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Don Ciotti: “Verso le toghe c’è un intento punitivo, la riforma salva i potenti”

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Il fondatore di Libera: “M’inquieta la volontà di cambiare a colpi di maggioranza la Carta e gli equilibri tra poteri”
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Modificare la Costituzione per migliorare la giustizia? "Mi sbaglierò. Ma a me pare che questa riforma sia pensata per rendere il potere giudiziario più docile rispetto ai desideri dell’esecutivo. Corriamo il rischio di avere una giustizia che comprime i diritti collettivi, ma non osa toccare i potenti".

Don Luigi Ciotti, 80 anni, una vita da pastore spesa nelle battaglie civili , è il fondatore del Gruppo Abele e di Libera. Ed è anche con gli occhi di fragili e familiari delle vittime innocenti, "gente che dei magistrati si fida, nonostante limiti ed errori", che guarda alla legge Nordio-Meloni. E al voto referendario del 22 e 23 marzo.

Don Luigi Ciotti, la contesa ora tocca anche la Chiesa. Il sottosegretario Mantovano ha assicurato che “i cattolici voteranno sì, in coerenza con i principi della dottrina sociale della Chiesa". Il professor Bachelet ribatte: “Maldestro tentativo di millantare un inesistente appoggio” delle alte sfere. Che ne pensa?

"Io mi rifaccio alle parole di Matt…

Modificare la Costituzione per migliorare la giustizia? "Mi sbaglierò. Ma a me pare che questa riforma sia pensata per rendere il potere giudiziario più docile rispetto ai desideri dell’esecutivo. Corriamo il rischio di avere una giustizia che comprime i diritti collettivi, ma non osa toccare i potenti".

Don Luigi Ciotti, 80 anni, una vita da pastore spesa nelle battaglie civili , è il fondatore del Gruppo Abele e di Libera. Ed è anche con gli occhi di fragili e familiari delle vittime innocenti, "gente che dei magistrati si fida, nonostante limiti ed errori", che guarda alla legge Nordio-Meloni. E al voto referendario del 22 e 23 marzo.

Don Luigi Ciotti, la contesa ora tocca anche la Chiesa. Il sottosegretario Mantovano ha assicurato che “i cattolici voteranno sì, in coerenza con i principi della dottrina sociale della Chiesa". Il professor Bachelet ribatte: “Maldestro tentativo di millantare un inesistente appoggio” delle alte sfere. Che ne pensa?

"Io mi rifaccio alle parole di Matteo Zuppi, il presidente della Cei, che ha richiamato i cattolici innanzitutto alla responsabilità del voto, ricordandoci che “è nostro dovere preservare l’eredità dei padri e delle madri costituenti”. D'altro canto, la dottrina sociale della Chiesa non è un manuale di istruzioni che dice: “vota sì” o “vota no” su singole questioni. È un faro che orienta le coscienze, pone dei principi ispirati alla realizzazione del bene comune. La Chiesa non ha dato un’indicazione di voto univoca proprio perché rispetta la libertà e la responsabilità delle coscienze dei credenti che, illuminati dalla fede, devono compiere le loro scelte guardando a quei principi. Sta a noi interrogarci: “Come dev’essere una giustizia giusta?”. Non quella lontana, formale, ma quella che si fa carico delle persone".

Si aspettava una campagna referendaria dai toni così violenti?

"Purtroppo sì, me l’aspettavo. Lo vediamo: su temi anche complessi, prevale la polarizzazione, il tifo da stadio. Ci ha rassicurati il presidente Mattarella, le cui parole al Csm brillavano per saggezza ed equilibrio".

Lei conosce le attese di chi aspetta giustizia. Nel merito, questa riforma non migliora la risposta del sistema?

"Non vedo come. Se sto alla mia esperienza, con Libera ma anche col Gruppo Abele - quindi da una parte, chi ha subìto lutti e dolori e non riceve giustizia, dall’altra chi è segnato da condizioni di vita difficili ed entra in conflitto con la legge - devo osservare che per tutelare i cittadini non serve cambiare la Costituzione. Serve dotare il sistema giudiziario di maggiori risorse: umane, economiche, tecniche, rivolte anche alla prevenzione del crimine. Bisogna rendere più efficienti le procedure, più tempestiva e coordinata l’azione di magistrati e altri attori coinvolti"

Ragiona così perché ha sempre detto che la Costituzione bisogna prima applicarla. Che cosa non va nella modifica di questi sette articoli?

"M’inquieta in primo luogo la volontà di cambiare la Costituzione a colpi di maggioranza, in particolare là dove disegna il delicato equilibrio fra i poteri dello Stato, spina dorsale della democrazia. L’ha detto bene la Senatrice Segre: “Naturalmente anche la Costituzione è perfettibile e può essere emendata, ma consentitemi di osservare che se le energie che da decenni vengono spese per cambiare la Costituzione – peraltro con risultati modesti o peggiorativi – fossero state impiegate per attuarla, il nostro sarebbe un Paese più giusto e anche più felice”. Ma c'è qualcosa di più che forse spaventa...".

Lo spirito? Cosa?

"Sì, l'intenzione di fondo: sottrarre spazi di rappresentanza alla magistratura. Si legge quasi un intento punitivo nei confronti dei giudici, del tutto ingiustificato. La storia degli ultimi 80 anni ci dice che, al di là di singoli errori giudiziari, anche drammatici, la magistratura nel suo insieme ha sempre agito per il bene comune e i diritti dei cittadini, e c’è chi l'ha pagato con la vita. Renderla ancella della politica minaccia il suo ruolo di garanzia, e rischia di portarci verso una giustizia forte coi deboli, ma remissiva verso i potenti. Sembra che ci si voglia “liberare” di quei magistrati che, agendo in coscienza e nel rispetto della legge, si sono occupati di immigrazione o hanno indagato uomini delle istituzioni. Le abbiamo notate le indagini a tutela dei rider?".

La magistratura libera di andare contro i colossi?

"Quelle piattaforme di consegna a domicilio sono finite sotto inchiesta per aver letteralmente schiavizzato i lavoratori: ecco cosa intendo per tutela dei diritti di tutti. Da cittadino, mi aspetto che pm e giudici possano continuare ad agire con questa autonomia e integrità".

Don Ciotti, conosce questa frase? "La mafia cerca i silenzi, le ingerenze e i giudici intimiditi. Io non ho avuto giustizia, ma non è da questa riforma che mi sento garantita o protetta”: l'ha detto al debutto del comitato per il no, Ilaria Ioculano, figlia di Gigi, medico coraggioso assassinato dalla ‘ndrangheta, delitto impunito da 28 anni. È d’accordo?

"Completamente d’accordo. Fa riflettere che sia proprio una persona in attesa di giustizia a dirlo. La sua è purtroppo una situazione comune. Il prossimo 21 marzo celebreremo a Torino la Giornata della memoria e dell’impegno per le vittime innocenti delle mafie. Ci stringeremo in un grande abbraccio alle famiglie, l’80 per cento delle quali ancora non sa la verità su quelle morti".

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