmatario Nicola Fratoianni, ecco l’interrogazione parlamentare a Meloni per chiedere di non concedere le basi italiane agli yankee, dove si ricorda che «il governo spagnolo guidato da Sanchez, nel respingere l’azione militare unilaterale di Stati Uniti e Israele, ma anche le azioni del regime iraniano, ha deciso di non concedere supporto operativo sulle basi di Moron e Rota, dove erano schierati aerei statunitensi KC-135». Que Viva Sanchez!
L’unico che stavolta si dissocia, dimentico della celebre fotografia con Sanchez in camicia bianca ai bei tempi di palazzo Chigi (nello scatto c’era anche il francese Manuel Valls sul palco di quella Festa dell’Unità edizione 2015) è Matteo Renzi: «Sono contro Trump. Ma se lo metti a paragone con Khamenei, non c’è dubbio che sto con Trump». Per il resto nel campo largo- dal M5s al Pd fino a Avs – è scattata la Sanchez-mania.
A questo punto occorre necessariamente fare un passo indietro e constatare che questa torsione di collo verso Madrid, la sinistra italiana l’ha sempre avuta, non è cosa di oggi. Lo abbiamo forse dimenticato il “leader gentile”, il leader “Bambi”, “occhi di cerbiatto” Luis Zapatero? Dal 2004 al 2008, negli anni del berlusconismo, il faro della sinistra italiana era proprio lui, eravamo “todos zapateros”. Anche lì la scintilla nacque con la guerra quando, appena entrato alla Moncloa, il primo ministro andò in tv a dire una cosa semplice: «Ho dato ordine al ministro della Difesa di ritirare il contingente spagnolo dall’Iraq». Punto, niente giri di parole, nessun equilibrismo verbale di quelli che impegnano i segretari del Pd. Una politica netta, di scelte forti: la Spagna è uno dei primi paesi al mondo a legalizzare il matrimonio tra persone dello stesso sesso, la prima a varare una legge contro la violenza di genere, la prima a riconoscere il cambio di genere sui documenti di identità. Ma anche sul piano sociale, è sinistra-sinistra: aumenta il salario minimo, introduce il reddito minimo, arriva la patrimoniale di solidarietà sui miliardari. Non passa giorno che la sinistra nostrana non faccia “wow”. «Ecco un esempio di riformismo radicale che nella nostra sinistra è pressoché inesistente», scrive Pietro Folena. Sul fenomeno Zapatero, Marco Calamai e Aldo Garzia scrivono un libro – «Il socialismo dei cittadini» – in cui osservano acutamente che, mentre a fine anni Settanta la sinistra italiana era un punto di riferimento per quella spagnola, oggi è l’inverso. Sabina Guzzanti gira il suo docu-film «Viva Zapatero», tutti sono innamorati del fenomeno, finché, ad abbassare il tasso di ammirazione degli italiani, non arrivano le politiche anti-immigrazione di Zapatero, le manganellate ai clandestini che provano a saltare le recinzioni di Ceuta e Melilla, così simili a quelle della destra. Presto arriva un altro nome a soppiantare “Bambi” nei cuori delusi della sinistra, compresi quelli grillini: il descamisado Pablo Iglesias, il leader di Podemos con la coda di cavallo. E la giostra “la sinistra riparta da…” effettivamente riparte per un altro giro.
Altri tempi gli anni Settanta, avevano ragione Calamai e Garzia. Quando era Bettino Craxi il modello per il Psoe spagnolo, memore di quando un Felipe Gonzàles in esilio veniva ospitato (e stipendiato) a via del Corso.