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Meloni: “Pd strabico sugli Usa”. L’affondo divide il Parlamento, salta subito il tavolo di confronto

La premier Giorgia Meloni 

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Al Senato e alla Camera sulla crisi nel Golfo: “Violato il diritto. Non siamo in guerra, né complici”. Invoca “coesione” con l’opposizione, poi però attacca: “Sì alle bombe in Serbia e contro il nazifascismo e non in Iran?”
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ROMA – Di mattina al Senato Giorgia Meloni offre un tavolo di confronto alle opposizioni sulla guerra nel Golfo e fa un appello alla «coesione nazionale». A sera, alla Camera, dà l’impressione di volerlo rovesciare: «Sono molto contenta di essere diversa da voi», dice rivolta ai banchi della sinistra. Sono le 19,30 quando accusa il Pd di «strabismo»: «Ho sentito dei colleghi del Pd, De Luca e Braga, che dicevano: la democrazia non si esporta con le bombe. Signori, scusate: viva gli americani che liberano l’Europa dal nazifascismo, ma no agli americani che liberano dalla dittatura altri popoli in altre parti del mondo». Applausi da destra. Proteste nelle fila del centrosinistra. Prosegue Meloni: «Viva i bombardamenti degli Stati Uniti di Bill Clinton alla Serbia, per fermare i massacri di civili in Kosovo e la partecipazione italiana a quei bombardamenti senza passare dal Parlamento della Repubblica italiana, ma no agli interventi militari per fermare i massacri in Iran o in altre part…

ROMA – Di mattina al Senato Giorgia Meloni offre un tavolo di confronto alle opposizioni sulla guerra nel Golfo e fa un appello alla «coesione nazionale». A sera, alla Camera, dà l’impressione di volerlo rovesciare: «Sono molto contenta di essere diversa da voi», dice rivolta ai banchi della sinistra. Sono le 19,30 quando accusa il Pd di «strabismo»: «Ho sentito dei colleghi del Pd, De Luca e Braga, che dicevano: la democrazia non si esporta con le bombe. Signori, scusate: viva gli americani che liberano l’Europa dal nazifascismo, ma no agli americani che liberano dalla dittatura altri popoli in altre parti del mondo». Applausi da destra. Proteste nelle fila del centrosinistra. Prosegue Meloni: «Viva i bombardamenti degli Stati Uniti di Bill Clinton alla Serbia, per fermare i massacri di civili in Kosovo e la partecipazione italiana a quei bombardamenti senza passare dal Parlamento della Repubblica italiana, ma no agli interventi militari per fermare i massacri in Iran o in altre parti del mondo. Viva gli attacchi americani sotto Obama in Libia per rimuovere l’impresentabile dittatore Gheddafi, ma no a rimuovere il presentabilissimo dittatore Maduro». A destra grandi applausi.

Insomma, le guerre «vanno bene quando a capo degli Stati Uniti c’è un governo democratico e non vanno più bene quando a capo degli Stati Uniti c’è un governo repubblicano». L’istinto la porta a parteggiare con Trump. Accusa le opposizioni di «incoerenza», di «propaganda». Dice: «Quando nel 2020 al governo c’era Conte con alcuni ministri del Pd e gli Usa uccisero il generale iraniano Qasem Soleimani nessuno, né Conte e neanche i ministri del Pd, disse che quella scelta era contraria al diritto internazionale e nessuno la condannò come chiedete di fare a me oggi». Eppure ancora in mattinata si era detta disponibile a confrontarsi «per le vie brevi». Auspicando «uno spirito costruttivo». E sulla scorta navale da mandare eventualmente per difendere le navi commerciali nel canale di Hormuz aveva detto: «C’è un dibattito in corso su quali strumenti possano essere utilizzati per difendere la libertà di navigazione: qualora si materializzassero sintesi e proposte penso che si debba confrontare con il Parlamento».

Una lunga giornata. Lunghissima. Iniziata alle 9,30 al Senato con le comunicazioni in vista del Consiglio europeo e sulla crisi nel Golfo e finita alle 22 alla Camera con il voto delle risoluzioni. Unitaria quella del centrodestra. In ordine sparso quella delle opposizioni: Pd e M5S e Avs ne hanno presentate tre distinte. Il Senato ha approvato con 102 voti a favore, 66 contrari e 1 astenuto quella di maggioranza. Punta, tra le altre cose, a «condannare il ruolo destabilizzante dell’Iran, esprimendo il suo pieno sostegno al popolo iraniano nella sua lotta per la libertà». Un altro impegno è «ribadire l’importanza di salvaguardare l’integrità e la sicurezza delle frontiere terrestri, aeree e marittime dell’Unione europea». A sera è arrivato anche il via libera dell’aula della Camera: i sì sono stati 196, 122 i no e tre gli astenuti. Il governo ha dato parere favorevole ad alcune parti delle mozioni delle opposizioni, ma Pd, M5s e Avs, al contrario dei centristi, hanno rifiutato il voto per parti separate: i testi quindi sono stati bocciati.

In mattinata Meloni aveva detto: «Noi non siamo in guerra, né vogliamo entrarci». Quello di Usa e Israele in Iran è «un intervento a cui l’Italia non prende parte». E ancora: «Abbiamo deciso di non aderire al Board of peace, ma non vedo perché non dobbiamo dare il nostro contributo a questa discussione, perché ho a cuore Gaza». Ha pure aggiunto che il governo «non è complice di decisioni altrui». Aveva tuttavia concesso che che l’intervento in Iran è fuori dal diritto internazionale: «Siamo di fronte al venir meno di un ordine mondiale condiviso». Ma allo stesso tempo «non possiamo permetterci un regime degli ayatollah in possesso dell’arma nucleare, unita a una capacità missilistica che potrebbe presto essere in grado di colpire direttamente l’Italia e l’Europa ancora di più. Bisogna accertare i responsabili della strage delle bambini in Iran». Quando esce dall’aula sono le 22 a Montecitorio. Il tavolo con le opposizioni è durato lo spazio di un mattino.

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