Presidente Luca Zaia, ex ministro, ex governatore in Veneto, oggi alla guida del consiglio regionale ma leader rispettato a sinistra. Condivide l’appello che Marina Berlusconi ha affidato al nostro giornale?
«Mi pare che Marina Berlusconi voglia contribuire a rasserenare un clima. Dice una cosa giusta, che io dico da sempre: ragazzi non soffiamo sul clima da stadio, sulle tifoserie accecate dal derby. In gioco c’è una coesione nazionale. Solo che in questo Paese si declamano i principi, poi non si applicano. Allora dico: basta livore, basta offese. C’è stata una deriva complessivamente indecorosa».
Si può essere per il sì, senza la propaganda e gli attacchi ai magistrati?
«Ecco, tengo a questa premessa. Da cittadino, ancora prima che da uomo delle istituzioni: per me, pm e giudici non sono e non saranno mai il problema del Paese. I magistrati sono i magistrati di tutti. E ne conosco anche io di bravi, ovvio. Magari uno è di Unicost, uno iscritto solo all’Anm, un altro di un altro…
Presidente Luca Zaia, ex ministro, ex governatore in Veneto, oggi alla guida del consiglio regionale ma leader rispettato a sinistra. Condivide l’appello che Marina Berlusconi ha affidato al nostro giornale?
«Mi pare che Marina Berlusconi voglia contribuire a rasserenare un clima. Dice una cosa giusta, che io dico da sempre: ragazzi non soffiamo sul clima da stadio, sulle tifoserie accecate dal derby. In gioco c’è una coesione nazionale. Solo che in questo Paese si declamano i principi, poi non si applicano. Allora dico: basta livore, basta offese. C’è stata una deriva complessivamente indecorosa».
Si può essere per il sì, senza la propaganda e gli attacchi ai magistrati?
«Ecco, tengo a questa premessa. Da cittadino, ancora prima che da uomo delle istituzioni: per me, pm e giudici non sono e non saranno mai il problema del Paese. I magistrati sono i magistrati di tutti. E ne conosco anche io di bravi, ovvio. Magari uno è di Unicost, uno iscritto solo all’Anm, un altro di un altro orientamento. Ma sono persone perbene che fanno con scrupolo il loro lavoro».
Lo ha comunicato alla maggioranza?
«Eh no. Devo aggiungere che, quando ho cominciato a sentire che chi sostiene la riforma o è mezzo criminale oppure è fascista, sono uscito dal riserbo in cui mi aveva spinto uno spettacolo che non mi piaceva. Io sono antifascista, penso che la Resistenza sia stata un’opera importantissima, credo nei diritti civili, e difendo il presidente della Repubblica. E sono per il sì: anche perché nel Csm c’è un serio problema sul disciplinare. Troppi gravi errori, e sanzioni irrisorie per chi sbaglia».
Da tutta la destra di governo però piovono attacchi indiscriminati sulle toghe. Come li valuta?
«Non do giudizi sui singoli. Credo che come classe dirigente abbiamo un obbligo: comunicare con chiarezza, senza offendere la controparte. Possibile che in questo Paese non si possa imboccare un percorso nuovo per cui, pur avendo posizioni democraticamente contrapposte, ci sfidiamo, ma senza lasciare ferite nel tessuto civile e istituzionale? Lo devo dire con chiarezza: si è esagerato. La battaglia referendaria ha assunto toni riprovevoli. Da un lato e dall’altro».
Quei toni non pensa abbiano penalizzato la campagna del sì?
«Io vado oltre. Non è che io scendo in campo perché il sì è in difficoltà. Non è prioritario parlare della sfida, della gara. E non mi piace che si politicizzi questo confronto: devi votare no per dare una bella botta a questo governo».
Teme che in tanti non andranno alle urne?
«Me lo chiedo. Che spettacolo diamo agli onesti cittadini che si spaccano la schiena e vorrebbero capire qualcosa del motivo per cui è giusto andare a votare? Anche il fronte del no, alcuni magistrati hanno incendiato il dibattito. Ma pensare di voler modernizzare il Paese non è mica reato. Una riforma non sarà un golpe. Il Csm resta, anzi si sdoppia in due. Qui nessuno smantella nulla».
Ma è un fatto che la riforma sia arrivata, da Chigi fino alle urne, blindata come mai era avvenuto nella storia repubblicana: senza un solo emendamento, neanche di maggioranza.
«Diciamo con franchezza che sono trent’anni che si parla in Italia della separazione delle carriere tra pm e giudici. Dovevamo parlarne per anni ancora, in Parlamento? Purtroppo ammettiamo che esistono dei filoni conflittuali, datati, di cui non ci liberiamo».
A cosa pensa?
«Ricordo quello che avvenne quando c’era Castelli...»
Il ministro della Giustizia leghista immaginò una analoga separazione, senza arrivare all’ indebolimento del Csm.
«E ricordo la levata di scudi dei magistrati, l’appello dell’allora procuratore Borrelli: resistere, resistere, resistere. Le toghe brandivano la Costituzione. Poi però abbiamo assistito ad alcuni scandali che hanno incendiato le cronache, abbiamo visto cosa accadeva al riparo del Csm».
Presidente, non vorrà accostare Borrelli a Palamara? E poi l’unico salvato da quello scandalo è stato un politico, l’ex sottosegretario Ferri.
«Con un legittimo voto del Parlamento. Ora dovremmo cominciare un percorso nuovo, di costruzione, nel dialogo».
Teme, nel caso vincesse il no, che lo stop bloccherebbe tutte le riforme e anche la “vostra” autonomia differenziata?
«Non è un timore il mio, ma un disagio. Possibile che nessuno possa permettersi di pensare a una riforma in questo Paese? Aspettiamo che venga la troika a imporci i cambiamenti che non siamo stati in grado di strutturare per la nostra comunità?».