✕

Giuli contro Buttafuoco: “Il governo non voleva la Russia alla Biennale”

Alessandro Giuli e Pietrangelo Buttafuoco

 

Ascolta l'audio

Dopo l’intervista a Repubblica del presidente della Fondazione, la nota del ministero: “Decisione presa in totale autonomia”
2 minuti di lettura

La domanda era secca: «Ma Giuli lo sa?». E il presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco a Repubblica aveva risposto così: «Sì, e con il ministro abbiamo un confronto continuo». E aveva aggiunto la comunanza di vedute e di letture, in particolare citando Guénon. Ora il “confronto continuo” passa evidentemente dalle rose alchemiche del filosofo della Tradizione che accomuna i due intellettuali ai quali la destra di governo ha affidato la guida delle due istituzioni culturali più importanti del Paese, alle spine della politica. Il tema, la presenza a Venezia del padiglione russo annunciata da Buttafuoco due giorni fa, scelta ribadita, argomentata e difesa nell’intervista a Repubblica di ieri.

Ma dopo una giornata apparentemente tranquilla, nel pomeriggio ecc…

La domanda era secca: «Ma Giuli lo sa?». E il presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco a Repubblica aveva risposto così: «Sì, e con il ministro abbiamo un confronto continuo». E aveva aggiunto la comunanza di vedute e di letture, in particolare citando Guénon. Ora il “confronto continuo” passa evidentemente dalle rose alchemiche del filosofo della Tradizione che accomuna i due intellettuali ai quali la destra di governo ha affidato la guida delle due istituzioni culturali più importanti del Paese, alle spine della politica. Il tema, la presenza a Venezia del padiglione russo annunciata da Buttafuoco due giorni fa, scelta ribadita, argomentata e difesa nell’intervista a Repubblica di ieri.

Ma dopo una giornata apparentemente tranquilla, nel pomeriggio ecco una nota dai toni glaciali del ministero della Cultura: «La partecipazione della Federazione Russa alla 61/a Esposizione internazionale d’arte di Venezia è stata decisa in totale autonomia dalla Fondazione Biennale, nonostante l’orientamento contrario del governo italiano». E poi: «Come ribadito più volte dal ministro Giuli, anche in occasione dei diversi incontri e colloqui con le autorità ucraine, l’Italia sta dedicando grande attenzione alla tutela del patrimonio artistico ucraino, colpito dai bombardamenti russi che si protraggono ormai da oltre quattro anni, a partire dall’impegno per la ricostruzione di uno degli edifici simbolo della storia culturale dell’Ucraina, la grande Cattedrale ortodossa della Trasfigurazione di Odessa, gravemente danneggiata dal conflitto». Ed ecco che il titolo da “La Biennale della tregua aperta a tutti”, diventa “Scontro Giuli-Buttafuoco”, cioè scontro nel cuore della destra.

Ma prima di venire al merito della questione, è utile ripercorrere la successione temporale degli eventi. Martedì la Russia anticipa di un giorno la comunicazione ufficiale della Biennale e annuncia il ritorno a Venezia. Nessuna reazione. Mercoledì Ca’ Giustinian ufficializza l’elenco dei 99 Paesi presenti, tra i quali – ed è lo spirito della mostra – i Paesi belligeranti: oltre a Ucraina e Iran, il ritorno di Israele e, appunto, della Russia. Nessuna reazione. E siamo a ieri: Buttafuoco spiega nell’intervista i motivi della sua scelta e afferma che il governo è informato dell’iniziativa ma «rispetta l’autonomia della Biennale». Nessuna reazione per ore intere. Inoltre, per una pura casualità ieri Giuli è a Venezia per inaugurare una mostra e incontra Buttafuoco. Niente. Fino al pomeriggio inoltrato, 48 ore dopo la notizia della partecipazione della Russia, quando esce il comunicato.

Perché un tempo di reazione così lungo? Che cosa è accaduto in quelle ore per partorire un comunicato di poche righe che apre una frattura politica? Difficile pensare che il ministro abbia dovuto pensarci tanto, visto che Buttafuoco nell’intervista è stato chiaro sulla sua posizione e su quella del governo. Ma è possibile che si sia consultato con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari e con elementi del governo che quella autonomia non condividono. Non solo il ritorno della Russia, ma più in generale la libertà di movimento di un’istituzione che, attraverso la cultura, come ribadito da Buttafuoco, intesse relazioni con quadranti del mondo dove le classiche vie diplomatiche sono problematiche.

Per quanto riguarda il merito della questione, la Russia è proprietaria di un padiglione ai Giardini dal 1914. Mancava a Venezia dal 2022, nel 2024 aveva concesso il padiglione alla Bolivia. Lo statuto della Biennale prevede che ogni Paese riconosciuto dall’Italia possa chiedere di partecipare e, se proprietario di un padiglione, semplicemente comunicarlo. La Biennale, dice il suo presidente, «esclude qualsiasi forma di chiusura o di censura della cultura e dell’arte». La domanda rivolta a Buttafuoco era: stiamo parlando di arte o di politica estera? Quella a Giuli è: stiamo parlando di politica estera o di politica interna?

Leggi i commenti