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Piantedosi evoca l’allarme-piazze:“Lo scontro rischia di trasferirsi lì”

Il ministro dell' Interno Matteo Piantedosi

 

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Il titolare del Viminale contro il corteo del 28 marzo a Roma della rete NoKings. E attacca le toghe su migranti e Albania
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ROMA – Non teme la recrudescenza del terrorismo in Italia, «non al momento», puntualizza Matteo Piantedosi. E tuttavia non esclude che i riflessi della guerra in Iran possano accendere le piazze dell’antagonismo nel Paese. Specie all’incrocio dei veleni lasciati sul campo dalla battaglia referendaria.

Da Bologna, dove spinge il sì alla riforma nell’evento organizzato dalla Lega, il ministro dell’Interno parla di Iran, e rischi sulla sicurezza. Di fronte a «conflitti come questi, ci poniamo subito il tema del rafforzamento degli obiettivi sensibili sparsi sul territorio», 28 mila quelli su cui sono state ricalibrate le misure. Ma forse prevale l’altra preoccupazione, legata a ricadute interne. «La storia ci insegna che il protrarsi di queste divisioni si trasferisce nel dibattito pubblico e poi nelle manifestazioni di piazza», anche con picchi «non sempre facilmente gestibili». Esplicito il riferimento al prossimo corteo del 28 marzo a Roma, in contemporanea con Regno Unito e Usa, de…

ROMA – Non teme la recrudescenza del terrorismo in Italia, «non al momento», puntualizza Matteo Piantedosi. E tuttavia non esclude che i riflessi della guerra in Iran possano accendere le piazze dell’antagonismo nel Paese. Specie all’incrocio dei veleni lasciati sul campo dalla battaglia referendaria.

Da Bologna, dove spinge il sì alla riforma nell’evento organizzato dalla Lega, il ministro dell’Interno parla di Iran, e rischi sulla sicurezza. Di fronte a «conflitti come questi, ci poniamo subito il tema del rafforzamento degli obiettivi sensibili sparsi sul territorio», 28 mila quelli su cui sono state ricalibrate le misure. Ma forse prevale l’altra preoccupazione, legata a ricadute interne. «La storia ci insegna che il protrarsi di queste divisioni si trasferisce nel dibattito pubblico e poi nelle manifestazioni di piazza», anche con picchi «non sempre facilmente gestibili». Esplicito il riferimento al prossimo corteo del 28 marzo a Roma, in contemporanea con Regno Unito e Usa, del coordinamento NoKings, a cui non piacciono le parole di Piantedosi. Il suo discorso «mostra quanta paura il dissenso mette al governo. Vogliono spaventare chi si prepara a scendere in piazza, una strategia della tensione destinata a fallire», è la replica degli organizzatori. Ma governo e antagonisti sanno che sul terreno in quella data giocherà il suo peso anche il fattore referendum e l’asprezza del confronto post voto. Clima su cui Piantedosi aggiunge il suo carico.

«Ma vi sembra normale — è l’affondo del ministro dell’Interno — che alcuni magistrati in servizio facciano un’anticipazione di giudizio rispetto a quelli che sono i provvedimenti normativi che adotta il governo? Cioè, dicendo sostanzialmente: è inutile che fanno queste leggi, perché del centro in Albania non resteranno che macerie, perché queste leggi non verranno mai applicate?». Un lavoro, continua Piantedosi, che rischia di «essere sovvertito da una posizione pregiudiziale ideologica» di toghe che sarebbero assorbite da «appartenenze correntizie»: giudici, insomma, che fanno di questa partita «una battaglia ideologica contro le politiche del governo».

L’opposizione risponde. «È Piantedosi il sovvertitore dell’ordinamento della Repubblica. C’è un principio semplice, ministro: il Parlamento fa le leggi e i giudici intervengono se non vengono applicate. Si chiama democrazia, si fonda sul bilanciamento dei poteri», attacca Angelo Bonelli da Avs. Avvisaglie dell’ultima fase, il governo che batte sui “magistrati di parte”, strategia frontale della destra.

Come fa ieri anche Giusi Bartolozzi, capa di gabinetto di via Arenula (entrata da protagonista nella campagna, in vista di un prossimo seggio in Parlamento). Che suscita proteste per le sue singolari affermazioni, durante il faccia a faccia pubblico, a Catania, con il consigliere togato di Unicost, Marco Bisogni.

«Sono stata giovane uditrice a Gela, noi tra giudici e pm facevamo pranzi, cene, parlavamo sempre di lavoro. Eravamo un cricca di amici, e questo non va bene». La dottoressa Bartolozzi ha assunto decisioni sotto condizionamento, è pentita di qualcosa?, sono le reazioni che arrivano dalle chat di magistrati. Ma lei va oltre: «Ci risulta o meno che tutti i magistrati promossi ai direttivi e semidirettivi sono iscritti alle correnti? D’altro canto ho il planning qui sotto». Parole che sembrano autorizzare fonti dell’Anm a un allarme: a via Arenula hanno steso una lista di «magistrati nominati in base alle appartenenze alle correnti? Siamo alle liste di proscrizione create da un ufficio apicale del Ministero?».

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