Li ha chiamati in rigoroso ordine di grandezza (nelle urne). Prima la segretaria del Pd. Poi il capo del M5S. Quindi, a seguire, il tandem di Avs, il leader di Italia viva, di Azione e di +Europa. A tutti ha proposto la stessa cosa: aprire un canale con le opposizioni per aggiornarli in tempo reale sugli sviluppi della crisi in Medio Oriente, specie dopo l’attacco alla base italiana a Erbil.
Un ripiego rispetto al tavolo che Giorgia Meloni aveva in animo di convocare a Palazzo Chigi: proposto il giorno prima in Parlamento, ma naufragato nell’arco di poche ore fra accuse e insulti reciproci. Utile però a segnalare una piccola svolta nei rapporti fra governo e forze di minoranza: (quasi) mai in tre anni e mezzo capaci di creare una convergenza sui passaggi più difficili della legislatura. Anche se non nel formato auspicato dalla presidente del Consiglio. Che, in difficoltà sul doppio fronte, interno e internazionale, stretta fra un referendum sempre più incerto e le conseguenze della gu…
Li ha chiamati in rigoroso ordine di grandezza (nelle urne). Prima la segretaria del Pd. Poi il capo del M5S. Quindi, a seguire, il tandem di Avs, il leader di Italia viva, di Azione e di +Europa. A tutti ha proposto la stessa cosa: aprire un canale con le opposizioni per aggiornarli in tempo reale sugli sviluppi della crisi in Medio Oriente, specie dopo l’attacco alla base italiana a Erbil.
Un ripiego rispetto al tavolo che Giorgia Meloni aveva in animo di convocare a Palazzo Chigi: proposto il giorno prima in Parlamento, ma naufragato nell’arco di poche ore fra accuse e insulti reciproci. Utile però a segnalare una piccola svolta nei rapporti fra governo e forze di minoranza: (quasi) mai in tre anni e mezzo capaci di creare una convergenza sui passaggi più difficili della legislatura. Anche se non nel formato auspicato dalla presidente del Consiglio. Che, in difficoltà sul doppio fronte, interno e internazionale, stretta fra un referendum sempre più incerto e le conseguenze della guerra nel Golfo, ha necessità di un maggiore coinvolgimento degli avversari.
L’aveva ribadito di nuovo ieri. Con una nota diffusa in mattinata per replicare a chi le contesta — Elly Schlein in testa — di essere stata lei a far fallire il tentativo di dialogo. «Meloni deve posare la clava. Gli italiani non meritano questo spettacolo. Lei il mio numero ce l’ha». La premier non si è fatta attendere: «Il mio è stato un appello al dialogo sincero e pubblico, a fronte del quale l’opposizione ha risposto con accuse, ironie e perfino insulti personali», precisa. «Se non vi è disponibilità a un coordinamento sulla crisi lo rispetto», protesta, «ma non se ne dia la responsabilità a me. A dimostrazione di quello che dico, confermo che il mio invito resta valido». L’intenzione era quella di convocare le forze di opposizione tra martedì pomeriggio e mercoledì mattina. Tutto congelato.
Netto il no al tavolo di Giuseppe Conte. «Finte passerelle a palazzo Chigi le abbiamo già fatte e abbiamo visto come è andata», chiude il presidente 5S, «permettetemi di dubitare della nota di Meloni, specie dopo le accuse scomposte lanciate in Parlamento contro di noi». Unico in controtendenza Carlo Calenda: «Azione al tavolo ci sarà». Vista la mala parata, la prima ministra non si è però persa d’animo. In questo frangente ha bisogno della collaborazione delle opposizioni. E decide di insistere. Ripiegando sul piano B. Che non prevede convocazioni ufficiali, anche per non rischiare di ritrovarsi sola con Calenda, prestando il fianco a chi l’accusa di voler spaccare la minoranza. E così, poco prima di salire sul palco di Milano, si attacca al telefono. E chiama, uno per uno, tutti i leader del centrosinistra: mossa che — raccontano fonti di centrodestra — sarebbe stata condivisa anche con il Quirinale. Parte da Schlein fino a Riccardo Magi. Per dire più o meno la stessa cosa: «Vi terrò aggiornati per le vie brevi sull’evolversi della situazione in Iran». Senza tuttavia rinunciare a qualche stoccata. «Vedo che sul tavolo non siete d’accordo, non voglio dire che siete divisi, ma insomma...», sibila al verde Angelo Bonelli. «Guarda che noi non siamo divisi», replica il co-leader di Avs, «è solo che abbiamo idee talmente diverse sulla guerra, su Trump, sull’energia, che il tavolo rischia di tradursi in un’inutile passarella. Quale soluzione condivisa potremmo trovare?».
Meloni a quel punto si arrende: «È la stessa cosa che mi ha detto Conte». Ergo: il dialogo ci sarà ma solo attraverso «le vie brevi». Anche «se io mi sarei seduto al tavolo», fa subito sapere Calenda, «il fatto che gli altri non vogliono è un vulnus istituzionale». Tira un sospiro di sollievo Lorenzo Guerini, l’ex ministro dem che si era speso per la mediazione: «Bene che il governo abbia aperto un canale informale e che le opposizioni abbiano accettato. Di fronte a quel che sta accadendo, in un Paese normale deve avvenire così».