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Referendum, dal finto tg per il no alle vignette di Osho per il sì: la campagna social dei comitati

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Ora l’Anm “ritocca” il suo spot con le parole di Bartolozzi. E Serracchiani del Pd porta in Procura un video fake in cui invita a votare sì
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Tristi o scontati, un po' retrò, o invece divertenti o solo furbi, come in fondo sono gli spot. Da un lato due innamorati, o un padre e un figlio, per il sì. Dall'altro, una giornalista indomita che mentre fornisce in diretta i dettagli sulla riforma della giustizia, si ribella, dice no e la portano via di peso. "I social hanno cambiato anche la politica", ha ricordato ieri il presidente Sergio Mattarella, invitando a rimettere “al centro la persona”. E ora che le cartucce sono sparate, manifesti e videomessaggi dei canali promozionali sono lì a raccontare un confronto acceso ma (quasi) civile. Esattamente l'opposto del linguaggio "istituzionale" intriso di attacchi, scambi di accuse e veleni. Il paradosso è che le idee partorite da autori e strateghi del marketing per i due blocchi - e che in teoria dovrebbero stressare i concetti, esagerare per comunicare, specie nella babele del web - non faranno mai i danni lasciati sul campo da figure di governo e dibattiti ufficiali, salvo tardi…

Tristi o scontati, un po' retrò, o invece divertenti o solo furbi, come in fondo sono gli spot. Da un lato due innamorati, o un padre e un figlio, per il sì. Dall'altro, una giornalista indomita che mentre fornisce in diretta i dettagli sulla riforma della giustizia, si ribella, dice no e la portano via di peso. "I social hanno cambiato anche la politica", ha ricordato ieri il presidente Sergio Mattarella, invitando a rimettere “al centro la persona”. E ora che le cartucce sono sparate, manifesti e videomessaggi dei canali promozionali sono lì a raccontare un confronto acceso ma (quasi) civile. Esattamente l'opposto del linguaggio "istituzionale" intriso di attacchi, scambi di accuse e veleni. Il paradosso è che le idee partorite da autori e strateghi del marketing per i due blocchi - e che in teoria dovrebbero stressare i concetti, esagerare per comunicare, specie nella babele del web - non faranno mai i danni lasciati sul campo da figure di governo e dibattiti ufficiali, salvo tardivi inviti ad abbassare i toni, come da giorni anche il ministro Carlo Nordio. Una giungla in cui, proprio poche ore fa, si aggiunge la denuncia della dem Debora Serracchiani: "Usata l'intelligenza artificiale per colpire la nostra battaglia: hanno creato un filmato in cui io invito a votare per il sì, lo consegno alla Procura". Mentre il comitato “Giusto dire no”, presieduto dall’avvocato Enrico Grosso, e nato in seno all’Anm, già ha ritoccato i manifesti della discordia con l’esternazione choc della capa di gabinetto del Ministero della Giustizia, Giusi Bartolozzi. “Vorresti togliere di mezzo la magistratura?”.

Camere Penali, la comunicazione per il sì

Partiamo dal fronte dei penalisti per il sì, i cui manifesti negli ultimi giorni ti inseguono in strada o ti parlano dalla schiena dei bus. Ecco due impeccabili signori in toga ma in fase di divorzio. Il primo ispira tenerezza: "Mi stai dicendo che vuoi la separazione?". L'altro: "Sì, ho bisogno di ritrovare la mia indipendenza". Un po' triste, ma almeno senza bugie né dileggio. Ispira ordine e infilza i giudici e l’odiato Consiglio superiore, quello sul genitore che educa il bambino. C'è il piccolo a testa bassa: "Ogni volta che sbaglio becco una punizione", e il padre "Questa casa non è il Csm, chiaro?". Più etereo, ma rinunciando a qualsiasi pur vaga spiegazione, l'altro manifesto dell'Unione Camere Penali, tutti firmati da Osho, la satira di Federico Palmaroli: un ragazzo in ginocchio davanti a lei, nell'astuccio non porge il diamante ma una bilancia d’oro della giustizia. "Dì di sì", preme l'innamorato. (Pazienza se sull'imperativo non c'è l'apostrofo rosa che vorrebbe la grammatica ma l'accento piazzato dalla grafica. Effetto lirico Leopardi, della sera del dì di festa: o si pensa già alla vittoria del 24 marzo o chi siamo noi per giudicare un mancato troncamento).

Il video Anm “aggiornato” per il no

Sull'altro versante, è più astuto e sottile il videospot voluto dal comitato di Grosso e Diella, nato al fianco dell'Anm, e firmato da Proforma, la famosa agenzia con radici in Puglia e clienti importantissimi nel Palazzo romano (dall'allora premier Renzi a tutti i governatori dem di Bari). Nel filmato, la conduttrice del tg in diretta va in tilt proprio mentre snocciola i dati della riforma e chiama di continuo la regia: "No, c'è un errore. Il sorteggio? Ma che è, la tombola?", fino a quando non la portano via di peso dallo studio tv (Un po' modello Marina Ovsjannikova, la coraggiosa giornalista e attivista russa cacciata, dopo la sua incursione, dal notiziario di Mosca). Non giocava per niente, invece, serioso e netto, il primo manifesto della stessa Anm, uscito a gennaio. Una giovane donna in una piazza d'arte italiana, le braccia che sollevano un cartello: "Vorresti giudici che dipendono dalla politica? Al referendum vota no", è l'appello. Così contrario e indigesto al fronte governativo che la comunicazione è finita dritta sul banco degli imputati: e non per scherzo, visto che l'avvocato Spangher e i radicali italiani, dopo l'auspicio del ministro, hanno denunciato in Procura, a Roma, il comitato “Giusto dire no” e quindi anche il presidente dell'Anm per "diffusione di notizie false e tendenziose" (articolo 656 del codice penale, si rischia solo l’arresto fino a tre mesi o l’ammenda fino a 309 euro). Un boomerang, comunque: perché, da oggi, in seguito alla bufera esplosa sulle frasi della gabinetto di via Arenula, proprio quel manifesto è stato ulteriormente caricato. E dove c’era, sotto l’appello ‘Vota no’, la domanda: “Vorresti giudici che dipendono dalla politica?”, ora si legge: “Vorresti togliere di mezzo la magistratura?”. Col perfido asterisco, in calce, che informa: “Lo ha detto Giusi Bartolozzi”.

Campagne contro, insomma. Con relativa centralità, perché ormai sono i meme e il gradimento del pubblico - o il colpo basso dei manipolatori - a decidere efficacia e viralità del messaggio. E perché in campo ci sono anche loro, i big, con i loro messaggi. Nomi della cultura e dello spettacolo, con netta prevalenza dei testimonial autorevoli schierati contro la riforma, dal premio Nobel Parisi agli artisti e scrittori, da Viola Ardone a Fiorella Mannoia a Toni Servillo, da Gianrico Carofiglio e Maurizio de Giovanni ad Alessandro Gassmann ed Elio Germano, da Ninni Bruschetta a Lino Guanciale allo storico Alessandro Barbero e a Fabrizio Gifuni. Uno schiaffo, quest'ultimo, visto che proprio l'attore è in questi giorni sugli schemi, nei panni Enzo Tortora, il caso di malagiustizia più usato dal fronte del sì.

Un anno di trincea, i danni sul campo

Ma spot e manifesti non arrivano lì dove si spinge la mega gaffe o l'accusa velenosa. Un anno di campagna da dimenticare, che forse lascerà segni nel rapporto tra istituzioni. Dal primo Andrea Delmastro, esattamente un anno fa, era il 13 marzo (il sottosegretario alla Giustizia, tradito dalla propria nonchalance, disse al Foglio: "O si va fino in fondo e si porta il pm sotto l'esecutivo, o gli si toglie le indagini") fino all'ultima intemerata di Bartolozzi (sui giudici "plotoni di esecuzione", o “Se vince il no, vado all’estero”). Passando per il Csm "para-mafioso", parole del Guardasigilli Nordio. Cadute a cui sta già ponendo rimedio Giorgia Meloni, si fregano le mani i Fratelli d'Italia, domani c'è il suo comizio a Milano. Ma la guerra strisciante dei social va per la sua strada. Come denuncia Serrachiani, la responsabile giustizia del Pd: "Porterò all'attenzione della Procura un video falso, chiaramente creato con l'Intelligenza artificiale, che mi ritrae mentre invito a votare sì al referendum: esattamente il contrario della posizione che sto sostenendo da mesi. Un deliberato stravolgimento della realtà che rappresenta un grave episodio di disinformazione nel pieno della campagna elettorale".

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