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“Il no è femminista”. L’appello che divide le sorelle Comencini

Cristina e Francesca Comencini 

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Francesca ha firmato il manifesto contro la riforma. Cristina sui social: “Non lo condivido”. E ha l’appoggio del figlio Carlo Calenda
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Potrebbe finire in una delle tante sceneggiature scritte da entrambe. Quest’ultimo capitolo della saga Comencini potrebbe iniziare da quanto sia difficile crescere all’ombra di un mostro sacro del cinema, padre di sicuro ingombrante. E proseguire con la fatica di seguirne le orme, come due delle quattro figlie hanno poi fatto, sebbene con percorsi e stile diversi. Accomunate però dalla stessa passione: la famiglia — i suoi dolori e rancori — raccontata (e diretta) in svariate pellicole per il grande schermo.

Titolo: il manifesto della discordia. Quello che Francesca Comencini, sorella minore e regista come Cristina, ha sottoscritto insieme ad altre 1.700 donne per dire no al referendum sulla giustizia. Letto il suo cognome su Repubblica, la maggiore si è risentita. Anziché fare una telefonata privata — al netto delle voci subito rimbalzate circa una lite furibonda fra le due — si è seduta al pc e ha vergato un veemente post sui social per dire, in sostanza: “Attenzione, non sono io”. …

Potrebbe finire in una delle tante sceneggiature scritte da entrambe. Quest’ultimo capitolo della saga Comencini potrebbe iniziare da quanto sia difficile crescere all’ombra di un mostro sacro del cinema, padre di sicuro ingombrante. E proseguire con la fatica di seguirne le orme, come due delle quattro figlie hanno poi fatto, sebbene con percorsi e stile diversi. Accomunate però dalla stessa passione: la famiglia — i suoi dolori e rancori — raccontata (e diretta) in svariate pellicole per il grande schermo.

Titolo: il manifesto della discordia. Quello che Francesca Comencini, sorella minore e regista come Cristina, ha sottoscritto insieme ad altre 1.700 donne per dire no al referendum sulla giustizia. Letto il suo cognome su Repubblica, la maggiore si è risentita. Anziché fare una telefonata privata — al netto delle voci subito rimbalzate circa una lite furibonda fra le due — si è seduta al pc e ha vergato un veemente post sui social per dire, in sostanza: “Attenzione, non sono io”. Come se fosse l’unica a potersi fregiare dello stemma gentilizio.

«Non ho firmato questo appello: lo ha fatto mia sorella», esordisce piccata Comencini senior, madre tra l’altro di Carlo Calenda (particolare non secondario, come vedremo dopo). «Tra noi c’è rispetto, sempre e soprattutto nella differenza», precisa a scanso di equivoci. Decisa tuttavia a far sapere, nonostante nessuno l’abbia chiamata in causa, che «io non condivido l’idea di definire “femminista” soltanto chi, pubblicamente, dichiara di votare no. È una parola cui sono legata da una storia personale, profonda e luminosa: ridurla a un perimetro così ristretto la impoverisce», argomenta la fondatrice di “Se non ora quando”, pasionaria del movimento anti-berlusconiano all’epoca delle cene eleganti. «Sono contro gli steccati, figuriamoci tra donne», conclude Cristina per ribadire il concetto: «Ci sono donne che votano no e donne che votano sì. Questo appello che esclude tante voci non mi rappresenta: not in my name». Un abuso del blasone di famiglia. E delle battaglie di una vita.

Francesca, nel frattempo, stacca il telefono. Non intende commentare. Inseguita su whatsapp si limita a un laconico: «Scusa, sto lavorando». Al contrario della consanguinea, non ha voglia di lavare i panni sporchi fuori dalle mura di casa. Tanto più dopo la sortita televisiva del nipote. Che, ospite su La7, nel pomeriggio rincara la dose, dileggiando l’iniziativa delle 1.700 contrarie alla riforma. Lei inclusa. «Mi ha fatto molto ridere stamani, quando ho visto un appello dove c’era una Comencini, che pensavo fosse mia madre, invece era mia zia, che dice che chi è femminista vota no», rivela a freddo il segretario di Azione, strenuo paladino del sì. È chiaro che quel manifesto, e soprattutto quella firma di famiglia, l’hanno infastidito. «Mia madre le ha risposto: no, ognuno vota quello che sente, è femminista uguale», chiosa beffardo Calenda negli studi di Tagada.

A conferma di rapporti domestici complessi. Non è un caso se le sorelle hanno sempre parlato pochissimo l’una dell’altra. L’iconografia non contempla foto insieme. «Siamo cresciute in una famiglia molto libera, ma anche molto complicata. Ognuna di noi ha reagito in modo diverso», si lasciò sfuggire una volta Cristina. «Lei ha scelto un rapporto più pacificato con il pubblico. Io no. Non è una scelta contro di lei, è proprio un’altra natura», il commento fugace di Francesca in una delle sue rare interviste. Un’assenza di dichiarazioni che dice molto. Non c’è bisogno di marcare le distanze: a raccontarle sono i rispettivi percorsi, i film che hanno scritto. L’appello femminista firmato da una, che però femminista per l’altra non è, è solo l’ultimo dettaglio che fa la differenza.

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