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Referendum, Meloni in campo: se vince il no non ci dimettiamo. Pd: basta show, si occupi di accise

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La campagna elettorale entra nel vivo, la presidente del Consiglio sui social spiega la riforma (“che riguarda tutti”) e perché sostenere il sì
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"La sinistra ha sempre usato la giustizia per provare a vincere le elezioni". Ma adesso, dice Giorgia Meloni, la musica cambia. "Non è vero che questa riforma non risolve i problemi" del sistema. “Invece incide eccome: in termini di velocità e anche in termini di giustizia". Quindi: "Importante votare sì. Le polemiche passano, le regole restano. E i giudici decidono su tantissime cose. Hanno un potere enorme. E a questo potere quasi mai corrisponde una responsabilità". Eccolo: un post molto lungo (sfiora il quarto d'ora), affilato, a metà tra il livello politico e quello tecnico, è il comizio della presidente del Consiglio su X per scendere definitivamente in campo sul referendum. Una scelta quasi obbligata di fronte a un esito che la destra pensava di avere in tasca e che, per la prima volta, appare davvero incerto.

"Questa è una riforma molto importante, se vogliamo modernizzare l'Italia, ed è importante per tutti gli italiani. E li riguarda tutti, più di quanto pensino", è la …

"La sinistra ha sempre usato la giustizia per provare a vincere le elezioni". Ma adesso, dice Giorgia Meloni, la musica cambia. "Non è vero che questa riforma non risolve i problemi" del sistema. “Invece incide eccome: in termini di velocità e anche in termini di giustizia". Quindi: "Importante votare sì. Le polemiche passano, le regole restano. E i giudici decidono su tantissime cose. Hanno un potere enorme. E a questo potere quasi mai corrisponde una responsabilità". Eccolo: un post molto lungo (sfiora il quarto d'ora), affilato, a metà tra il livello politico e quello tecnico, è il comizio della presidente del Consiglio su X per scendere definitivamente in campo sul referendum. Una scelta quasi obbligata di fronte a un esito che la destra pensava di avere in tasca e che, per la prima volta, appare davvero incerto.

"Questa è una riforma molto importante, se vogliamo modernizzare l'Italia, ed è importante per tutti gli italiani. E li riguarda tutti, più di quanto pensino", è la premessa. Poi la spiegazione di Giorgia Meloni si intreccia all'affondo che ricalca quanto la destra di governo sostiene da mesi. "Oggi se un giudice sbaglia, se è negligente, o se dimentica un imputato in carcere per oltre un anno, oltre la scadenza, come pure è avvenuto, nella maggior parte dei casi non accade assolutamente nulla", attacca la presidente del Consiglio. Sono "storture che in 80 anni di vita repubblicana non si sono corrette", ma ora ci pensa il governo, rassicura la premier. "Noi abbiamo riformato il Parlamento, il governo, la pubblica amministrazione, le regioni, ma la giustizia mai in modo sostanziale, perché a ogni tentativo la reazione è stata totalmente sproporzionata". Ecco perché, per 13 minuti e 57 secondi: affronta i tre elementi principali della riforma, esamina il clima politico ("Ci sono state confusioni e polemiche"), e presenta la sfida come ultimativa. Toni certo più pacati rispetto alle ultime esternazioni in cui aveva addirittura imputato ai magistrati di "bloccare i rimpatri degli stupratori" chiedendo provocatoriamente "Ora dove sono le femministe?", un post rilanciato tre giorni fa da Fratelli d'Italia col volto della Meloni, poi rimosso: considerato aggressivo, quindi controproducente.

Ma ora la premier è definitivamente in campo sulla legge di revisione costituzionale su cui gli italiani si esprimeranno il 22 e 23 marzo. Il testa a testa tra i sostenitori del sì, partiti in grande vantaggio cinque mesi fa, e lo schieramento del no, oggi in costante rimonta, deve essere apparso pericoloso. La posta in gioco è la credibilità del governo sulla capacità di portare a casa questa e soprattutto le successive riforme. Meloni spiega: la giustizia "vede il suo prestigio compromesso" e "la riforma serve a recuperarlo". Infatti, prosegue, "a differenza di quello che si dice, non è una riforma contro i magistrati, è una riforma contro le degenerazioni di un sistema bloccato, che non è mai stato adeguato a un mondo che intorno cambiava ed è per questo che è sostenuta con convinzione da moltissimi magistrati, anche molti più di quanti lo dichiarino pubblicamente".

Cosa fa la riforma? Meloni lo dice in pillole, aiutata dalla grafica: "Fa tre cose semplici, modificando alcuni, pochi articoli (sono sette, in realtà, ndr), della nostra Costituzione. Prima novità: introduce la separazione delle carriere tra chi accusa e chi giudica. Perché? Perché se chi ti accusa e chi ti giudica sono due colleghi di lavoro con percorsi di vita e lavorativi che si incrociano di continuo, è possibile che chi ti giudica abbia, diciamo così, un occhio di riguardo per quello che dice chi ti accusa. Noi pensiamo di sì. Allora noi rafforziamo quella imparzialità rendendo le carriere separate tra giudice e pubblici ministeri, per evitare commissioni. Il processo diventa più giusto, il cittadino diventa più garantito". Nessun riferimento al fatto che, ad oggi, i processi in cui il giudice ribalta la tesi dell'accusa ammontano in sostanza alla metà del totale.

Meloni difende poi sia la scelta dell'istituzione dell'Alta Corte disciplinare: "Anche i magistrati saranno giudicati da un organismo terzo"; sia l'elemento - contestatissimo - del sorteggio per i consiglieri togati dei due Csm distinti e per l'Alta Corte (per i magistrati si risolve in un'autentica estrazione a sorte; per i laici, cioè per avvocati e professori designati dalla politica, il sorteggio invece avverrà attraverso una selezione già pre-compilata dal Parlamento. Aspetti ignorati dall’analisi di Meloni).

Proprio sul tema del sorteggio, la premier apre un caso nel caso che arriva anche agli alti vertici dell’Anm: nel suo video-comizio cita il presidente del Tribunale di Brescia, che è schierato per il no e, polemicamente usa il frammento di una sua articolata analisi per rafforzare le ragioni del sì: “Ve lo voglio dire con le parole del presidente del tribunale di Brescia (il magistrato Stefano Scati, da quasi 40 anni in magistratura e non iscritto a nessuna corrente, ndr)”. E spiega: “Lui è ovviamente contrario alla riforma e ha detto: ‘se io sono un membro del Csm eletto da una corrente progressista, e voto in un incarico direttivo un membro che la pensa diversamente dovrò poi rispondere alla corrente di quello che ho fatto”». Interpellato da Repubblica, il presidente del Palazzo di Giustizia di Brescia si mostra stupito e amareggiato: “Non intendo polemizzare in alcun modo con la presidente del Consiglio. Ma prendo atto che sono vittima di una manipolazione. Un esercizio che dura già da giorni, ad opera già delle Camere Penali, su un estratto di pochi secondi di un’analisi che avevo svolto in un pubblico dibattito; e che continua ad essere manipolato a fronte di note inviate di mio pugno e di controrepliche pubblicate già da organi di stampa, e di cui si continua a non voler tenere conto”. Scati dice ancora: “Io sono in magistratura da 39 anni, iscritto soltanto all’Associazione nazionale magistrati, mai sono stato fuori ruolo, mai stato negli uffici della politica e mai iscritto a nessuna corrente. E sostengo fortemente il no. Perché nonostante la mia distanza dalle correnti, mi hanno scelto in due incarichi semi direttivi e in due incarichi direttivi. Significa che forse il Csm funziona. E che anche chi non appartiene alla famosa vita associativa può fare il suo percorso per meritocrazia? Mi pare che questo sia un senso esattamente contrario a quello con cui sono state usate le mie parole».

Meloni poi contesta con forza il sospetto di voler indebolire il potere giudiziario. Nessuna sottomissione, dice, delle toghe alla politica. "Qui siamo quasi alla fantascienza. Questa è una menzogna, perché la riforma fa l'esatto contrario ed è stata fatta anche per liberare i magistrati dal controllo della politica. E' nell'attuale sistema - aggiunge - che i giudici sono spesso costretti a rispondere a una logica politica, atteso che le loro carriere sono decise da persone scelte da partiti in Parlamento o da correnti ideologizzate interna alla magistratura".

L'esigenza è ribadire che comunque vada, "il governo continuerà per la sua strada", altro che dimissioni. E naturalmente galvanizzare il popolo della destra, nel timore che guerre e crisi economica lo allontanino dalle urne il 22 e 23 marzo: "Noi vogliamo avvicinare l'Italia all'Europa, ma come sempre qualcun altro, in particolare la sinistra, si oppone a qualsiasi forma di modernizzazione di questa nazione". Quindi, "contro tutte le bufale, andate a votare sì".

Le reazioni

Dopo la pubblicazione del video sui social i partiti di opposizioni non sono rimasti in silenzio. "Mentre il prezzo della benzina sale e milioni di italiani fanno i conti con nuovi rincari, il governo pensa alla famiglia nel bosco. Dirette, video, polemiche. Intanto, il pieno costa sempre di più. La proposta di Elly Schlein è concreta e immediatamente realizzabile: usare l'extragettito Iva generato dall'aumento dei prezzi per ridurre le accise con il meccanismo delle accise mobili – commenta Marco Furfaro, componente nella segreteria nazionale del Pd – Le risorse ci sono. Lo strumento esiste. Manca solo la volontà politica. Invece di inseguire casi mediatici e fare passerelle, il governo faccia il suo dovere. Governi. Difenda salari, imprese, trasporti. Difenda chi ogni giorno prende l'auto per lavorare e chi vede aumentare i costi di tutto".

Il il presidente del M5S, Giuseppe Conte, osserva: “Meloni si è scatenata, ieri è stata in tv. Oggi un video. C'è un ulteriore dato, una fortissima politicizzazione, una discesa in campo. Fino a ieri attaccava i giudici fortemente, propagandava i casi clamorosi, oggi, in un video, ha cambiato registro: 'non è contro i giudici, ma rafforzerà la loro autonomia'. Io dico, non può essere tutto e il contrario di tutto, si metta d'accordo”, dice al forum Ansa.

Per il capogruppo dell'Alleanza verdi e sinistra Peppe De Cristofaro, presidente del gruppo Misto di palazzo Madama, la presidente del Consiglio scende in campo per il referendum e “lo fa a suon di interviste nelle tv amiche e video sui social perché preoccupata per il risultato dopo la rimonta del no di queste settimane. I video senza contraddittorio sono un modo per continuare a dire bugie senza essere smentiti. L'ennesimo video della Meloni è un attacco ai magistrati e alla loro autonomia. Meloni continua a prendere in giro gli italiani dicendo che la riforma Nordio avrebbe l'obiettivo di rendere la giustizia più moderna, meritocratica e libera dai condizionamenti della politica. Un vero e proprio falso perché con la riforma Nordio si ottiene proprio il risultato opposto – spiega De Cristofaro – Meloni vuole una magistratura che eserciti il proprio ruolo accanto a quello del governo, senza intralci e controlli. Vuole una magistratura addomesticata perché la considera un ostacolo. La campagna elettorale della destra è fatta senza esclusione di colpi e utilizza tutti i mezzi possibili come dimostra il caso dei messaggi per il sì nelle chat per gli italiani residenti a Barcellona. Invece di dare informazioni di servizio su come rinnovare la carta d'identità, viene veicolata la propaganda per il voto favorevole alla riforma Nordio. Una cosa grave di cui chiederemo conto al ministro Tajani con una interrogazione".

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