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I veleni di Genova tra Bucci e Secolo XIX a colpi di dossier

Marco Bucci 

 

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Il caso all’Ordine dei giornalisti della Liguria: il portavoce del governatore contro Brambilla, direttore del quotidiano
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Nei vicoli di Genova da settimane rimbalza una storia di veleni e censure, potere e giornali. Una storia che travolge politica, informazione, industria. Dunque potere. E che suona più o meno così: il governatore Marco Bucci ha costruito dossier contro il Secolo XIX, cercando di fare pressione sull’editore — gli armatori di Msc — per ammorbidire la linea del giornale diretto da Michele Brambilla. «Ma è stato proprio Brambilla a chiederci quelli che non erano dossier ma semplici rassegne stampa», spiega il portavoce di Bucci, Federico Casabella. Introducendo così la seconda parte di questa storia: quella giudiziaria. Il direttore Brambilla ha già presentato denuncia, sostenendo di non aver mai chiesto quei dossier. «Ma chi li chiama così mi diffama», replica ancora Casabella. «Quello era il mio lavoro».

Un pasticcio, insomma. Che però fa molto rumore. La storia rimbalza a Genova. Ma anche a Ginevra, dove ha sede la Msc della famiglia Aponte, proprietaria del quotidiano. E perfino a Rom…

Nei vicoli di Genova da settimane rimbalza una storia di veleni e censure, potere e giornali. Una storia che travolge politica, informazione, industria. Dunque potere. E che suona più o meno così: il governatore Marco Bucci ha costruito dossier contro il Secolo XIX, cercando di fare pressione sull’editore — gli armatori di Msc — per ammorbidire la linea del giornale diretto da Michele Brambilla. «Ma è stato proprio Brambilla a chiederci quelli che non erano dossier ma semplici rassegne stampa», spiega il portavoce di Bucci, Federico Casabella. Introducendo così la seconda parte di questa storia: quella giudiziaria. Il direttore Brambilla ha già presentato denuncia, sostenendo di non aver mai chiesto quei dossier. «Ma chi li chiama così mi diffama», replica ancora Casabella. «Quello era il mio lavoro».

Un pasticcio, insomma. Che però fa molto rumore. La storia rimbalza a Genova. Ma anche a Ginevra, dove ha sede la Msc della famiglia Aponte, proprietaria del quotidiano. E perfino a Roma, dove la politica sta cercando di capire. Perché Msc non è un interlocutore neutro e quando un giornale di quella galassia finisce al centro di uno scontro politico la vicenda smette di essere locale. La storia, a leggerla nei documenti dell’Ordine dei giornalisti — che ha aperto un’istruttoria in cui è stata archiviata la posizione di Brambilla— suona più o meno così.

Brambilla viene nominato direttore a fine settembre 2024, quando la famiglia Aponte compra il Secolo XIX da Gedi, gli editori anche di Repubblica. A Palazzo Tursi c’è ancora Bucci, candidato governatore dopo lo scandalo che ha travolto Giovanni Toti. I rapporti tra Bucci e il Secolo sono pessimi. E il governatore sembra molto soddisfatto dell’arrivo del nuovo direttore. «In alcuni incontri pubblici ha detto ai giornalisti: adesso arriverà un direttore che vi metterà a posto», racconta lo stesso Brambilla all’Ordine dei giornalisti. All’inizio i rapporti sono cordiali. Finché non arrivano le elezioni comunali e per il centrosinistra scende in campo Silvia Salis. È in quel momento che, nell’ottica della Regione, il Secolo finisce sotto accusa. Il meccanismo, ricostruito attraverso documenti e chat, è semplice. L’ufficio del portavoce della Regione prepara rassegne stampa commentate sul lavoro del quotidiano. Articolo per articolo. Titolo per titolo. Fotografia per fotografia. Quei documenti vengono consegnati da Casabella a Bucci. Ma non restano sulla sua scrivania: vengono inviati all’editore, Pier Francesco Vago, Executive Chairman e uomo forte di Msc. E spesso l’editore li gira al direttore. «Un’attività sistematica», spiega Brambilla. «Io ho sempre fatto un giornale equilibrato. Ma Bucci voleva altro».

Ma che cosa c’era in quei report? Il conteggio delle righe dedicate ai candidati nelle elezioni comunali, per esempio. Le critiche alla costruzione dei titoli. In uno dei documenti si legge che «ogni articolo dovrebbe essere equilibrato mantenendo lo stesso numero di righe per schieramento» e che nel giornale «le posizioni di Salis sono espresse con spazi maggiori», mentre quelle del centrodestra sarebbero «sottodimensionate». Le contestazioni diventano quasi maniacali. Si contesta, ad esempio, che «Silvia Salis ottiene il titolo di apertura della prima pagina del giornale» mentre il candidato del centrodestra viene affiancato a un’altra notizia. Oppure che, quando arrivano esponenti nazionali, «lo spazio agli avversari non è mai equilibrato». Una fotografia diventa prova di squilibrio. Un titolo che cita due politici viene letto come un segnale politico. Perfino un’intervista allo stesso Bucci diventa motivo di protesta perché — scrivono gli autori del dossier — «nel titolo di apertura del quotidiano in prima pagina si trova il modo di dare spazio a Silvia Salis». Ma i dossier non si limitano alla critica. A un certo punto diventano qualcosa di più. In un documento inviato durante la campagna elettorale del 2025 il presidente della Regione arriva a indicare direttamente come dovrebbe essere fatto il giornale. Il quotidiano, scrive Bucci, dovrebbe realizzare «interviste ad esponenti nazionali anche di centrodestra», raccontare «cosa e com’è cambiata Genova negli ultimi anni» e soprattutto garantire «equilibrio nei titoli di apertura del giornale». Il caso arriva così all’Ordine dei giornalisti. L’istruttoria riguarda il lavoro di Casabella e del suo staff e il sistema di presunti dossier costruito sul giornale. Durante l’audizione emerge anche un’accusa pesante: il portavoce sostiene che quei dossier sarebbero stati concordati con il direttore del giornale. Brambilla parla di «una palese menzogna» e presenta querela per diffamazione. Alla fine di febbraio arriva il primo punto fermo istituzionale. L’Ordine dei giornalisti archivia la posizione del direttore: non c’è alcuna violazione deontologica. Ma ormai la storia è uscita dai corridoi della Regione. I dossier sono diventati pubblici. Ieri l’Ordine ha convocato una dozzina di giornalisti del Secolo XIX per informarli di quanto sta accadendo. E alle sette di sera il direttore ha riunito la redazione per spiegare. Perché quelle che fino a ieri sembravano soltanto gocce di veleno adesso, per le strade di Genova, rischiano di diventare tempesta.

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