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Schlein: “Governo insofferente a controlli e contrappesi, sui rincari trascura le famiglie”

Elly Schlein

 

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La segretaria dem: “La premier potrebbe dedicare 13 minuti per intervenire sulle accise come abbiamo proposto noi”
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Segretaria Elly Schlein ha visto l’ultimo video della premier in cui, tanto per cambiare, attacca magistrati e opposizioni?

«Certo», sorride la leader del Pd prima di farsi seria. E chiedere a Giorgia Meloni: «Se ha trovato 13 minuti per portare acqua al mulino del sì, può trovare altri 13 minuti per intervenire sulle accise come le abbiamo suggerito noi, o per spiegare cosa significa che “non condanna né condivide” la guerra illegale di Trump e Netanyahu?».

La sua priorità sembra essere vincere il referendum, quali sono invece quelle degli italiani?

«Intanto, ripeto, la diminuzione delle accise, visto che oggi il petrolio ha sfiorato i 100 dollari al barile e il gas è rincarato del 65%, con gravi ricadute su imprese e famiglie già penalizzate dalle bollette più alte d’Europa. Ma dovrebbe anche dirci cosa intende fare contro una prevedibile impennata dell’inflazione, che già negli ultimi quattro anni si è mangiato il potere d’acquisto dei cittadini, con il carrello della spesa aumenta…

Segretaria Elly Schlein ha visto l’ultimo video della premier in cui, tanto per cambiare, attacca magistrati e opposizioni?

«Certo», sorride la leader del Pd prima di farsi seria. E chiedere a Giorgia Meloni: «Se ha trovato 13 minuti per portare acqua al mulino del sì, può trovare altri 13 minuti per intervenire sulle accise come le abbiamo suggerito noi, o per spiegare cosa significa che “non condanna né condivide” la guerra illegale di Trump e Netanyahu?».

La sua priorità sembra essere vincere il referendum, quali sono invece quelle degli italiani?

«Intanto, ripeto, la diminuzione delle accise, visto che oggi il petrolio ha sfiorato i 100 dollari al barile e il gas è rincarato del 65%, con gravi ricadute su imprese e famiglie già penalizzate dalle bollette più alte d’Europa. Ma dovrebbe anche dirci cosa intende fare contro una prevedibile impennata dell’inflazione, che già negli ultimi quattro anni si è mangiato il potere d’acquisto dei cittadini, con il carrello della spesa aumentato del 25% e i salari ridotti nello stesso periodo del 10».

Perché Meloni ha specificato di non condannare l’attacco all’Iran, pur prendendone le distanze?

«Come al solito si barcamena per non indispettire il presidente Usa. Prende atto che c’è una guerra in corso, come se si fosse scatenata da sola, ma questo vuol dire non avere una linea in politica estera. Perché lei non è una commentatrice, è la premier di un Paese del G7: si limita a dire che sta saltando il diritto internazionale, mentre avrebbe il dovere di difenderlo».

A destra sostengono che nessun governo Ue, tranne la Spagna, ha criticato i bombardamenti.

«Intanto Sanchez lo ha fatto, riscattando la dignità dell’Europa. Chiariamoci: nessuno ha nostalgia di un dittatore sanguinario come Khamenei, ma la transizione democratica spetta al popolo iraniano. Il Pd è stato fra i primi a schierarsi a fianco del movimento Donne vita e Libertà, a scendere in piazza già nel ‘22, e non ho visto nessuno della destra. Dopodiché il punto è un altro».

Quale?

«Se salta il diritto internazionale vale solo la legge del più forte. Devono fermarsi. In questi primi nove giorni le borse hanno perso oltre mille miliardi, gas e greggio hanno raggiunto quotazioni record, ma non è stato posto alcun argine. Sabato io ho proposto di utilizzare le accise mobili, che il governo aveva riadattato nel 2023 ma non aveva attuato: adesso è il momento. Quando c’è un rincaro stellare della benzina cresce anche il gettito Iva nelle casse dello Stato: bisogna restituirlo subito ai cittadini e alle imprese. Ho apprezzato l’apertura di Meloni, però siamo a martedì e ancora non abbiamo visto niente».

Tornando al referendum, la premier accusa la sinistra di essere contro la modernizzazione. È così?

«In questi giorni ha anche detto che i giudici le impediscono di governare. Guida il Paese da più di tre anni ma per lei è sempre colpa di qualcun altro se non riescono a portare risultati. Fanno l’autonomia differenziata e la Consulta la boccia. Investono 13 miliardi per il ponte e la Corte dei Conti dice che hanno violato le procedure. Costruiscono prigioni inumane in Albania, poi stoppate dalla Corte di giustizia europea. Non è colpa dei giudici se non sanno scrivere le leggi. La riforma Nordio non serve ai cittadini, serve a un governo che pensa che chi vince le elezioni non debba essere giudicato come gli altri. Insofferenti a ogni controllo, vogliono i magistrati assoggettati all’esecutivo, indebolire l’indipendenza di chi assicura che la legge sia uguale per tutti».

Con quest’ultimo attacco Meloni non contraddice l’invito alla moderazione di Marina Berlusconi?

«Se è per questo il governo ha ignorato persino il richiamo del presidente della Repubblica, continuando a inveire contro i giudici e strumentalizzando l’attualità per delegittimarli. Senza considerare che c’è sempre un giorno dopo il referendum. Questa delegittimazione costante di un potere dello Stato mina la fiducia dei cittadini verso tutte le istituzioni. Stanno aprendo una ferita enorme nel Paese».

La premier ha anche ribadito che se vince il no non si dimette. Non ci sarà nessun contraccolpo politico?

«È evidente che Meloni tiene molto a prevalere nelle urne, le serve per rafforzarsi e andare avanti con le altre riforme che ha in testa, innanzitutto il premierato, che accentra ulteriormente il potere nelle mani di chi governa a scapito del Parlamento e delle prerogative del presidente della Repubblica, che per noi non si toccano. C’è un disegno della destra: concentrare tutto sull’esecutivo. Hanno sempre visto i contrappesi costituzionali come un freno, un fastidio. Peccato però che siano il sale della democrazia. Come ha ricordato la Corte suprema federale a Trump, nei sistemi democratici ogni potere incontra dei limiti. Perciò i nostri costituenti hanno voluto sancire il principio della separazione, che intendiamo tenerci stretto. In Italia non vogliamo il modello Trump né quello Orbán».

Se il 22 e 23 marzo dovesse andar male, Meloni potrebbe essere tentata di anticipare le Politiche?

«In qualunque momento si tornerà a votare, ci faremo trovare pronti con la coalizione progressista che siamo riusciti a costruire per le ultime regionali. Le stesse forze che, insieme in Parlamento, hanno presentato una serie di proposte, dal salario minimo al congedo paritario, che la maggioranza ha sistematicamente affossato. Evidentemente donne, lavoratori e sostegno alla famiglia non sono una priorità per loro».

Ma come farete se ancora manca il leader del campo largo?

«Troveremo pure su questo una modalità condivisa. Io sono fiduciosa. Anche qualche giorno fa abbiamo presentato una risoluzione unitaria su questa nuova guerra di Trump che viola il diritto internazionale. Non potranno più dire che sulla politica estera siamo sempre divisi».

Cosa le chiederete domani, durante il dibattito nelle Camere?

«Intanto mi auguro che venga a chiarire che, se anche gli Usa chiederanno supporto, il governo italiano negherà nella maniera più assoluta l’utilizzo delle nostre basi per gli attacchi militari che violano il diritto internazionale. La premier non solo si è sottratta per giorni, ma nel momento in cui Tajani in aula faceva appello all’unità, lei inveiva contro le opposizioni da una radio: c’è pure una questione di metodo».

Se lo farà, le opposizioni sono disposte a collaborare con la maggioranza?

«Noi siamo sempre disponibili a fare la nostra parte per il Paese. Se ci spiegherà cosa intendeva Trump quando ha detto che il governo italiano vuole aiutare gli Usa in questa guerra. Se chiarirà che quanto affermato da Crosetto sulla violazione del diritto internazionale non è una posizione personale del ministro ma quella dell’intero governo, noi la ascolteremo e ribadiremo la nostra : cessare il fuoco e tornare alla via negoziale. Il Paese merita risposte».

Vede spiragli?

«Finora Meloni ha millantato una relazione privilegiata con la Casa Bianca che evidentemente non esiste: non l’hanno neppure avvertita, tant’è che Crosetto era a Dubai mentre iniziavano i bombardamenti. Ecco, noi non vogliamo che all’Italia succeda quel che è accaduto al titolare della Difesa: che si ritrovi in guerra senza neanche accorgersene».

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