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Bonino: “Meloni è afona di fronte alle mosse di Trump, serve rafforzare subito l’Ue”

Emma Bonino 

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La leader radicale: “Un’Europa sempre più irrilevante mentre Trump sta ridisegnando gli equilibri geopolitici”
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Emma Bonino, già Commissaria europea, ed ex ministra degli esteri, risponde su Iran, Trump e Meloni. La prima intervista dopo il malore dello scorso dicembre.

L‘Italia darà le basi agli Usa per la logistica. È una decisione giusta?

«Noi abbiamo un obbligo giuridico rispetto alla difesa degli altri Stati membri dell’Unione europea sulla base del Trattato di Lisbona. Così come lo abbiamo coi partner sotto il cappello della Nato. Almeno per quanto riguarda la difesa. Se si tratta però di altro tipo di operazioni serve rispettare il dettato costituzionale e il relativo e necessario passaggio parlamentare».

Che idea si è fatta del conflitto?

«Il Mediterraneo e il Medio Oriente sono aree molto esplosive. Mercoledì sera sono andata a dormire che i Paesi direttamente coinvolti erano dieci, l’indomani leggevo del coinvolgimento di Cipro e Turchia. E il conflitto potrebbe allargarsi all’Africa».

Cosa ci rivela?

«Che ora, più che mai, non si possono avere interventi circoscritti o lampo, pe…

Emma Bonino, già Commissaria europea, ed ex ministra degli esteri, risponde su Iran, Trump e Meloni. La prima intervista dopo il malore dello scorso dicembre.

L‘Italia darà le basi agli Usa per la logistica. È una decisione giusta?

«Noi abbiamo un obbligo giuridico rispetto alla difesa degli altri Stati membri dell’Unione europea sulla base del Trattato di Lisbona. Così come lo abbiamo coi partner sotto il cappello della Nato. Almeno per quanto riguarda la difesa. Se si tratta però di altro tipo di operazioni serve rispettare il dettato costituzionale e il relativo e necessario passaggio parlamentare».

Che idea si è fatta del conflitto?

«Il Mediterraneo e il Medio Oriente sono aree molto esplosive. Mercoledì sera sono andata a dormire che i Paesi direttamente coinvolti erano dieci, l’indomani leggevo del coinvolgimento di Cipro e Turchia. E il conflitto potrebbe allargarsi all’Africa».

Cosa ci rivela?

«Che ora, più che mai, non si possono avere interventi circoscritti o lampo, per così dire. Date le tecnologie coinvolte nel conflitto e gli interessi in gioco in quell’area non è prevedibile quanto possa estendersi».

Cosa vuole davvero Trump?

«Potrei fare diverse considerazioni. Mi pare inverosimile però che l’intento fosse solo quello della liberazione del popolo iraniano. Sta chiaramente tentando di ridisegnare gli equilibri geopolitici mondiali per trarne vantaggio».

La voce dell’Europa le sembra debole?

«Ancora una volta, l’Europa, in balia di dichiarazioni anche contrastanti tra i capi di Stato e di governo, dimostra di non essere adeguata e di fatto irrilevante. Proprio per questo, e non so più come dirlo davvero, l’unica opportunità per noi europei è un rilancio del progetto federale europeo. Su questo obiettivo come Più Europa abbiamo deciso di convocare una convention per gli Stati Uniti d’Europa il 28 marzo a Roma».

La voce di Giorgia Meloni la convince?

«La presidente Meloni mi pare totalmente afona. Ciascun leader europeo ha voluto dire la sua. Mentre lei non si è presentata all’informativa alla Camera dell’altro ieri, ma ha anticipato di ben una settimana le comunicazioni in vista del prossimo Consiglio europeo. Per non parlare della dissonanza di voci del suo stesso governo».

Coglie un imbarazzo nella premier?

«Non mi pare. Almeno visibilmente. Il potere è un grande collante e non credo prevarranno altre posizioni oltre alla sua».

È giusto stare come osservatori nel Board of peace?

«Oramai siamo al superamento dei capisaldi del diritto internazionale. Questo Consiglio di pace, sulla cui durata e struttura decisionale non è dato sapere, non credo andrà da nessuna parte. Ma noi abbiamo deciso di esserne osservatori».

Cosa pensa dell’uccisione di Khamenei?

«Quello che pensavo su Gheddafi, Saddam Hussein e via dicendo. Ovviamente è stato un autocrate sanguinario, ma d’altro canto non mi pare così semplice un regime change».

Cosa succederà in Iran? C’è una speranza per chi è sceso in piazza negli ultimi mesi anche a costo della vita?

«Non ho la palla di vetro. Di fatto per chi aveva manifestato sarà stato un brutto risveglio trovarsi sotto le bombe. E d’altro canto non è ancora chiaro quali scenari possano determinarsi in termini di successione alla guida del Paese».

È stata male. Adesso come sta?

«Mi difendo, ma preferisco prendermi più cura di me».

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