Vannacci a Roma sfida la destra sulla sicurezza
di Lorenzo De CiccoVannacci, il guasta-destra. Il decreto sicurezza? «Insufficiente». Il blindato militare a Termini voluto da Meloni? Mossa «inutile». Di più, comica. Suscita «ilarità». Come l’avventura di Crosetto a Dubai. E ancora: il fermo preventivo? «E dove mettiamo i fermati?». Problema non morale, ma immobiliare. I rimpatri? «Siamo il fanalino di coda». La cauzione per le manifestazioni voluta dalla Lega? «Così protestano solo i pariolini».
Alle tre di pomeriggio, il generale scissionista del Carroccio raduna un po’ di truppe (e una frotta di cronisti e cameraman) in un albergone del centro, l’hotel Artemide. «La sala della Camera non ce l’hanno data: erano tutte prenotate, anche se in realtà sono rimaste vuote», punge Rossano Sasso, ex salviniano ora deputato-colonnello dei vannacciani di stanza a Montecitorio. Accanto, ecco gli altri due eletti convertiti a Futuro nazionale, Ziello e Pozzolo.
Davanti ai suoi «futuristi», l’ex vicesegretario leghista presenta un «pacchetto sicurezza», versione ultra-destra. Titolo: «Tolleranza zero», alla Rudy Giuliani. Una batteria di emendamenti destinati, con ogni probabilità, alla nobile arte dell’impallinamento parlamentare: stanno su un decreto che parte dal Senato e lui, per ora, senatori non ne ha. «In futuro vedremo». La conferenza serve però a dire che la destra vera è qui, sotto le sue mostrine; non altrove, non a Palazzo Chigi, non al Mit.
Il generale si gode il microfono. Fa proposte così: tre reggimenti a Rogoredo, rastrellamenti come nei cinegiornali d’epoca. Legittima difesa allargata: libertà di sparo, anche fuori casa, purché «nelle vicinanze». Pure i poliziotti, come la sua destra, dovrebbero poter sparare di più. E servirebbero più soldi per le spese legali degli agenti. Se il bilancio piange, si può sempre attingere ai «miliardi per Kiev». Frase che un tempo sarebbe uscita dalla bocca di Salvini, ma — sussurrano i camerati — lui è «più fresco». Prossima mossa? Un ddl sulla remigrazione.
C’è poi il filone internazionale, nel segno di Mosca. Vannacci pizzica pure Meloni sull’Iran: «Che assurdità dare la colpa a Putin». Col dittatore russo, Vannacci tornerebbe a dialogare di corsa. Consiglia il governo: «Importi di nuovo il gas russo». Frecciate agli americani. «In genere gli alleati concertano le scelte». Khamenei? «A noi italiani la rimozione dei dittatori non ha mai portato bene». Anche i dittatori italiani? «Mi riferisco agli ultimi 50 anni e comunque» quelli italiani «non li abbiamo deposti noi». L’unica buona nuova per il centrodestra arriva in coda: «Non presenteremo il simbolo alle amministrative del ‘26». Alle Politiche, sì. Come dire: per ora niente disturbo al manovratore. Più avanti, si vedrà chi manovra chi.