Intervenire subito, per evitare che la storia si ripeta. Perché le quotazioni del petrolio si avviano verso i picchi del 2022 e il rischio che i rincari si diffondano sugli altri beni di consumo, come accadde ai tempi dell’invasione russa dell’Ucraina, aumenta di giorno in giorno. Almeno a detta del ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti. Come ha ricordato lui stesso nel suo discorso all’Eurogruppo, «per l’Europa non ci sono le condizioni d’emergenza, invece per noi dovrebbe valutare l’adozione di misure straordinarie». Proprio come allora. Il motivo è semplice: l’Italia consuma più energia di quanta ne produca e per soddisfare i suoi bisogni si rifornisce da un parterre diversificato di fornitori. Ma questa sua «dipendenza», unita al carattere manifatturiero (ed energivoro) della sua economia, possono tradursi in un mix pericoloso quando gli equilibri geopolitici traballano. L’instabilità energetica, è la tesi del ministro, non solo «altera la competitività delle…
Intervenire subito, per evitare che la storia si ripeta. Perché le quotazioni del petrolio si avviano verso i picchi del 2022 e il rischio che i rincari si diffondano sugli altri beni di consumo, come accadde ai tempi dell’invasione russa dell’Ucraina, aumenta di giorno in giorno. Almeno a detta del ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti. Come ha ricordato lui stesso nel suo discorso all’Eurogruppo, «per l’Europa non ci sono le condizioni d’emergenza, invece per noi dovrebbe valutare l’adozione di misure straordinarie». Proprio come allora. Il motivo è semplice: l’Italia consuma più energia di quanta ne produca e per soddisfare i suoi bisogni si rifornisce da un parterre diversificato di fornitori. Ma questa sua «dipendenza», unita al carattere manifatturiero (ed energivoro) della sua economia, possono tradursi in un mix pericoloso quando gli equilibri geopolitici traballano. L’instabilità energetica, è la tesi del ministro, non solo «altera la competitività delle nostre aziende», ma distrugge anche «il potere acquisto delle famiglie» e, di riflesso, «mette a rischio la nostra sicurezza energetica». Il timore è di una nuova fiammata dell’inflazione. Negli ultimi giorni il mercato ha fiutato le possibili ripercussioni sull’economia e ha iniziato a prevedere ben due rialzi dei tassi di interesse da parte della Banca centrale europea. Opzione che il numero uno del Mef ha già criticato, ritenendo che «sarebbe grave pensare che la soluzione» ai rincari «possa passare per una stretta monetaria».
A Roma, intanto, il governo pensa a correre ai ripari. Ieri al ministero delle Imprese e del Made in Italy si è riunita la cabina di regia della Commissione di allerta rapida, presieduta dal ministro Adolfo Urso. Come lo scorso venerdì, la discussione si è concentrata sull’andamento dei prezzi dei prodotti raffinati, dopo i rincari registrati sui carburanti. Questa volta però l’ipotesi di speculazione si è allargata, dalle compagnie petrolifere a monte della catena ai distributori a valle. Una nota del ministero parla di «prezzi medi applicati alla pompa aumentati più dei prezzi consigliati dalle compagnie di riferimento», soprattutto per due delle principali società. Sul tema interverrà anche la Guardia di Finanza con controlli mirati, così come stabilito dal piano operativo attivato negli scorsi giorni da Mef e Mimit. La cabina di regia si riunirà ancora domani, anticipando l’incontro dell’intera Commissione fissato per venerdì.
Intanto i prezzi alla pompa salgono e la premier Giorgia Meloni non vuole perdere tempo. L’ipotesi più accreditata è quella di rivedere il meccanismo delle accise mobili prevista da una legge del 2023 che però, così come è scritta, non consente di intervenire su rincari repentini, ma di ridurre le accise solo quando i prezzi medi degli ultimi due mesi mostrano uno scostamento rispetto alla media dell’anno precedente. L’idea c’è, ma il testo ancora manca. Per questa mattina è prevista un’ultima riunione a Palazzo Chigi con i tecnici del Mef e del Mase per provare a chiudere il documento che dovrebbe poi approdare in Consiglio dei ministri nel pomeriggio. Se i dicasteri non dovessero trovare una quadra, la discussione sul decreto potrebbe slittare. Di certo, in Cdm non troverà spazio il piano casa, ormai all’ennesimo rimando.
La maggioranza propende per una misura a costo zero, reinvestendo l’extra gettito dell’Iva generato dai rincari. Il rischio però è che la misura abbia un impatto limitato, con risparmi nell’ordine di 2 centesimi al litro. Dalle fila del Pd, Francesco Boccia reclama una mossa più incisiva, che tagli i prezzi «di almeno di 25 centesimi per litro per annullare la stangata per i cittadini e per le imprese». Per un aiuto di tale entità, stima Boccia, servirebbero però almeno 10 miliardi.