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Famiglia nel bosco, Meloni contro i giudici: “Figli non sono dello Stato, superato ogni limite”

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La premier interviene con un lungo post sul proprio profilo Facebook
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E pure la casetta nel bosco di Palmoli, e la delicata vicenda di tre bambini, è finita in mezzo al proselitismo del sì per la campagna referendaria sulla giustizia.

Scrive Giorgia Meloni che «i figli non sono dello Stato» e che «la magistratura che pretende di sostituirsi ai genitori ha dimenticato i suoi limiti» e altro che sentenze, è «un’assurda concatenazione di decisioni dal chiaro tenore ideologico». Invoca l’invio urgente, all’Aquila, degli ispettori la Lega. Parla di «accanimento ingiusto» di un tribunale Luigi Malan, il capo dei senatori di Fratelli d’Italia. E il neo vannacciano Rossano Sasso, appena traslocato dal Carroccio in Futuro nazionale, annuncia l’interrogazione urgente ai ministri della Giustizia e della Famiglia.

Dopo il caso Sea watch, i centri in Albania, i rilasci e i risarcimenti ai migranti, il generico ritornello delle toghe rosse politicizzate, ora tocca alla famiglia Trevallion, “la famiglia nel bosco”. Tutto fa brodo nell’affondo ai giudici, stavolta a qu…

E pure la casetta nel bosco di Palmoli, e la delicata vicenda di tre bambini, è finita in mezzo al proselitismo del sì per la campagna referendaria sulla giustizia.

Scrive Giorgia Meloni che «i figli non sono dello Stato» e che «la magistratura che pretende di sostituirsi ai genitori ha dimenticato i suoi limiti» e altro che sentenze, è «un’assurda concatenazione di decisioni dal chiaro tenore ideologico». Invoca l’invio urgente, all’Aquila, degli ispettori la Lega. Parla di «accanimento ingiusto» di un tribunale Luigi Malan, il capo dei senatori di Fratelli d’Italia. E il neo vannacciano Rossano Sasso, appena traslocato dal Carroccio in Futuro nazionale, annuncia l’interrogazione urgente ai ministri della Giustizia e della Famiglia.

Dopo il caso Sea watch, i centri in Albania, i rilasci e i risarcimenti ai migranti, il generico ritornello delle toghe rosse politicizzate, ora tocca alla famiglia Trevallion, “la famiglia nel bosco”. Tutto fa brodo nell’affondo ai giudici, stavolta a quelli minorili dell’Aquila, a due settimane dal referendum del 22 e 23 marzo per la separazione delle carriere.

Ecco allora che sette ore dopo la decisione a sorpresa del tribunale abruzzese di allontanare la mamma Catherine Birmingham dalla casa accoglienza di Vasto, e dunque anche dai suoi tre figli, la premier Meloni sceglie un post chilometrico su Facebook per dirsi «senza parole».

Nel merito scrive che è «una decisione che infligge ai bambini un ulteriore pesantissimo trauma, dopo la separazione dal padre», in scia con la richiesta immediata della Garante nazionale per l’infanzia e l’adolescenza, Marina Terragni, di sospendere il trasferimento di mamma Catherine in attesa di «un ulteriore approfondimento medico indipendente». Ma è sul terreno della politica che la storia della famiglia nel bosco diventa l’occasione per rilanciare l’offensiva anti-toghe.

«Queste decisioni del tribunale stanno migliorando o peggiorando le condizioni di questi bambini?», chiede sui social Meloni. E poi, «i figli — scrive — sono delle mamme e dei papà, e uno Stato che pretenda di sostituirsi a loro ha dimenticato i suoi limiti. Una magistratura che pretenda di sostituirsi a loro ha dimenticato i suoi limiti».

Nulla c’entra nel merito la travagliata e popolare vicenda dei Trevallion con la riforma Nordio, ma il messaggio politico, per le opposizioni, è chiaro: «La premier silente sulla guerra», sottolinea il senatore dem Marco Meloni, «va all’attacco sulla magistratura che applica la legge, sperando forse di convincere qualche italiano che sia meglio che la giustizia sia amministrata dal governo, da lei, piuttosto che da magistrati autonomi e indipendenti».

«Meloni specula sulla pelle dei minori — reagisce pure la responsabile giustizia del Pd, Debora Serracchiani — Nella parole della premier c’è l’ennesimo attacco alla magistratura, oggi a quella minorile, piegato alla propaganda e alla campagna per il referendum sulla giustizia». E così Luana Zanella da Avs: «La vicenda della famiglia nel bosco dovrebbe essere materia degli operatori che la stanno seguendo — dice — l’interferenza della destra è un attacco scomposto e fuori luogo contro la magistratura». Riccardo Magi, il segretario di Più Europa, la definisce una «gravissima ingerenza che sa di intimidazione, alla faccia della separazione dei poteri». Una «crociata contro i giudici», sostiene Angelo Bonelli, co-portavoce di Avs, che ricorda come «lo Stato ha l’obbligo di garantire l’istruzione». E poi, replicando a chi sostiene che «la sinistra sta con chi lega i figli», aggiunge: «A tutti stringe il cuore vedere dei bambini separati dai propri genitori, ma sarebbe opportuno capire prima di sparare sentenze politiche». «Come quella su Bibbiano», ricorda su X il segretario di Azione Carlo Calenda che ripesca il castello di presunti illeciti negli affidi minorili per lo più crollato in tribunale: «Segnalo — twitta — che quando si iniziano a trasformare episodi complessi di cronaca in campagna elettorale, spesso si fanno pessime figure».

In Senato intanto giace, dopo la prima approvazione alla Camera, il ddl in materia di tutela dei minori in affidamento, che ora la premier chiede venga approvato «nel minor tempo possibile per restringere l’arbitrio e perseguire esclusivamente il superiore interesse dei minori». Per Malan non basta: ne vuole presentare un altro «per chiarire ulteriormente e in modo stringente che l’allontanamento dalla famiglia dev’essere attuato solo come ultima risorsa e solo per gravi motivi, di certo non — aggiunge — per quell’ostilità ideologica verso la famiglia che tante volte si coglie in queste vicende».

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