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Csm, il presidente del Tribunale di Brescia: "Le mie parole manipolate da Meloni. Ecco la verità”

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Stefano Scati, che sostiene il no alla riforma, è stato citato nel video dalla premier che ha usato polemicamente il frammento di un suo intervento sulle correnti. “Sono amareggiato. Ma non intendo polemizzare con lei. Mi limito a spiegare che si tratta di una mistificazione"
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"La premier si duole spesso di menzogne e costruzioni ad arte, mi pare. Questa volta sono io la vittima di una manipolazione che arriva dal suo video".

Stefano Scati è il presidente del Tribunale di Brescia. Piemontese, 66 anni, è diventato "famoso" suo malgrado. La presidente del Consiglio, nel monologo di tredici minuti diffuso sui social lunedì mattina, usa polemicamente il frammento di un intervento del magistrato che sostiene il no alla riforma. E lo capovolge per spingere gli italiani a votare sì. “Ve lo voglio dire - spiega la premier - con le parole del presidente del tribunale di Brescia, che ovviamente è contrario alla riforma, e ha detto: ‘se io sono un membro del Csm eletto da una corrente progressista, e voto in un incarico direttivo un membro che la pensa diversamente, dovrò poi rispondere alla corrente di quello che ho fatto”. Chiaro? Se vuoi fare carriera devi rispondere alla corrente, con il sorteggio no. Quale metodo è più democratico?».

Presidente Scati, se l'a…

"La premier si duole spesso di menzogne e costruzioni ad arte, mi pare. Questa volta sono io la vittima di una manipolazione che arriva dal suo video".

Stefano Scati è il presidente del Tribunale di Brescia. Piemontese, 66 anni, è diventato "famoso" suo malgrado. La presidente del Consiglio, nel monologo di tredici minuti diffuso sui social lunedì mattina, usa polemicamente il frammento di un intervento del magistrato che sostiene il no alla riforma. E lo capovolge per spingere gli italiani a votare sì. “Ve lo voglio dire - spiega la premier - con le parole del presidente del tribunale di Brescia, che ovviamente è contrario alla riforma, e ha detto: ‘se io sono un membro del Csm eletto da una corrente progressista, e voto in un incarico direttivo un membro che la pensa diversamente, dovrò poi rispondere alla corrente di quello che ho fatto”. Chiaro? Se vuoi fare carriera devi rispondere alla corrente, con il sorteggio no. Quale metodo è più democratico?».

Presidente Scati, se l'aspettava?

"No, per niente. Sono rimasto francamente stupito e un po' amareggiato dall'uso di queste parole. Ma naturalmente resto sereno e non intendo polemizzare con la presidente del Consiglio. Mi limito a spiegare che si tratta di una mistificazione"

Com'è nato il riferimento a lei?

"C'è stato una sorta di battage. È stato interessante vedere come alcune mie parole, estrapolate da un dibattito pubblico sulle ragioni del sì e del no, siano state prima usate scientificamente dalle Camere Penali, poi dai canali social del comitato del sì guidato dal professor Zanon, poi siano finite nel discorso della presidente. In un crescendo di critiche e di insulti via social, che certo non avevo messo in conto".

Ma la premier Meloni non ha inventato quelle parole. Lei le aveva dette o no?

"È andata così. La frase incriminata deriva in realtà da una mia convinzione di segno opposto. Il concetto su cui stavo ragionando era che il magistrato eletto al Csm deve rispondere alla corrente: ma ho chiarito subito in quale accezione. Lo dicevo nel senso che non è ricattabile, non è fragile: come può essere, invece, una toga che è stata sorteggiata ed è esposta a vari ed altri condizionamenti. Il fatto che oggi un membro eletto, dopo aver deciso del tutto liberamente, possa condividere le ragioni di una scelta nel suo gruppo è un valore, è il nesso della rappresentanza. E vale anche per altri eletti nelle istituzioni"

Ma per la costruzione fatta intorno alle sue parole è come se fosse diventato il testimonial di una magistratura che controlla militarmente le nomine: lei a quale corrente risponde, di destra o di sinistra?

"A nessun gruppo, nessuna corrente. Perciò la vicenda è paradossale, oltre che inaccettabile. Io sono da 39 anni in magistratura, non ho mai cercato sponde o presenze mediatiche. Mi limito a sentirmi parte dell'Associazione nazionale magistrati. Non ho mai chiesto un fuori ruolo, non sono mai stato al lavoro negli uffici del Ministero o della politica, non sono mai andato a un convegno delle correnti"

E nonostante questo è diventato presidente di Tribunale?

"Infatti, mi hanno affidato sia due incarichi semidirettivi, sia due incarichi direttivi. Questo sa cosa significa? Evidentemente è una bugia che non esiste il merito e che vanno avanti solo ed esclusivamente i magistrati legati alle correnti. Si tratta di una narrazione che confonde e capovolge la realtà".

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