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Biennale, Giuli chiede le carte e rassicura la ministra ucraina

Il ministro Alessandro Giuli 

 

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Sulla presenza russa, come anticipato da Repubblica, il Mic apre l’istruttoria. E Mosca replica: “La nostra installazione è in regola”
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ROMA – È il secondo affondo in quarantotto ore: il ministro della Cultura Alessandro Giuli chiede ufficialmente alla Biennale di fornire «con la massima urgenza» la documentazione sulla partecipazione della Russia alla mostra. Come anticipato da Repubblica, il Collegio romano pretende di conoscere «le modalità di allestimento e di gestione del padiglione» per verificarne la «compatibilità con il regime sanzionatorio in vigore». Non solo i verbali del cda. Il ministero, in ragione del suo potere di vigilanza sulla fondazione, vuole la «copia integrale» della corrispondenza fra l’istituzione guidata da Pietrangelo Buttafuoco e i russi.

Nelle ore in cui la richiesta viene resa pubblica, Giuli sente al telefono la sua omologa ucraina Tatiana Berezhna, che ribadisce il disappunto di Kiev. La presenza dei russi a Venezia, argomenta la vicepremier di Volodymyr Zelensky, «si pone in contrasto con la linea di forte sostegno all’Ucraina mantenuta dal governo italiano». Giuli le ricorda sì l’aut…

ROMA – È il secondo affondo in quarantotto ore: il ministro della Cultura Alessandro Giuli chiede ufficialmente alla Biennale di fornire «con la massima urgenza» la documentazione sulla partecipazione della Russia alla mostra. Come anticipato da Repubblica, il Collegio romano pretende di conoscere «le modalità di allestimento e di gestione del padiglione» per verificarne la «compatibilità con il regime sanzionatorio in vigore». Non solo i verbali del cda. Il ministero, in ragione del suo potere di vigilanza sulla fondazione, vuole la «copia integrale» della corrispondenza fra l’istituzione guidata da Pietrangelo Buttafuoco e i russi.

Nelle ore in cui la richiesta viene resa pubblica, Giuli sente al telefono la sua omologa ucraina Tatiana Berezhna, che ribadisce il disappunto di Kiev. La presenza dei russi a Venezia, argomenta la vicepremier di Volodymyr Zelensky, «si pone in contrasto con la linea di forte sostegno all’Ucraina mantenuta dal governo italiano». Giuli le ricorda sì l’autonomia della fondazione, ma garantisce «accertamenti» sul rispetto delle sanzioni. L’impegno contro la «propaganda putiniana in Italia» sarà comune, è la rassicurazione del ministro.

È una manovra a tenaglia intorno alla fondazione, quella del Collegio romano: la pressione diplomatica, la richiesta di dimissioni (respinta) della consigliera in quota Mic Tamara Gregoretti e ora la verifica sulle irregolarità. Fino a ipotizzare l’invio di ispettori, extrema ratio. Tutte mosse che il presidente Buttafuoco, da Acireale, si fa rimbalzare addosso, così come le domande dei colleghi giornalisti: «Io ho un ruolo istituzionale, quindi non facciamo scherzetti, non si ruba a casa del ladro...». E però, come risposta implicita alle polemiche, in una lettera al Foglio garantisce uno spazio per i dissidenti russi.

L’accusa – di cui il ministero cerca prova nei carteggi – è che l’ex giornalista ora alla guida della Biennale abbia trovato un modo, insieme a Mosca, per aggirare le sanzioni che dal 2022 scoraggiano la partecipazione del Paese. L’espediente starebbe nel formato dell’esposizione, confermato da Mikhail Shvydkoj, l’uomo di Vladimir Putin per la cooperazione culturale, in un’intervista al Kommersant: si tratterà di un’installazione audio e video in loop, visibile «anche senza entrare nel padiglione». Che rimarrà tecnicamente chiuso «perché nessuno vuole infrangere le regole generali». La presenza degli artisti sarebbe quindi prevista solo dal 4 all’8 maggio, nei giorni della “vernice”. Prima dell’inaugurazione ufficiale del 9.

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