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Schlein: “Ora posi la clava e non ci trascini nel fango”. Conte: “No a inutili sfilate”

La segretaria del Pd, Elly Schlein

 

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Il centrosinistra fa muro all’offerta della presidente. Renzi in mattinata: “Vedremo se fa sul serio, per ora sembra fuffa”
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ROMA – «Presidente posi la clava», esordisce Elly Schlein alle nove della sera. «In un momento drammatico come questo, chi la guarda merita uno spettacolo diverso, non la lotta nel fango in cui vuole trascinarci», accusa la segretaria del Pd. «Il suo appello all’unità, arrivato tardi, è durato giusto un paio d’ore, poi è tornata in lei». Ossia quando, pochi minuti prima, durante le repliche alla Camera, Giorgia Meloni abbandona i toni concilianti adottati al mattino in Senato, perde la pazienza e comincia a menar fendenti contro gli avversari, in particolare Giuseppe Conte, rivendicando — «contenta» — di «essere diversa da voi».

Si chiude ancor prima di aprirsi il tavolo proposto dalla premier alle opposizioni sulla crisi in Medio Ori…

ROMA – «Presidente posi la clava», esordisce Elly Schlein alle nove della sera. «In un momento drammatico come questo, chi la guarda merita uno spettacolo diverso, non la lotta nel fango in cui vuole trascinarci», accusa la segretaria del Pd. «Il suo appello all’unità, arrivato tardi, è durato giusto un paio d’ore, poi è tornata in lei». Ossia quando, pochi minuti prima, durante le repliche alla Camera, Giorgia Meloni abbandona i toni concilianti adottati al mattino in Senato, perde la pazienza e comincia a menar fendenti contro gli avversari, in particolare Giuseppe Conte, rivendicando — «contenta» — di «essere diversa da voi».

Si chiude ancor prima di aprirsi il tavolo proposto dalla premier alle opposizioni sulla crisi in Medio Oriente. È la leader dem ad abbassare definitivamente il sipario su un’offerta presa in principio con le molle, ma comunque da valutare. Convinta, insieme agli alleati, che potesse sì trattarsi di un bluff, però da andare a vedere, anziché respingere subito al mittente. Non ce n’è stato il tempo: con quegli «attacchi scomposti» a fine seduta, «Meloni si è smascherata». Era una finta. Nessun dialogo.

E dire che quando l’invito era stato formalizzato nell’aula di Palazzo Madama, la minoranza era rimasta un poco spiazzata. Ci doveva pensare prima: il ragionamento condiviso. «Adesso rischia di essere tardi». Di tradursi «in un’inutile passerella» che serve solo alla presidente del Consiglio per uscire dall’angolo in cui si è cacciata a causa delle sue «ambiguità e reticenze» sulla guerra nel Golfo. Eppure, al netto delle perplessità, «se sono in difficoltà ci chiamino e noi ci siamo», aveva concesso il capo del M5S, fermo restando che «il tavolo di confronto già c’è ed è in Parlamento», ché «se poi dobbiamo fare le sfilate a Chigi ed essere presi in giro come sul salario minimo, anche no», sibila Conte. Idem Matteo Renzi, che durante il dibattito in Senato aveva incalzato Meloni sulle gaffe del governo, da Bartolozzi alle accise mobili che «erano meglio immobili, visto che le avete aumentate», ma attendista sull’appello: «Vediamo se la premier fa sul serio, per ora sembra fuffa». E mentre Carlo Calenda è pronto a sedersi, il capogruppo dem Francesco Boccia avverte: «Sono trascorsi 12 giorni prima che la presidente del Consiglio venisse in quest’aula. Oggi arriva e chiede alle opposizioni di sostenere le sue tesi. Noi ci siamo ma vogliamo un’apertura vera. Perché la prima e ultima volta che Meloni ha aperto un tavolo, era sulle riforme e sappiamo tutti come è finita».

A Montecitorio però la musica cambia. I progressisti sono più aggressivi. E la prima ministra sbrocca. Accusa il Pd di «strabismo» sulle «bombe Usa» e Conte di aver speso milioni in mascherine farlocche, oltre a non aver condannato nel 2020 l’omicidio del generale iraniano Solemaini. La miccia che fa saltare tutto. Il leader 5s è una furia: «È così priva di scrupoli da paragonare l’attacco di un drone per reazione all’assalto all’ambasciata americana Baghdad al silenzio complice di un genocidio per 20mila bambini palestinesi», tuona. E quanto alle mascherine, «lei sta accusando Domenico Arcuri, commissario all’emergenza, che è stato tre volte archiviato e mai rinviato a giudizio. Si occupi della sua Santanché, che è pluri-indagata anche per la truffa Covid, ma l’avete scudata. Come volete fare adesso con questa legge di riforma costituzionale con tutti i casi Santanché futuri contro le inchieste della magistratura». Una torcida. Ironizza Nicola Fratoianni: «Alla fine» Meloni «non ce l’ha fatta neanche oggi, l’amplomb istituzionale, l’appello all’unità, il tavolo... Tutto scivolato via nel suo comizio finale, che però non cambia la sostanza: è venuta molto tardi a parlare con le opposizioni di una guerra scatenata dal suo amico Donald, senza spiegarci niente. Resta sempre la stessa domanda: che cosa pensa di questa guerra? Da che parte sta? Non condannare né condividere è come dire né con lo Stato né con le Br». Con una così — incapace persino di «dire a Trump quando sbaglia», conclude Schlein — non si può dialogare.

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