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Marina Berlusconi divide la destra, Meloni: “I giudici un ostacolo”

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Dopo la lettera della figlia del fondatore di Forza Italia a Repubblica, arriva il plauso del partito. Gelo da FdI, il silenzio leghista
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È vietata la divulgazione dei sondaggi sul referendum, ma qualcosa vorrà dire se Giorgia Meloni, ormai a cadenza quotidiana, usa i social e la tv per attaccare la magistratura in una escalation di toni aggressivi. Ieri, ospite di Rete4, ha accusato le toghe perché «ci impediscono di governare» il fenomeno dell’immigrazione. Il metodo è sempre lo stesso, partire da un caso di cronaca per dare addosso ai magistrati in caso di sentenza sgradita. Da Mario Giordano l’occasione era il fatto che «i giudici non hanno convalidato il trattenimento in Albania di un altro immigrato stupratore di minore», quindi bisogna votare sì perché «la magistratura faccia rispettare le leggi» volute dal governo. Una forzatura che stride con il messaggio ecumenico lanciato da Marina Berlusconi nella sua lettera a Repubblica, con la speranza di un voto che «si liberi dalle gabbie ideologiche in cui appare sempre più rinchiuso», visto che la giustizia non dovrebbe essere «una logora bandiera identitaria da svent…

È vietata la divulgazione dei sondaggi sul referendum, ma qualcosa vorrà dire se Giorgia Meloni, ormai a cadenza quotidiana, usa i social e la tv per attaccare la magistratura in una escalation di toni aggressivi. Ieri, ospite di Rete4, ha accusato le toghe perché «ci impediscono di governare» il fenomeno dell’immigrazione. Il metodo è sempre lo stesso, partire da un caso di cronaca per dare addosso ai magistrati in caso di sentenza sgradita. Da Mario Giordano l’occasione era il fatto che «i giudici non hanno convalidato il trattenimento in Albania di un altro immigrato stupratore di minore», quindi bisogna votare sì perché «la magistratura faccia rispettare le leggi» volute dal governo. Una forzatura che stride con il messaggio ecumenico lanciato da Marina Berlusconi nella sua lettera a Repubblica, con la speranza di un voto che «si liberi dalle gabbie ideologiche in cui appare sempre più rinchiuso», visto che la giustizia non dovrebbe essere «una logora bandiera identitaria da sventolare contro l’avversario politico».

Due linee contrapposte, seppure con lo stesso obiettivo referendario, due leadership che divergono vistosamente, che sia il giudizio su Trump o il tono della campagna elettorale. Del resto, a confermare che l’intervento della primogenita di Berlusconi non sia stato molto apprezzato da palazzo Chigi c’è il silenzio di ghiaccio con cui è stato accolto: nemmeno un esponente di Fratelli d’Italia è intervenuto per dire la sua, mentre da Forza Italia è scattata la gara degli “evviva Marina”. Da Elisabetta Casellati a Francesco Paolo Sisto, da Alessandro Cattaneo a Roberto Occhiuto, è tutto un complimentarsi con la figlia del Cavaliere. La novità è che, a differenza di altre recenti uscite di Marina, stavolta il plauso arriva anche da stretti alleati del segretario Antonio Tajani, come il vice Stefano Benigni, il capogruppo al Senato Maurizio Gasparri e il portavoce Raffaele Nevi.

Secondo le voci interne al partito, questo ricompattamento è anche frutto del momento non facile per il ministro degli Esteri, che deve affrontare una situazione internazionale da incubo, con il governo che è apparso tagliato fuori dalle comunicazioni Usa sull’Iran e senza peso specifico. Con un sondaggio - pubblicato da BiDiMedia - che per la prima volta da mesi dà Forza Italia sotto l’otto per cento (al 7,7). Segnali di un affaticamento a cui il nuovo interventismo di Marina Berlusconi potrebbe venire in aiuto. Ed è la stessa ragione per cui Meloni, dall’altra parte, guarda con freddezza a questa prospettiva.

«Marina spaventa i nostri alleati - ragiona un azzurro in linea diretta con la famiglia - perché la sua voce è ascoltata. E vedrete che si farà sentire sempre di più da qui in avanti». Senza arrivare a immaginare una candidatura diretta o una discesa in campo, la presidente di Mondadori «continuerà a fare politica a modo suo, intervenendo ogni volta che sarà necessario». La lettera a Repubblica fa parte di questo piano ed è considerato dai suoi strateghi un successo proprio perché giocato su un terreno ostile: «I gol in trasferta valgono doppio».

Nelle ultime due settimane prima del voto, anche Giorgia Meloni ha riprogrammato i suoi interventi, alzando il livello dello scontro a dispetto della ritrosia iniziale a buttarsi nella mischia per non “politicizzare” il referendum. La premier ieri ha sciolto la riserva sulla sua presenza all’evento di FdI in programma il 12 marzo a Milano, ma non solo. Fino a oggi i leader del centrodestra avevano escluso l’idea di farsi vedere tutti insieme su un palco, proprio per evitare di connotare troppo a destra il voto del 22-23 marzo. Ma ormai la contrapposizione è diventata tutta politica, quindi i capi della maggioranza starebbero cambiando orientamento. Vista la sostanziale parità tra si e no evidenziata dagli ultimi sondaggi, l’urgenza in questo miglio finale è quella di mobilitare il proprio elettorato, apparso fin qui distratto dal carovita o dalla guerra. Per questo, sta circolando la proposta di un comizio unitario di chiusura della campagna elettorale, da tenersi a Roma il 18 marzo.

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