La formalizzazione della nomina di Beatrice Venezi alla direzione musicale della Fenice di Venezia, avvenuta ieri dal Consiglio d’indirizzo della Fondazione, riaccende una vicenda che da mesi agita uno dei templi della lirica italiana e che ora si arricchisce di un nuovo capitolo politico-istituzionale: le dimissioni del consigliere Alessandro Tortato.
Premessa per capire a che punto siamo: ieri è arrivato il via libera a Venezi con l’approvazione del Consiglio presieduto dal sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, di centrodestra. E in scadenza di mandato. Una mossa che sa di blindatura in vista delle elezioni, casomai vincesse il candidato del Pd, Andrea Martella.
Brugnaro comunque ha espresso il proprio assenso ufficiale alla nomina proposta dal sovrintendente Nicola Colabianchi. Venezi - sostenuta e voluta fortemente dai vertici di FdI, dichiarata sostenitrice della fiamma - assumerà l’incarico a partire da ottobre con un contratto quadriennale alla guida dell’orchestra del teatro vene…
La formalizzazione della nomina di Beatrice Venezi alla direzione musicale della Fenice di Venezia, avvenuta ieri dal Consiglio d’indirizzo della Fondazione, riaccende una vicenda che da mesi agita uno dei templi della lirica italiana e che ora si arricchisce di un nuovo capitolo politico-istituzionale: le dimissioni del consigliere Alessandro Tortato.
Premessa per capire a che punto siamo: ieri è arrivato il via libera a Venezi con l’approvazione del Consiglio presieduto dal sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, di centrodestra. E in scadenza di mandato. Una mossa che sa di blindatura in vista delle elezioni, casomai vincesse il candidato del Pd, Andrea Martella.
Brugnaro comunque ha espresso il proprio assenso ufficiale alla nomina proposta dal sovrintendente Nicola Colabianchi. Venezi - sostenuta e voluta fortemente dai vertici di FdI, dichiarata sostenitrice della fiamma - assumerà l’incarico a partire da ottobre con un contratto quadriennale alla guida dell’orchestra del teatro veneziano.
«È evidente che la questione si è fatta meramente politica — scrive Tortato — e che non c’è alcun bisogno di avere un musicista tra i consiglieri». Gli orchestrali protestano perché il curriculum di Venezi non è all'altezza del ruolo, posizione abbastanza diffusa e trasversale nel settore.
Il tutto quindi arriva al termine di una lunga stagione di tensioni interne. Fin dal 22 settembre scorso, giorno della designazione di Venezi da parte del sovrintendente, le maestranze della Fenice — con gli orchestrali in prima linea — avevano proclamato lo stato di agitazione. Proteste, assemblee, volantinaggi e scioperi avevano accompagnato l’annuncio della nomina, trasformando una scelta artistica in un caso nazionale e internazionale che ha coinvolto politica, sindacati e opinione pubblica.
Ora anche la rottura interna al vertice della Fondazione. Tortato, musicista veneziano e membro del Consiglio d’indirizzo indicato dal ministero della Cultura, ha quindi annunciato le sue dimissioni con un lungo post su Facebook.
Nel ricostruire la vicenda, Tortato rivendica di essere stato chiamato nel gennaio 2025 dal ministero come figura tecnica e non politica, un musicista chiamato a contribuire alla gestione di uno dei teatri più prestigiosi al mondo. Ma proprio sull’“affaire Venezi”, scrive, si sarebbe consumato il cortocircuito istituzionale.
Secondo Tortato, la nomina della direttrice da parte del sovrintendente Colabianchi è «assolutamente legittima» secondo lo statuto del teatro. Il problema — sostiene — nasce dal fatto che sarebbe stato fatto credere pubblicamente che il Consiglio d’indirizzo avesse approvato all’unanimità la decisione, circostanza che il consigliere contesta. Lo statuto, ricorda, non attribuisce al Consiglio competenze sulle nomine artistiche, limitandone il ruolo a bilanci, programmazione e alla scelta del sovrintendente.
Il consigliere racconta di essersi opposto all’inserimento nel verbale dell’espressione «approvazione unanime» della nomina, proponendo invece una formula più neutra di sostegno alla direttrice nominata dal sovrintendente. Nel frattempo, come detto, la questione si era per l’appunto trasformata in un caso politico nazionale.
Nella sua ricostruzione Tortato difende anche alcune decisioni contestate dai sindacati, come la sospensione temporanea del cosiddetto “welfare” aziendale durante il periodo di tensione con le maestranze, quando era stato ventilato il rischio di far saltare il tradizionale concerto di Capodanno della Fenice. Una scelta, sostiene, presa per prudenza finanziaria e approvata anche dal collegio dei revisori, poi rientrata una volta certificati gli incassi.
La rottura definitiva, però, è arrivata per ragioni più simboliche che amministrative. Tortato critica alcune dichiarazioni fatte da Venezi sulla gestione “anarchica” del teatro e difende il livello professionale degli orchestrali e dei coristi della Fenice, definiti — ricorda — tra i migliori nel panorama internazionale. Non però da Venezi, che quindi andrà a dirigere il teatro dopo aver irriso le sue maestranze: non il massimo come biglietto da visita.
Quando il Consiglio d’indirizzo è stato chiamato nuovamente a pronunciarsi sulla nomina della direttrice musicale, il consigliere ha deciso di lasciare l’incarico. Le dimissioni segnano così l’ultimo sviluppo di una vicenda che ha trasformato la scelta della nuova guida musicale della Fenice in uno scontro istituzionale e culturale più ampio, tra governance del teatro, lavoratori e politica. E che è destinata a continuare anche dopo la formalizzazione della nomina di Venezi.
Dopodiché, molto dipenderà da chi a maggio vincerà le elezioni in Laguna. Martella ha già espresso un concetto chiaro: «Basta con l’amichettismo». Gli esponenti del M5S della commissione Cultura commentano così: “La nomina di Beatrice Venezi rappresenta una scelta fatta in sfregio ai lavoratori e al prestigio di uno dei teatri lirici più importanti del mondo. A dimettersi dovrebbe essere chi l’ha nominato”. Quanto accaduto sinora “è la cronaca di un disastro annunciato perché abbiamo un Sovrintendente che sceglie la via della gestione personalistica, del pressappochismo istituzionale, di nomine artistiche calate dall'alto, di ritorsioni sui lavoratori per legittime proteste, di ingiustificate consulenze esterne”, dice invece Giuseppe Saccà, capogruppo Pd al Consiglio comunale di Venezia.